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Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche nella lista dei gruppi terroristici dell'Unione Europea: il ruolo dell'Italia

Una moltitudine di colori formata dalle bandiere al Parlamento Europeo di Strasburgo
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L'Unione Europea mantiene un quadro strutturato per designare individui, entità e organizzazioni come attori terroristici attraverso la sua Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC). La lista dei terroristi dell'UE, istituita dalla Posizione Comune del Consiglio e dal Regolamento (CE) n. 2580/2001 del Consiglio, consente di applicare sanzioni coordinate contro gli attori designati.

L'inserimento nell'elenco comporta conseguenze giuridiche quali il congelamento dei beni, il divieto di viaggio e il divieto di sostegno economico. Tali misure limitano la capacità operativa e segnalano una condanna politica, richiedendo l'approvazione unanime di tutti gli Stati membri dell'UE. L'elenco ha storicamente incluso gruppi come lo Stato Islamico (Daesh) e al-Qaeda.

L'IRGC e il dibattito sulla designazione come organizzazione terroristica
Istituito dopo la rivoluzione islamica del 1979, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) salvaguarda la leadership clericale iraniana e funge da forza militare parallela. Esercita un'ampia influenza sulle sfere politica, economica e militare dell'Iran, controllando settori strategici quali lo sviluppo di missili e i programmi nucleari.

Nonostante sia stato designato come terrorista dagli Stati Uniti, Canada e Australia, l'IRGC non era tradizionalmente inserito nell'elenco dell'UE. I sostenitori della designazione hanno citato il suo presunto coinvolgimento in violenze transnazionali, il sostegno a gruppi proxy e la repressione della società civile.

Il dibattito si è intensificato all'inizio del 2026 a seguito delle diffuse proteste antigovernative in tutto l'Iran. Il ruolo centrale dell'IRGC nella repressione violenta delle manifestazioni, che secondo le organizzazioni per i diritti umani ha causato un numero significativo di vittime civili, ha attirato una rinnovata attenzione internazionale.

Diversi Stati membri dell'UE, tra cui la Germania e i Paesi baltici, hanno pubblicamente sostenuto l'aggiunta dell'IRGC alla lista dei terroristi. Esponenti del Parlamento europeo, tra cui la sua presidente Roberta Metsola, hanno invocato un'azione decisa.

Il cambiamento di politica dell'Italia
L'impegno dell'Italia si è rivelato particolarmente significativo. Fino al gennaio 2026, Roma si era opposta alla designazione dell'IRGC, preoccupata per le implicazioni diplomatiche e desiderosa di preservare i canali di comunicazione con l'Iran.

Alla fine di gennaio 2026, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che l'Italia avrebbe formalmente proposto l'inserimento dell'IRGC in occasione di una riunione dei ministri degli Esteri dell'UE a Bruxelles. Il ministro Tajani ha sottolineato che la portata delle sofferenze dei civili richiedeva “una risposta chiara”, inquadrando la mossa come un atto di solidarietà nei confronti dei manifestanti iraniani e di impegno a favore dei diritti umani.

Durante la sessione plenaria del Parlamento europeo del 20 gennaio 2026 sulla repressione delle proteste in Iran, l'eurodeputata italiana Silvia Sardone ha affrontato il tema del deterioramento della situazione dei diritti umani. Ha sottolineato la violenza contro i manifestanti e il clima di paura che colpisce la diaspora iraniana in Europa, dove molti si astengono dal manifestare per timore per i propri parenti in Iran. L'eurodeputata Sardone ha criticato la risposta insufficiente dell'UE, chiedendo misure decisive a difesa delle libertà fondamentali.

La proposta dell'Italia ha suscitato reazioni contrastanti. Mentre diversi paesi hanno sostenuto l'iniziativa, la Francia ha inizialmente espresso esitazione per le potenziali ripercussioni diplomatiche. Tuttavia, le pressioni insistenti dell'Italia e di altre capitali dell'UE hanno creato lo slancio necessario per raggiungere un consenso.

Risultato e significato dell'inserimento definitivo dell'IRGC
Il 29 gennaio 2026, i ministri degli Esteri dell'UE hanno concordato di includere l'IRGC nella lista dei terroristi, segnando una svolta significativa con la designazione di un organismo militare legato allo Stato insieme a gruppi terroristici non statali.

Sebbene l'impatto concreto possa essere oggetto di dibattito, date le sanzioni esistenti e il radicamento interno dell'IRGC, la designazione ha un profondo peso normativo. Essa afferma che le gravi violazioni dei diritti umani, sia da parte di attori statali che non statali, giustificano misure collettive e giuridicamente fondate, rappresentando una riaffermazione dei valori dell'UE e una ricalibrazione degli strumenti di politica estera per la protezione dei civili.

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