Inclusione, sport e mare: il Water Camp contro la povertà educativa
Lo sport come strumento di inclusione sociale e contrasto alla povertà educativa. È questa la visione che ha ispirato il Water Camp di Marina di Grosseto, un'iniziativa che ha coinvolto 50 bambini, bambine ed adolescenti provenienti dai Punti Luce di Save the Children di Genova e Potenza, regalando loro due giorni intensi di vela, surf e attività acquatiche.
A guidarli c'era Alessandra Sensini, pluricampionessa olimpica, il cui entusiasmo ha reso l'esperienza ancora più speciale. "Vedere negli occhi di questi ragazzi la scoperta del mare è impossibile da dimenticare", ha dichiarato la campionessa. "Offrire loro la possibilità di avvicinarsi agli sport acquatici significa regalare un'esperienza di libertà e condivisione."
Per molti e molte partecipanti si è trattato di un'occasione unica: cresciuti in quartieri periferici e svantaggiati, alcuni di loro non avevano mai visto il mare prima d'ora. Un dettaglio che colpisce e che racconta meglio di qualsiasi statistica cosa significhi povertà educativa nel nostro Paese.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Ferrero – attraverso il programma Kinder Joy of Moving – e Save the Children, organizzazione che da oltre un secolo lavora per tutelare i diritti dei minori a rischio. "Kinder Joy of Moving agisce come un ponte tra l'esperienza sportiva e l'impegno di Save the Children", ha spiegato Fabrizio Gavelli, presidente e AD di Ferrero Commerciale Italia, ricordando come già nell'edizione precedente alcuni bambini e bambine romani/e abbiano visto il mare per la prima volta grazie a questa iniziativa.
Al centro del progetto ci sono i 27 Punti Luce distribuiti in tutta Italia: spazi educativi ad alta intensità, collocati nei quartieri più vulnerabili delle città, che offrono gratuitamente opportunità formative e ricreative a ragazzi e ragazze tra i 6 e i 17 anni. Quelli di Genova e Potenza – da cui provengono i/le partecipanti al camp – sono gestiti rispettivamente con Starlight e la cooperativa sociale Appastart.
"Lo sport è uno strumento educativo capace di aprire orizzonti e rafforzare la fiducia", ha sottolineato Silvia Di Laurenzi, coordinatrice del Programma Punti Luce. "Offrire esperienze che facciano sentire ogni ragazzo capace di costruire il proprio percorso è il senso più autentico del nostro impegno."
Le attività in acqua si sono integrate con sessioni basate sul metodo Joy of Moving, una metodologia educativa validata scientificamente in collaborazione con l'Università Foro Italico di Roma, il CONI e il MIM del Piemonte. L'approccio non si concentra sulla performance, ma punta a sviluppare competenze cognitive, emotive e relazionali, spostando il focus dall'antagonismo alla relazione, dalla gara al divertimento.
Un messaggio potente, soprattutto per ragazzi e ragazze che spesso vivono la competizione come unica chiave di lettura del mondo. Perché lo sport, quando è davvero inclusivo, non crea classifiche: crea comunità.