Comitato europeo per la prevenzione della tortura
Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) è stato istituito dalla omonima Convenzione adottata nel 1987, entrata in vigore nel 1989 e successivamente integrata da due Protocolli, entrambi adottati nel 1993 ed entrati in vigore nel 2002.
La Convenzione è stata concepita come complementare alla norma dell'art. 3 della CEDU che stabilisce inderogabilmente che nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti inumani e degradanti.
Il CPT è un organismo composto da esperti indipendenti e conta un membro per ciascuno Stato parte della Convenzione per la prevenzione della tortura (ratificata ad oggi da tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa). Ciascun membro viene eletto dal Comitato dei Ministri e fornisce i propri servizi nella propria capacità individuale, quindi non rappresenta lo Stato in rispetto al quale è stato eletto e, al fine di garantire l'indipendenza e l'imparzialità del CPT, non partecipa alle attività del Comitato in relazione al proprio Paese di origine.
Attuale Presidente del Comitato (aggiornato a dicembre 2012) è Alan Mitchell (Regno Unito) che succede a Mykola Gnatovskyy (Ucraina), il cui mandato è terminato nel 2021.
La funzione principale del Comitato è quella di esaminare, per mezzo di sopralluoghi, il trattamento riservato alle persone private della libertà allo scopo di rafforzare, se necessario, la loro protezione dalla tortura e dalle pene o trattamenti inumani o degradanti. Il CPT non è un organismo investigativo, ma costituisce un meccanismo di prevenzione non giurisdizionale per proteggere le persone contro tortura e maltrattamenti nei luoghi di detenzione.
Avendo ratificato la Convenzione e i suoi Protocolli, tutti i Paesi del Consiglio d'Europa hanno accettato che il CPT conduca visite periodiche per valutare come sono trattate le persone detenute in luoghi quali prigioni, centri di detenzione minorile, stazioni di polizia, centri per immigrati, ospedali psichiatrici. Alla fine di ogni visita il Comitato redige un rapporto dettagliato e lo invia allo Stato coinvolto al quale richiede una risposta in relazione alle eventuali questioni critiche sollevate.
L'azione del CPT si basa sul principio di cooperazione con le autorità nazionali (obiettivo del Comitato è proteggere le persone deprivate della loro libertà e non condannare lo Stato per eventuali abusi) e sul principio di riservatezza. Pertanto i rapporti e le risposte fornite dalle autorità del Paese coinvolto sono inizialmente riservati e solo successivamente resi pubblici, se il Governo interessato lo richiede. Ogni anno, inoltre, il Comitato pubblica un rapporto generale sulle proprie attività.
Le visite del Comitato sono condotte normalmente da una delegazione su base periodica (di solito una volta ogni quattro anni), ma visite addizionali possono essere intraprese quando ritenute necessarie. In questo caso, il Comitato deve comunicare in anticipo allo Stato la propria intenzione di intraprendere una visita. Durante il sopralluogo la delegazione ha accesso illimitato ai luoghi di detenzione e il diritto di muoversi al loro interno senza restrizioni e di intervistare i detenuti.
Il Comitato per la prevenzione della tortura e l'Italia
L'Italia ha ratificato la Convenzione per la prevenzione della tortura nel 1988 e i due Protocolli addizionali nel 1993.
Il Comitato per la prevenzione della tortura ha condotto fino ad oggi dieci visite in Italia: dal 15 al 27 marzo 1992, dal 22 ottobre al 6 novembre 1995, dal 25 al 28 novembre 1996, dal 13 al 25 febbraio 2000, dal 21 novembre al 3 dicembre 2004, dal 16 al 23 giugno 2006, dal 14 al 26 settembre 2008, dal 27 al 31 luglio 2009, dal 14 al 18 giugno 2010, dal 13 al 25 maggio 2012, dal 16 al 16 dicembre 2015, dall’8 al 21 aprile 2016, dal 7 al 13 giugno 2017, dal 12 al 22 marzo 2019 e dal 28 marzo all’8 aprile 2022.