Consiglio d'Europa

Commissione Europea contro il Razzismo e l'Intolleranza (ECRI): pubblicato il rapporto annuale 2025

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A maggio 2026, la Commissione Europea contro il Razzismo e l'Intolleranza (ECRI) ha pubblicato il suo rapporto annuale relativo al periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025.

Nel rapporto, l'organo del Consiglio d'Europa sottolinea i livelli allarmanti di discorsi d'odio e la loro banalizzazione in tutta Europa, esprimendo gravi preoccupazioni per le loro forti ripercussioni. Le principali linee d'azione esaminate dall'ECRI nel rapporto sono: contrastare i discorsi d'odio in politica, rafforzare politiche e legislazione, sfruttare l'intelligenza artificiale (IA) per combattere l'odio online, proteggere bambini e giovani, e garantire un ambiente sicuro per tutti coloro che si impegnano attivamente nel contrasto ai discorsi d'odio.

L'ECRI ha osservato che l'origine etnica o nazionale è spesso tra i motivi più comuni di discorso d'odio, seguita da religione, cittadinanza, orientamento sessuale e identità di genere. In particolare, i cittadini stranieri, le persone LGBTI, i Rom e i musulmani sono i principali bersagli del discorso d'odio politico, basato su stereotipi negativi e disinformazione, soprattutto durante i periodi elettorali. Anche le campagne di disinformazione provenienti dall'estero hanno suscitato crescenti preoccupazioni.

Il Presidente dell'ECRI, Bertil Cottier, ha dichiarato che "Il discorso d'odio colpisce non solo le singole persone, ma la società nel suo insieme" e "Quando le persone si sentono insicure a causa di ciò che sono, o di come vengono percepite, possono sentirsi escluse e ritirarsi dalla vita pubblica. Ecco perché il discorso d'odio danneggia non solo le vittime e le comunità colpite, ma anche la democrazia stessa. I leader politici, i funzionari pubblici e gli operatori delle piattaforme online dovrebbero riconoscere pienamente il proprio ruolo e la propria responsabilità, rifiutare i discorsi d'odio e promuovere narrazioni inclusive".

Un'ulteriore preoccupazione evidenziata nel rapporto riguarda i contenuti online di odio, che si diffondono rapidamente attraverso i social media e le piattaforme di messaggistica. In particolare, elementi come l'uso di profili anonimi e bot rappresentano ostacoli nell'indagine e nella sanzione della diffusione di contenuti d'odio. Per affrontare questo problema, gli strumenti di IA sono stati riconosciuti come capaci di produrre risultati concreti. A tal proposito, Bertil Cottier ha dichiarato: "L'IA offre reali possibilità per rilevare e gestire i contenuti d'odio online", e "Ma il suo utilizzo deve andare di pari passo con una forte supervisione umana e canali chiari per la segnalazione dei discorsi d'odio online, anche attraverso i cosiddetti 'segnalatori fidati' (trusted flaggers), per garantire che governi e intermediari di Internet possano agire efficacemente".

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