Parlamento europeo: adottato il rapporto che valuta la situazione dei diritti fondamentali nell'UE nel 2024 e nel 2025
Il rapporto del Parlamento europeo sulla situazione dei diritti fondamentali nell'UE nel 2024 e nel 2025 offre un quadro preoccupante dello stato attuale dei diritti fondamentali in Europa, mettendo in guardia da una serie di minacce, tra cui la regressione democratica, l'interferenza politica nella magistratura, la riduzione dello spazio civico, gli attacchi alla libertà di stampa e alla sicurezza dei giornalisti, e il persistente arretramento sui diritti delle donne e sull'uguaglianza LGBTIQ+.
Una delle preoccupazioni più urgenti del rapporto riguarda l'applicazione disomogenea della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE tra gli Stati membri, con gli eurodeputati che avvertono come le divergenti interpretazioni nazionali stiano portando a una protezione inadeguata e incoerente per i singoli individui. Il Parlamento ha inoltre esortato tutti gli Stati membri a garantire che l'attuazione del Patto UE su Migrazione e Asilo rispetti rigorosamente gli standard sui diritti fondamentali, incluso il principio assoluto di non respingimento. In ambito digitale, il rapporto solleva serie preoccupazioni riguardo alle crescenti minacce rappresentate dalla disinformazione, dall'interferenza straniera, dalla manipolazione elettorale e dall'influenza incontrollata delle piattaforme digitali e dell'intelligenza artificiale.
Sul fronte dell'uguaglianza di genere e dei diritti LGBTIQ+, il Parlamento ha assunto una posizione particolarmente decisa, chiedendo azioni più incisive e coordinate contro la violenza di genere, i crimini d'odio e tutte le forme di discriminazione. Il rapporto ha inoltre espresso profonda preoccupazione per il continuo arretramento sui diritti delle donne e l'uguaglianza LGBTIQ+ in diversi Stati membri.
Le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani hanno ricevuto notevole attenzione, con gli eurodeputati che hanno lanciato l'allarme sul clima sempre più ostile che devono affrontare in tutta l'UE, che include restrizioni legali e finanziarie, campagne diffamatorie, intimidazioni e vera e propria criminalizzazione. In risposta, il Parlamento ha chiesto un finanziamento UE sostenibile per la società civile, la creazione di un meccanismo di risposta rapida a sostegno delle organizzazioni minacciate e un monitoraggio più solido e sistematico dello spazio civico negli Stati membri.
Il Parlamento ha inoltre sollevato preoccupazioni in merito alla corruzione, all'inadeguata protezione dei whistleblower, alle precarie condizioni carcerarie, alla povertà, all'esclusione abitativa, all'uso improprio dei fondi UE e al tema spesso trascurato dei diritti ambientali.