Rapporto del Relatore speciale delle Nazioni Unite: l’impatto della sorveglianza digitale sui diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione
Il rapporto del Relatore Speciale sui diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione "Smascherare gli effetti paralizzanti dell'ecosistema di sorveglianza digitale: l'erosione dei diritti di riunione e associazione", pubblicato il 21 aprile 2026, offre un'analisi approfondita di come la sorveglianza digitale pervasiva stia sistematicamente minando due dei diritti più fondamentali nelle società democratiche: la libertà di riunione pacifica e la libertà di associazione. A differenza del dibattito precedente, incentrato prevalentemente sulla privacy e sulla libertà di espressione, questo rapporto si concentra sui danni arrecati ai diritti collettivi e partecipativi, centrali per il funzionamento di democrazie inclusive.
Il rapporto rivela che gli effetti della sorveglianza digitale non sono episodi isolati, bensì una realtà sistemica e pervasiva riscontrabile in contesti politici e giurisdizioni profondamente diversi. Questi effetti si manifestano in modi concreti: gli spazi pubblici si svuotano o le manifestazioni vengono "ammorbidite" per evitare ripercussioni; il vocabolario critico scompare dai materiali di advocacy, dai rapporti ai donatori e dalle comunicazioni pubbliche; il lavoro per i diritti umani viene reindirizzato verso una "assistenza" neutrale per sfuggire al controllo; e preziose risorse organizzative vengono dirottate dall'attivismo verso misure di sicurezza digitale. Nel complesso, questi adattamenti svuotano la sostanza dell'impegno civico e politico, normalizzando una cultura dell'autocensura che sopprime insidiosamente la partecipazione democratica senza ricorrere ad azioni coercitive esplicite da parte dello Stato. Il rapporto evidenzia inoltre come le tecnologie di sorveglianza digitale potenziate dall'intelligenza artificiale amplifichino drasticamente tali effetti, intensificando la stigmatizzazione e la criminalizzazione del legittimo attivismo, con un impatto sproporzionato sulle comunità già emarginate.
In questo contesto di violazione sistemica e diffusa, il rapporto si conclude con un insieme di raccomandazioni rivolte agli Stati, alle Nazioni Unite, al settore privato e alle comunità dei donatori. Agli Stati viene chiesto di cessare immediatamente l'uso degli strumenti di sorveglianza per reprimere il dissenso politico e la società civile, di tutelare la crittografia forte e l'anonimato, e di istituire quadri giuridici conformi ai diritti umani che regolino tutte le attività di sorveglianza digitale. Il rapporto invoca un robusto controllo giudiziario, un'autorizzazione preventiva obbligatoria e meccanismi di responsabilità indipendenti, nonché processi di riparazione centrati sulle vittime e accessibili a tutti, compresi bambini e gruppi emarginati. Vengono raccomandate rigide proibizioni per gli spyware altamente invasivi, la sorveglianza di massa, le tecnologie biometriche e di riconoscimento facciale usate indiscriminatamente, il predictive policing, i sistemi di social scoring e la militarizzazione della sorveglianza in contesti civili.
Le Nazioni Unite e la comunità internazionale sono sollecitate ad adottare standard giuridici vincolanti e quadri di governance globale che regolino la sorveglianza e l'intelligenza artificiale, nonché a valutare l'istituzione di una commissione globale per la verità e la giustizia, al fine di affrontare i danni sistemici già causati. Il settore privato è tenuto a rispettare rigorosi standard di due diligence sui diritti umani lungo l'intero ciclo di vita dei prodotti di sorveglianza, inclusa la chiara responsabilità di resistere alle richieste illecite di dati da parte degli Stati e di astenersi dalla vendita di tecnologie quando siano prevedibili impatti negativi sui diritti umani. Infine, i donatori sono esortati a fornire un sostegno continuativo agli attivisti e alle organizzazioni della società civile per rafforzarne la resilienza, finanziare azioni legali e garantire supporto psicosociale alle persone colpite.