Colombia

Volontariato internazionale in Colombia: promuovere i diritti umani e la pace nel Pacifico Nariñense

Volontariato internazionale in Colombia: promuovere di diritti umani e la pace nel Pacifico Nariñense
© Sofia Pieretti

Sommario

  • Humanitarian Aid Volunteering e Movimiento por la Paz
  • Il contesto di Tumaco, Nariño
  • La comunità afrodiscendente: memoria storica e diritti collettivi
  • Il popolo indigeno Awá: autonomia, cultura, territorio e unità
  • Conclusioni

Humanitarian Aid Volunteering e Movimiento por la Paz

A partire dal 2022, l’Unione Europea ha creato una nuova opportunità di volontariato internazionale, che si inserisce nella cornice dei Corpi Europei di Solidarietà: Humanitarian Aid Volunteering. Questo programma, aperto a giovani dai 18 ai 35 anni, permette di partire per un’esperienza di volontariato in ambito umanitario in paesi terzi, per fornire supporto in contesti post-conflitto e post-catastrofe. L’autrice dell’articolo ha svolto il suo volontariato nel 2025 a San Andrés de Tumaco, Colombia, con la ONG Movimiento por la Paz - MPDL. MPDL è una ONG spagnola che opera in Colombia dal 1994 e a Tumaco dal 2017 e si occupa di costruzione della pace, educazione alla pace, genere e diritti umani delle donne e sviluppo rurale. L’autrice lavorava con le comunità afrodiscendenti ed indigene in due progetti che si occupano di educazione alla pace, autonomia economica delle donne e accesso alla giustizia. Nello specifico lavorava nelle scuole, sia con docenti che studenti e studentesse, con donne difensore dei diritti umani e in coordinazione con altri attori nazionali e internazionali presenti sul territorio.

Il contesto di Tumaco, Nariño

Foto 1: Roccia del Morro, simbolo di Tumaco (foto dell’autrice)

San Andrés de Tumaco si trova sulla costa Pacifica, nella zona sud-occidentale della Colombia, nel dipartimento di Nariño. L’85% della popolazione è afrodiscendente e il 9% è indigenaA causa della sua posizione geografica strategica, è una città costiera di frontiera (al sud confina con l’Ecuador) e della ricchezza in oro e risorse naturali della sua terra è stata duramente colpita dal conflitto armato interno. Inoltre, la regione è regolarmente affetta da disastri naturali quali smottamenti, inondazioni, piene torrenziali, erosioni costiere, incendi boschivi e grandinate. 

Il conflitto armato interno colombiano ha segnato la storia del paese per più di 50 anni, cominciando come una guerra civile interna di matrice politica tra esercito regolare e gruppi di guerriglia di estrema sinistra; negli anni è andato mutando ed evolvendosi, e con esso i suoi attori, a cui si sono aggiunti paramilitari e narcotrafficanti. Nel corso degli anni il governo colombiano ha instaurato diversi tavoli di dialogo per ottenere la pace, tra cui spiccano l'accordo di pace del 1991 con il Movimiento 19 e gli Accordi di Pace dell’Havana del 2016 con le FARC-EP. Attualmente, il governo di Gustavo Petro sta implementando una politica nazionale chiamata “Paz Total” che implica il dialogo contemporaneo con diversi gruppi armati attivi in Colombia. In Nariño è in corso uno di questi dialoghi di pace, tra governo centrale e un gruppo armato chiamato Comuneros del Sur. Nonostante questo, il dipartimento si trova tuttora ad affrontare altissimi tassi di violenza. La persistente violenza socio-politica deriva da molteplici fattori, tra cui pratiche illegali e la presenza di gruppi armati illegali. I gruppi armati competono per il controllo del territorio e della popolazione per assicurarsi le rotte del narcotraffico, dell'estrazione mineraria illegale, del traffico di armi e di esseri umani. Per la popolazione questo significa il rischio di sfollamento forzato, confinamenti, la presenza di mine antipersona, estorsione e reclutamento forzato di minori (soprattutto di giovani afrodiscendenti e indigeni).

Nel luglio del 2018 la Jurisdición Especial para la Paz, il meccanismo di giustizia transizionale istituito con l’Accordo di Pace del 2016, ha aperto il Macro-caso 02 “Dà priorità alla situazione territoriale di Tumaco, Ricaurte e Barbacoas (Nariño)”. Il caso si occupa delle gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario perpetrate sia da integranti delle ex FARC-EP che da membri della forza pubblica tra il 1990 e il 2016. Tali violazioni hanno colpito principalmente le popolazioni indigene, le comunità nere, le persone afrocolombiane, i campesinos, le donne e le persone LGBTI nelle città di Tumaco, Ricaurte e Barbacoas (Nariño). Uno dei principali successi della JEP è stato il riconoscimento del territorio indigeno Awá e del territorio collettivo ancestrale del popolo nero e afrocolombiano di Tumaco, Ricaurte e Barbacoas come vittime del conflitto armato. É la prima volta nella storia che un tribunale di giustizia transizionale riconosca la natura e il territorio come vittime.

La comunità afrodiscendente: memoria storica e diritti collettivi

Foto 3: Studenti di una scuola superiore della zona rurale di Tumaco mostrano il loro progetto sull’identità afro (foto dell’autrice)

La Colombia è un paese afrodiscendente, le comunità nere, afrocolombiane, raizal e palenquera si trovano soprattutto nella zona dei caraibi e sulla costa pacifica (dipartimenti di Valle del Cauca, Chocó, Bolívar, Antioquia, Cauca, Nariño, Cesar y Atlántico). Trascinata nelle Americhe attraverso la tratta transatlantica, la comunità afrocolombiana presenta uno stretto legame con le sue radici, conservando una forte identità culturale che esprime attraverso tradizioni ancestrali e pratiche culturali legate alla musica e il ballo, la cucina e la medicina tradizionale, tutti elementi inseriti nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

Nel 1993 viene adottata in Colombia la Legge 70, la cosiddetta Legge delle Comunità Nere, che riconosce i diritti collettivi della popolazione afrodiscendente e mira a proteggerne l’identità culturale. La legge 70 riconosce che la popolazione afrodiscendente ha il diritto alla proprietà collettiva della terra, il diritto all’utilizzo della terra e la protezione dell’ambiente, il diritto a praticare l’estrazione mineraria tradizionale, il diritto all’identità culturale e il diritto allo sviluppo economico e sociale. Per esercitare questi diritti, la comunità afrocolombiana si riunisce in Consejos Comunitarios, ovvero entità etniche dotate di personalità giuridica e costituite da una comunità nera, con il compito di amministrare il territorio che lo Stato ha riconosciuto loro come proprietà collettiva mediante un titolo, in conformità con i mandati costituzionali e legali sia nazionali che del sistema giuridico proprio di ciascuna comunità.

 

A causa del conflitto armato interno l’integrità fisica, etnica e culturale delle comunità nere è stata gravemente minacciata, con affettazioni sia a livello individuale che collettivo. Già storicamente colpito da razzismo sistemico, oppressione ed esclusione, il popolo nero rappresenta il 13% delle vittime registrate nel Registro Unico delle Vittime del conflitto armato, di cui il 20% vive in Nariño. Le principali forme di violenza sono: sfollamento forzato, minacce, omicidi, confinamento e atti terroristici. 

Tumaco è stata a lungo teatro di violenze, ma grazie all’impegno della comunità ha la possibilità di diventare uno scenario di trasformazione, un territorio di seconde opportunità. La comunità si impegna quotidianamente per creare un terreno di pace, attraverso azioni incentrate nell’educazione, il riscatto dei saperi ancestrali e la volontà di non abbandonarsi alla violenza.

Il popolo indigeno Awá: autonomia, cultura, territorio e unità

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Foto 4: Bandiera del Popolo Awá (foto dell’autrice)

 

Il popolo Awá è un popolo indigeno binazionale situato tra il sud della Colombia (nei dipartimenti di Nariño e Putumayo) e il nord dell’Ecuador. Inkal Awá significa “gente della montagna” o “gente della selva”, parlano l’awapit e la loro missione è la protezione della natura. La cultura e le tradizioni Awá vengono trasmesse dalle e dagli anziani. La cosmovisione Awá, il cui obiettivo è il Wat uzan (vivere bene), si basa su quattro principi ancestrali: unità (MazaSakti), territorio (Passakti), cultura (kutñasakti) e autonomia (Amparasakti). Il territorio degli Awá, chiamato Katsa Su (gran territorio), si estende su una superficie di circa 3.000 chilometri quadrati e conta una popolazione stimata di 44.516 abitanti. 

La Colombia garantisce ai popoli indigeni il controllo completo sul proprio territorio, attraverso l’istituzione dei cosiddetti “resguardos”. Il “resguardo indígena” è una divisione territoriale di natura giuridica che, tramite un titolo, garantisce a un determinato gruppo indigeno la proprietà su un territorio posseduto in comune e tradizionalmente abitato da esso. Il popolo Awá si divide in diverse associazioni e gruppi, tra cui l’Unidad Indígena del Pueblo Awá - UNIPA, di cui fanno parte 32 resguardos.

Foto 5: I quattro mondi, secondo la cosmovisione Awá (foto dell’autrice)

Dal 2000 il territorio Awá è attraversato da una violenza sistematica, caratterizzata da gravi violazioni dei diritti umani, dei diritti ambientali e del diritto umanitario, dovuta alla disputa tra attori armati per il suo controllo. Infatti, questo territorio risulta come corridoio strategico per il traffico di droga, presenta un clima propizio per la coltivazione di stupefacenti ed è ricco di risorse naturali, incentivando l’estrazione mineraria illegale. La violenza colpisce anche leader, difensore e difensori dei diritti umani che vengono perseguitati e assassinati per il loro lavoro. Inoltre, il territorio Awá è attraversato dall'oleodotto transandino, chiuso nel novembre 2023 a causa di attacchi e perforazioni illegali da parte di gruppi armati, che causavano sversamenti nel territorio del popolo Awá con conseguenze catastrofiche per flora e fauna e la vita collettiva della comunità.

Nonostante ciò, il popolo Awá possiede un forte sentimento di autonomia e desiderio di resistere e prevenire il proprio sterminio fisico e culturale. Attraverso la condivisione, la trasmissione delle tradizioni, l’insegnamento del Awapit lottano per preservare la propria identità e vivere con dignità nel loro territorio ancestrale.

Conclusioni

Il pacifico nariñese è un territorio ferito profondamente. Il conflitto armato interno non è mai veramente terminato e i suoi strascichi continuano permeare la vita quotidiana: la reale possibilità di dover fuggire e divenire sfollati interni, il timore delle mine antipersona sparse per il territorio, la distruzione dell’ecosistema a causa di fumigazioni indiscriminate, estrattivismo e sversamenti di petrolio, la possibilità che i propri figli e figlie vengano rapiti e reclutati forzatamente nei gruppi armati e la pericolosità di ribellarsi a questa situazione attraverso attivismo e la difesa dei diritti umani. La violenza, la povertà e l’abbandono dello Stato esacerbano queste difficoltà, ma la popolazione resiste e pretende di essere vista ed ascoltata e di poter vivere nel proprio territorio con dignità, godendo dei diritti che le appartengono. Come dice la Diocesi di Tumaco nel suo rapporto annuale “!Que nadie diga que no pasa nada!”: “La pace non è l'obiettivo finale, ma un processo continuo che pretende impegno, coraggio e volontà incrollabili per sconfiggere l’inerzia della violenza”.

 

Foto 6: L’autrice accompagna un’attività in una piantagione di cacao

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Colombia giustizia costruzione della pace volontariato

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