A braccia aperte

Intervento di Erica Boschiero in occasione della "Cena gratuita e per tutti”, Padova, 6 settembre 2026
Cena gratuita e per tutti

Ho la sensazione che abbiamo quasi tutti l'impressione di stare scivolando su  un piano sempre più inclinato, sempre più velocemente, dentro una realtà  spaventosa. 

Scoppiano incendi mai visti, si sciolgono i ghiacciai causando migliaia di  morti (e il pensiero va al popolo Nepalese e a quello Tibetano), mentre  centinaia di specie animali e vegetali ogni giorno si estinguono per sempre  per causa nostra. Gutierrez dall’ONU in questi giorni ha lanciato un allarme  senza precedenti e nessuno risponde.  

Proprio quando dovremmo aprire gli occhi su tutto questo, ce li bendiamo  con una benda ancora più stretta e imbracciamo i fucili per spararci tra noi. 

Si comincia dalla parola: il linguaggio si veste di vocaboli bellici, si alza la  voce, si alzano le mani. Ci si manda a quel paese per un parcheggio, alla  cassa del supermercato, per uno sguardo. 

Siamo bombardati da immagini di violenza che ci iniettano sottopelle una  paura strisciante, a dosi sempre più forti, e allora chiudiamo i confini, i porti,  le occasioni. Allora armarsi contro l'altro diventa la soluzione più ovvia.  Homo homini lupus, si salvi chi può come può, anche passando sopra i corpi  degli altri se serve. Ci pensiamo singoli, al centro di tutto. Portatori di diritti  — i nostri, non quelli degli altri — dimenticandoci delle RESPONSABILITÀ che questi comportano, dimenticandoci di essere parte  di una comunità, di un ecosistema. 

Il 10 dicembre del 1948 a Parigi è stato firmato un documento che è ancora  oggi una luce che brilla a indicare la via: la Dichiarazione Universale dei  Diritti Umani. Ci sono arrivati gli esseri umani dopo aver sperimentato  l'assurdità della Seconda Guerra Mondiale. 

Chi parla oggi di guerra lo fa con la leggerezza di chi la guerra non la  conosce. Ma conosce bene il linguaggio dei soldi: la guerra, come il petrolio,  ne fa fare tanti. In questi mesi i colossi dei combustibili fossili e degli  armamenti festeggiano profitti mai visti. 

Oggi l'unica cosa sensata da fare sarebbe rimboccarsi le maniche tutti  insieme, per invertire la rotta, fermare il cambiamento climatico, arrestare la  corsa al riarmo, prendersi cura delle ferite dei popoli oppressi, così come  delle nostre.

Le conseguenze del cambiamento climatico le stiamo già vivendo sulla  nostra pelle, non sono più uno scenario lontano, e non occuparsene è la cosa  più stupida che possiamo fare. Certo, è fondamentale evitare la bistecca e  andare in bicicletta quando possibile, ma ancora di più è chiedere ai nostri  politici di agire REALMENTE per il clima. Non credere alle promesse vuote. 

Ci sentiamo impotenti. Persi. Soli. Non a caso gli psicofarmaci sono tra i  medicinali più venduti nelle farmacie d'Italia: corriamo dentro un sistema che  ci divora e poi sputa chi non è abbastanza performante. Non abbiamo tempo  per guardarci dentro, ascoltare le nostre ferite, prendercene cura, perdonare e,  cosa ancora più difficile, perdonarci. 

Ecco, forse le guerre cominciano anche da qui: quando finiamo di ascoltarci  (tra noi, e dentro di noi) e ci lasciamo risucchiare da un sistema che ci vuole  consumatori passivi, ipnotizzati davanti agli schermi, pronti a rincorrere  valanghe di cose che in realtà non ci servono, spaventati, e per questo  disposti a consegnare la nostra vita e il nostro voto a chi ci dice che il vicino,  soprattutto se diverso, ci è nemico. E mentre ci azzuffiamo tra noi, poveri  cristi, chi comanda si lecca le dita per tutto il denaro e il potere che va  accumulando. 

Poi ci guardiamo, vi guardo, adesso, e quello che vedo, che vediamo, è la  dimostrazione che non è così. Che il vicino non è un nemico, ma un essere  umano con le nostre stesse ferite, speranze, paure, sogni.  

Grazie, per aver organizzato tutto questo! Penso che potremmo farne tante di  cene così, anche più piccole, nel quartiere, con i vicini di casa, con i  colleghi…! Molliamo l’illusione degli schermi, usciamo di casa, stiamoci  insieme. Pensiamoci ecosistema, dove — come dice un detto africano —  l'uomo è medicina dell'altro. Altro che homo homini lupus! 

E proviamo anche a prendere un po' di tempo per noi stessi, magari tra gli  alberi che allargano il respiro, per prenderci cura del nostro dolore, per  ascoltare i sogni che abbiamo tenuto sepolti, per trasformare la rabbia che ci  abita in energia per costruire, non per distruggere. 

Perché sì, suona come una frase fatta, ma è proprio così: per costruire la pace  fuori, serve averla costruita prima dentro di noi. Ed è un lavoro quotidiano.

Parole chiave

cultura di pace diritti umani costruzione della pace società

Come citare questo articolo

Erica Boschiero, "A braccia aperte", 07.09.2026, Centro di Ateneo per i Diritti umani “Antonio Papisca”, Università di Padova, https://unipd-centrodirittiumani.it/it/temi/a-braccia-aperte

CC BY-NC-SA