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Strategia europea per la parità di genere: le donne con disabilità restano ai margini

Strategia europea per la parità di genere

La Commissione Europea ha presentato la sua Strategia per la parità di genere, ma un'analisi del documento rivela una lacuna significativa: le donne con disabilità sono quasi invisibili.

La Strategia affronta temi cruciali come la lotta alla violenza di genere, il divario retributivo, l'equilibrio tra vita professionale e privata e la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Tuttavia, nonostante le donne con disabilità siano esposte a forme multiple e interconnesse di discriminazione — nell'occupazione, nell'istruzione, nella sanità e nella protezione dalla violenza — il documento non prevede misure strutturali specifiche per la loro tutela.

Il riferimento alle disabilità appare solo in pochi passaggi, tra cui il riconoscimento che "le disuguaglianze intersezionali aggravano le barriere all'accesso all'assistenza sanitaria". Insufficiente, secondo molti osservatori.

Sul fronte sanitario, la Commissione ha annunciato una nuova iniziativa con l'Organizzazione Mondiale della Sanità per migliorare qualità e accessibilità delle cure, includendo anche le donne con disabilità. Resta però aperta la questione del divario occupazionale, "particolarmente evidente" per questa categoria, così come quella dell'accesso all'istruzione per le bambine con disabilità.

Un'altra criticità riguarda la totale assenza di riferimenti alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall'Unione Europea già nel 2010. Vengono inoltre trascurati accessibilità e accomodamenti ragionevoli, requisiti fondamentali per garantire una reale partecipazione alla vita sociale, lavorativa e pubblica.

Le richieste alla Commissione Europea e agli Stati Membri sono chiare: integrare la disabilità nelle azioni chiave della Strategia, allineare le politiche di parità agli obblighi della Convenzione ONU, affrontare temi urgenti come la violenza, la sterilizzazione forzata e l'accesso agli alloggi, e raccogliere dati disaggregati su genere e disabilità.

Senza questi passi, la Strategia rischia di lasciare indietro proprio le donne più vulnerabili.

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