Amnesty International: pubblicato il rapporto “Italia: la detenzione extraterritoriale delle persone migranti e gli obblighi in materia dei diritti umani – L’accordo con l’Albania”
Il 20 agosto 2026, Amnesty International ha pubblicato il rapporto “Italia: la detenzione extraterritoriale delle persone migranti e gli obblighi in materia di diritti umani – L’accordo con l’Albania”. Il documento analizza l’impatto del protocollo Italia-Albania sui diritti umani delle persone interessate dall’accordo a partire dalla sua entrata in vigore nel gennaio 2024. Inoltre, mette in guardia governi e istituzioni internazionali rispetto al ricorso continuo alla detenzione extraterritoriale e ad altri strumenti di esternalizzazione.
L’accordo bilaterale, firmato nel novembre 2023 dal Governo della Repubblica Italiana e dal Consiglio dei ministri della Repubblica d’Albania, prevede l’istituzione in Albania di strutture per la detenzione dei migranti (vale a dire un centro di identificazione a Shengjin e un centro di detenzione a Gjader), sulle quali l’italia mantiene la propria piena giurisdizione. Il piano dell’Italia prevedeva di utilizzare queste strutture in Albania per l’esame accelerato delle domande di asilo presentate da persone ritenute provenienti da paesi di origine considerati “sicuri”. Dopo essere state intercettate o soccorse dalle autorità italiane in acque internazionali, queste persone sarebbero state trasferite forzatamente in Albania.
Poco dopo il suo annuncio, Amnesty International ha espresso seria preoccupazione per il potenziale impatto negativo del protocollo sull’effettiva tutela dei diritti umani, specialmente per quanto riguarda la sicurezza e la libertà delle persone interessate.
Tra l’ottobre 2024 e il gennaio 2025, l’Italia ha effettuate tre operazioni di intercettazione/soccorso in mare e ha trasferito forzatamente 74 persone dalle acque internazionali all’Albania. Tuttavia, diverse decisioni dei tribunali italiani hanno invalidato i provvedimenti di detenzione adottati nei confronti di queste persone, causando l’interruzione dei trasferimenti dall’alto mare.
Nel marzo 2025, il governo italiano ha modificato la legge di ratifica del protocollo per consentire l’utilizzo del centro di Gjader per la detenzione di cittadini stranieri di sesso maschile già sottoposti in Italia a provvedimenti di espulsione, permettendo il trasferimento forzato di oltre 500 uomini dai Centri di Permanenza per il Rimpatrio presenti in Italia a Gjader.
A seguito di questi trasferimenti, i dati mostrano che tra l’11 aprile e il 16 maggio 2025 si sono verificati 42 incidenti critici a Gjader, tra cui due tentativi di impiccagione, una protesta in cui tre persone hanno riportato ferite e vari episodi di autolesionismo.
Il rapporto esprime preoccupazione per il rischio di tortura o di trattamento crudele, inumano o degradante, alla luce del fatto che alcune persone intervistate a Djader hanno ripetutamente riferito dell’uso di sistemi di immobilizzazione fisica durante i trasferimenti, come fascette in velcro per legare le mani. Inoltre, avverte che le condizioni create dall’accordo, tra cui l’ubicazione dei centri in un paese che non esercita la giurisdizione su di essi e le diverse lingue parlare da alcuni membri del personale, pongono ulteriori difficoltà per la tutela dei diritti delle persone detenute e per la loro possibilità di accedere alla giustizia. Questo, insieme all’inadeguatezza degli spazi di detenzione, rischia di compromettere nel complesso i diritti dei detenuti.
Il rapporto documenta inoltre le difficoltà incontrate da avvocati, tribunali, meccanismi di monitoraggio e società civile nello svolgimento del loro ruolo di tutela degli interessati. In particolare, alcuni rappresentanti di ONG e membri del Parlamento italiano e del Parlamento europeo hanno denunciato le restrizioni imposte dalle autorità albanesi, comprese le difficoltà nell’ottenere l’accesso ai centri per effettuare visite senza preavviso. Amnesty International, invece, si è vista ripetutamente negare l’autorizzazione a visitare i centri sulla base di motivazioni di sicurezza vaghe e non comprovate. Di conseguenza, giornalisti, avvocati, parlamentari e ONG hanno dovuto fare affidamento sul governo italiano come principale fonte di informazioni, sebbene ciò non sia sempre stato semplice.
Inoltre, il governo italiano ha ostacolato il monitoraggio indipendente dell’attuazione del protocollo limitando il controllo parlamentare, eludendo i processi legislativi e riducendo il controllo dei tribunali sulla designazione dei “paesi di origine sicuri”.
Alla luce di ciò, Amnesty International chiede alle autorità italiane di porre fine all’accordo con l’Albania, di interrompere immediatamente i trasferimenti a Gjader delle persone detenute nei confronti delle quali sono stati emessi provvedimenti di espulsione e di garantire l’accesso a procedure di asilo conformi agli standard in materia di diritti umani.