Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA): “La digitalizzazione della giustizia: un approccio basato sui diritti fondamentali” rapporto 2025, con riferimento all'Italia
Sommario
- Introduzione al Rapporto
- Quadro e Sviluppo della Digitalizazzione della Giustizia
- I Casi d'Uso
- Osservazioni Finali: Le Prestazioni dell'Italia e le Implicazioni per i Diritti Fondamentali della Digitalizzazione della Giustizia
Introduzione al Rapporto
Il rapporto Digitalizzare la Giustizia: Un Approccio Basato sui Diritti Fondamentali è stato pubblicato nel 2025 dall'Agenzia dell'Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), che esamina la digitalizzazione della giustizia e il suo impatto sui diritti fondamentali. L'articolo 51, paragrafo 1, della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea invita gli Stati membri dell'UE a tutelare i diritti fondamentali, compresi quelli connessi alla digitalizzazione della giustizia. Lo scopo della FRA con questo rapporto è di assistere le autorità giudiziarie nazionali e i responsabili politici dell'UE nell'integrare le protezioni dei diritti fondamentali nello sviluppo e nell'impiego degli strumenti digitali che stanno trasformando il settore della giustizia.
Il focus principale di questo rapporto è l'impatto della digitalizzazione sui diritti fondamentali delle persone che interagiscono con il sistema giudiziario (come ricorrenti, vittime, imputati, ecc.), attraverso la valutazione di 31 strumenti digitali di giustizia in uso in diversi settori della giustizia da parte di sette Stati membri dell'UE, tra cui Austria, Estonia, Francia, Italia, Lettonia, Polonia e Portogallo. Gli Stati selezionati hanno garantito l'inclusione di esperienze da diversi territori dell'UE, con tutti che dedicano una considerazione sostanziale alla digitalizzazione nelle loro attuali politiche e legislazioni. I settori compresi nella ricerca includono la giustizia penale, civile e amministrativa, al fine di evidenziare in che misura la digitalizzazione della giustizia sia avanzata e dove persistano le limitazioni.
Inoltre, il rapporto è informato da un'esaustiva analisi dei diritti fondamentali, basata su ricerche documentali e 208 interviste semi-strutturate con esperti tecnici, giudici, avvocati, personale dei tribunali, pubblici ministeri, rappresentanti della società civile e delle forze dell'ordine, personale penitenziario e altri (tra cui interpreti giudiziari, esperti accademici, ecc.). La ricerca è stata condotta attraverso la rete multidisciplinare della FRA, Franet, utilizzata dall'agenzia per raccogliere dati dettagliati specifici per ciascun paese. Il rapporto è fortemente incentrato su quelli che definisce "casi d'uso", ovvero le applicazioni nell'ambito dei settori civile, penale e amministrativo della giustizia negli Stati analizzati. I primi quattro capitoli del rapporto si concentrano sull'esame dei seguenti gruppi di casi d'uso, che rappresentano i diversi scopi e utilizzi degli strumenti digitali nel campo della giustizia:
- Sistemi Elettronici di Gestione o Deposito dei Fascicoli
- Strumenti Digitali che Facilitano l'Accesso delle Persone alle Informazioni o la loro Interazione con i Sistemi Giudiziari
- Strumenti/Piattaforme di Videoconferenza nei Procedimenti Giudiziari
- Strumenti o Sistemi Basati sull'Intelligenza Artificiale
L'analisi di ciascun caso include una valutazione dei rischi e dei benefici della digitalizzazione sui diritti fondamentali e si concentra su cinque diritti sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE: il diritto alla vita privata (art. 7), la protezione dei dati personali (art. 8), la non discriminazione (art. 21), il diritto a un equo processo e a un ricorso effettivo (art. 47), e il diritto alla difesa (art. 48). Franet ha sviluppato pertinenti studi nazionali che includono maggiori dettagli e un'analisi più approfondita di ciascuno degli Stati membri inclusi nel rapporto, fornendo dati aggiuntivi rispetto a quelli inclusi nel rapporto generale. Lo studio nazionale sull'Italia è stato sviluppato dal contraente Fondazione Giacomo Brodolini (FGB), una fondazione italiana con uffici a Roma, Milano, Torino, Aosta e Bruxelles. FGB fornisce servizi di ricerca, consulenza, formazione e innovazione, supportando le start-up, agevolando l'accesso alle opportunità di finanziamento, pubblicando ricerche per informare le politiche, nonché gestendo progetti. Il presente articolo illustra i contenuti più rilevanti del rapporto nazionale sull'Italia.
Quadro e Sviluppo della Digitalizzazione della Giustizia
La digitalizzazione del sistema giudiziario italiano è attualmente plasmata da un quadro normativo e politico in rapida evoluzione, guidato sia dalle riforme interne che dagli impegni a livello europeo. Centrale in questa trasformazione è l'adozione di un approccio basato sui diritti fondamentali, che mira a conciliare i guadagni di efficienza nell'amministrazione giudiziaria con la protezione dei diritti procedurali e sostanziali fondamentali. In questo senso, la digitalizzazione non è semplicemente un aggiornamento tecnico, ma un cambiamento strutturale nell'amministrazione della giustizia.
Un fattore chiave di questa transizione è stato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha introdotto traguardi e obiettivi vincolanti per la modernizzazione del settore della giustizia. All'interno di questo quadro, la Riforma Cartabia del 2022 rappresenta uno sviluppo legislativo fondamentale, segnando il passaggio da pratiche digitali sperimentali o volontarie a un'implementazione obbligatoria. Questa riforma richiede il deposito elettronico in tutte le fasi dei procedimenti, amplia l'uso delle udienze da remoto e prevede la redazione digitale obbligatoria delle sentenze. Queste misure sono strettamente collegate a obiettivi politici più ampi, come la riduzione della durata dei processi e il miglioramento dell'efficienza procedurale. Significativi investimenti finanziari hanno supportato questo processo, tra cui oltre 133 milioni di euro stanziati per la digitalizzazione di oltre 7,75 milioni di fascicoli in vari livelli dei tribunali.
Il fondamento normativo più ampio è fornito dal Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), che ha stabilito le regole generali che disciplinano i documenti digitali e la loro trasmissione attraverso la pubblica amministrazione. Insieme, questi strumenti costituiscono la spina dorsale della transizione dell'Italia verso un sistema giudiziario abilitato digitalmente. Nonostante questi progressi, lo sviluppo della digitalizzazione in Italia rimane disomogeneo nelle diverse aree di giurisdizione. La governance della digitalizzazione nel sistema giudiziario italiano è caratterizzata da una struttura istituzionale a più livelli, che coinvolge diversi organismi con responsabilità sovrapposte. All'interno del Ministero della Giustizia, il Dipartimento per la Transizione Digitale della Giustizia svolge un ruolo centrale di coordinamento, supportato dalla Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati (DGSIA), responsabile dell'implementazione tecnica delle infrastrutture digitali. A livello nazionale, un indirizzo strategico più ampio è fornito dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale e dal Comitato Interministeriale per la Transizione Digitale.
I meccanismi di monitoraggio sono strettamente collegati al PNRR, che richiede una rendicontazione periodica sui progressi. Strumenti come il sistema di gestione ReGis consentono il monitoraggio degli investimenti e degli sviluppi legislativi, complementati dagli obblighi di rendicontazione al Parlamento. La digitalizzazione della giustizia in Italia ha implicazioni significative per i diritti fondamentali, in particolare in relazione alle garanzie di equo processo, alla protezione dei dati e all'uguaglianza davanti alla legge. Sebbene gli strumenti digitali possano migliorare l'efficienza e l'accessibilità, alterano anche le condizioni in cui viene amministrata la giustizia.
Gli sforzi di digitalizzazione dell'Italia si inseriscono anche in un quadro europeo più ampio, volto a rafforzare la cooperazione giudiziaria transfrontaliera. L'implementazione di sistemi come il Sistema Europeo di Informazione sui Casellari Giudiziari (ECRIS) e la partecipazione a progetti a supporto dello sviluppo dell'infrastruttura e-CODEX riflettono un impegno verso l'interoperabilità a livello UE. Tuttavia, le evidenze disponibili suggeriscono che la cooperazione transfrontaliera non ha ancora beneficiato pienamente della digitalizzazione nella stessa misura dei sistemi nazionali, indicando un'area che necessita di ulteriore sviluppo.
I Quattro Casi d'Uso
Sistemi Elettronici di Gestione o Deposito degli Atti
Secondo il rapporto nazionale sull'Italia, questi sistemi rappresentano il settore più sviluppato del paese in termini di digitalizzazione giudiziaria, nonostante le variazioni tra i diversi rami della giustizia. Il rapporto ha dettagliato i seguenti casi in quest'area:
- Il Processo Civile Telematico (PCT)
Il rapporto ha definito il PCT come il sistema digitale più maturo in Italia, attualmente in uno stato di piena digitalizzazione in tutti i rami e in tutte le fasi del procedimento. Il PCT consente la gestione elettronica dei procedimenti civili ed è stato ampliato dalla Riforma Cartabia attraverso l'introduzione della redazione obbligatoria delle sentenze in formato digitale e delle udienze da remoto.
- Il Processo Amministrativo Telematico (PAT)
Questo sistema è stato istituito nel gennaio 2017 e disciplina tutti i nuovi ricorsi presentati al Consiglio di Stato e ai Tribunali Amministrativi Regionali. Il PAT è regolato dal Decreto-Legge n. 168/2016, che stabilisce le linee guida sui formati dei documenti, le procedure di deposito e le responsabilità dei partecipanti al processo.
- Il Processo Penale Telematico (PPT) e l'Applicativo del Processo Penale Telematico (APP)
Secondo il rapporto, la digitalizzazione del sistema di giustizia penale è stata graduale e ha incontrato resistenze significative. A seguito della pandemia di COVID-19, nel 2020 è stato implementato un portale per il deposito digitale degli atti; tuttavia, il PPT ufficiale è stato creato nel 2022. Dal gennaio 2025, la gestione digitale è obbligatoria per la maggior parte dei procedimenti penali. L'APP è il principale database e strumento per la gestione del processo penale telematico, che gestisce i documenti nelle varie fasi del procedimento. L'APP ha ricevuto forti critiche da parte dei professionisti del settore giudiziario a causa di malfunzionamenti tecnici, rallentamenti nelle operazioni procedurali e carenze riguardanti la riservatezza.
- Il Deposito Telematico nei Tribunali per i Minorenni
Questo sistema è diventato obbligatorio nel 2023 e rappresenta un'estensione del framework PCT verso il settore della giustizia civile minorile. Prevede l'utilizzo di un'applicazione denominata "Select" per la creazione e la firma digitale di atti in formato PDF all'interno della rete interna del Ministero della Giustizia. Il rapporto specifica che questo software non era stato progettato specificamente per le esigenze dei procedimenti minorili, essendo stato trasferito principalmente dai tribunali civili ordinari. Tale criticità ha causato problemi nel modo in cui i pubblici ministeri ricevevano informazioni dai servizi sociali e ha comportato la perdita di dati storici conservati nei vecchi sistemi manuali.
- Piattaforme di Supporto e Private
Alcune piattaforme aggiuntive sono emerse per colmare le lacune dei sistemi ministeriali. Una di esse è la Piattaforma Digitale Unificata per gli Avvocati (PDUA), attivata dalla Cassa di previdenza forense nel 2024 per facilitare le modalità di lavoro degli avvocati. Un'altra piattaforma è Polisweb, che consente la consultazione dei registri e la programmazione delle udienze tramite il PCT.
Strumenti Digitali che Facilitano l'Accesso delle Persone alle Informazioni o la Partecipazione ai Sistemi Giudiziari
Il rapporto afferma che questi strumenti sono principalmente rivolti alla giurisdizione volontaria e alle categorie sociali vulnerabili, con l'obiettivo di ridurre il "divario digitale" attraverso la fornitura di piattaforme di facile utilizzo e il coinvolgimento umano nei processi digitali. Il rapporto ha identificato i seguenti casi:
- Uffici di Prossimità
Questi sportelli operano a livello locale e consentono la collaborazione tra comuni, enti regionali e Ministero della Giustizia. Sono stati istituiti per contrastare la soppressione di numerosi tribunali minori avvenuta dopo il 2017, con circa 85 uffici attivi in 16 regioni nel 2024. Si rivolgono a soggetti vulnerabili che incontrano difficoltà con i sistemi digitali o negli spostamenti, i quali vengono assistiti da funzionari pubblici nel deposito di atti per la giurisdizione volontaria senza il requisito obbligatorio di un avvocato.
- Il Progetto MIGRANTES
Questo progetto è stato avviato tra il 2015 e il 2017 come progetto pilota sperimentale per la gestione del crescente numero di domande di asilo presso il Tribunale Civile di Catania, in Sicilia. Ha digitalizzato le comunicazioni tra i Tribunali Civili e le Commissioni Territoriali e ha portato alla creazione della banca dati digitale delle Informazioni sui Paesi di Origine (COI). Questa funzionalità ha consentito a giudici e avvocati di accedere a informazioni costantemente aggiornate sui Paesi di provenienza dei richiedenti, per supportare le loro decisioni. Il progetto ha determinato un aumento dell'86% dei casi definiti nel solo 2016, con un risparmio di circa 70.000 EUR in costi amministrativi nel primo anno. Le procedure del progetto sono state successivamente integrate nel PCT.
- Tribunale Online
Questa iniziativa è stata introdotta come progetto pilota nel 2024 in sette distretti giudiziari. Consente ai cittadini in possesso di un'identità digitale, come lo SPID, di depositare autonomamente determinate richieste nei procedimenti di giurisdizione volontaria e di monitorarne lo stato tramite dispositivi digitali. Il suo scopo è semplificare l'accesso per alcuni utenti e ridurre l'afflusso alle cancellerie dei tribunali.
- L'Ufficio del Difensore Civico per il Digitale
Questo ufficio è stato istituito nell'ambito del CAD, operando come autorità centrale di vigilanza. Il sito web del Difensore Civico consente ai cittadini di segnalare direttamente presunte violazioni dei diritti di cittadinanza digitale o dell'accessibilità. Il Difensore Civico ha la facoltà di adottare misure correttive e chiarire i requisiti normativi nei casi in cui i siti web o le applicazioni della pubblica amministrazione non soddisfino i criteri di accessibilità.
Strumenti/Piattaforme di Videoconferenza nei Procedimenti Giudiziari
Il rapporto evidenzia che la videoconferenza ha conosciuto una rapida espansione dopo la pandemia di COVID-19 e la Riforma Cartabia, essendo considerata uno strumento di giustizia da remoto, tra cui:
- Sistema Multi Videoconferenza (MVC)
Il rapporto identifica questo strumento come la principale piattaforma utilizzata nel sistema giudiziario italiano. È integrato nelle aule di udienza e garantisce sicurezza alle persone vulnerabili, consentendo loro di comunicare con i tribunali da ambienti sicuri e controllati. Il sistema permette inoltre ai detenuti di partecipare alle udienze dagli istituti di detenzione, aumentando la sicurezza e riducendo i rischi connessi ai trasferimenti fisici nelle aule di tribunale. Il sistema MVC registra le udienze da remoto e in presenza, fornendo una documentazione rivedibile delle testimonianze e delle prove. Introdotto già nel 1989 per finalità di protezione dei testimoni, è stato successivamente aggiornato con una nuova piattaforma nel 2017.
Strumenti o Sistemi Basati sull'Intelligenza Artificiale
Poiché l'utilizzo dell'IA nel sistema giudiziario italiano è ancora nelle sue fasi iniziali, gli sviluppi attuali si concentrano principalmente su attività di supporto e progetti di ricerca. È stata avviata una collaborazione tra il Ministero della Giustizia e Microsoft, sfruttando software avanzati per la trascrizione automatica delle udienze giudiziarie registrate. La ricerca sulla giustizia predittiva è stata sviluppata attraverso progetti regionali come ER4Justice in Emilia-Romagna, che analizzano le applicazioni dell'IA per la previsione dei rischi di criminalità e la gestione dell'arretrato. È stato inoltre sostenuto che le autorità giudiziarie e la polizia italiana si avvalgano dell'IA per il riconoscimento facciale e l'analisi delle prove nelle indagini.
Osservazioni Finali: Le Prestazioni dell'Italia e le Implicazioni per i Diritti Fondamentali della Digitalizzazione della Giustizia
Il quadro italiano per la digitalizzazione della giustizia riflette la priorità attribuita alla riforma digitale. È stato anche descritto come frammentato, sollevando preoccupazioni riguardo al coordinamento e alla coerenza nell'attuazione. La giustizia civile rappresenta il settore più avanzato, con il Processo Civile Telematico pienamente operativo in tutti i territori e nelle varie fasi procedurali. Il suo sviluppo a lungo termine, risalente agli anni '90, ha consentito la creazione di un sistema relativamente maturo e stabile per la gestione digitale dei procedimenti. Nonostante la sua sofisticazione, i diversi rami della giustizia civile utilizzano sistemi non interoperabili, compromettendo l'uniformità.
Al contrario, come mostrato nel rapporto, la digitalizzazione della giustizia penale ha proceduto più lentamente. Il Processo Penale Telematico, formalmente sviluppato solo negli ultimi anni, è ancora in fase di completa attuazione, con la gestione digitale obbligatoria dei procedimenti penali introdotta in modo graduale. Questo ritmo più lento riflette sia sfide tecniche che preoccupazioni giuridiche più profonde, in particolare riguardo alla compatibilità degli strumenti digitali con le garanzie specifiche richieste nei procedimenti penali. La giustizia amministrativa, attraverso il Processo Amministrativo Telematico, occupa una posizione intermedia: attuata nel 2017, offre un quadro digitale più strutturato ma meno esteso rispetto alla giustizia civile.
Il crescente utilizzo delle tecnologie da remoto nei procedimenti giudiziari illustra questa tensione. Sebbene tali strumenti possano facilitare la partecipazione e ridurre i ritardi, possono incidere su principi procedurali quali l'oralità e l'immediatezza, in particolare nei procedimenti penali. Ciò solleva preoccupazioni riguardo all'effettivo esercizio del diritto di difesa e all'equità complessiva dei procedimenti. Allo stesso tempo, l'espansione dei sistemi digitali comporta un trattamento esteso di dati personali, portando in primo piano le questioni di privacy e protezione dei dati. La vigilanza in questo ambito è esercitata principalmente dal Garante per la Protezione dei Dati Personali, che è intervenuto nei casi in cui gli strumenti digitali sono stati introdotti senza un'adeguata valutazione preliminare del loro impatto sui diritti fondamentali. In senso più ampio, l'assenza di un organismo indipendente dedicato specificamente al monitoraggio di tali implicazioni rimane una lacuna rilevante.
Parallelamente agli sforzi di digitalizzazione più ampi, l'Italia sta esplorando il potenziale ruolo dell'intelligenza artificiale nel settore della giustizia. Sebbene i sistemi di IA non siano attualmente utilizzati nel processo decisionale giudiziario fondamentale, le iniziative politiche indicano un approccio prudente ma orientato al futuro. Come menzionato nel rapporto nazionale, la Strategia Italiana per l'Intelligenza Artificiale 2024-2026 individua opportunità per migliorare l'efficienza amministrativa e l'accesso alla giustizia. A livello legislativo, le disposizioni in fase di elaborazione limitano l'uso dell'IA a funzioni di supporto, come compiti organizzativi o l'analisi della giurisprudenza, ribadendo al contempo che il processo decisionale giudiziario deve rimanere esclusivamente di competenza dei giudici umani. Nonostante questo approccio prudente, il rapporto evidenzia che permangono preoccupazioni riguardo alle potenziali implicazioni a lungo termine dell'IA, inclusi i rischi connessi alla standardizzazione del ragionamento giudiziario, alla gestione di dati sensibili e al possibile impatto sull'indipendenza della magistratura.
Le osservazioni conclusive sul caso italiano contenute nel rapporto FRA concludono che vi è stata una crescita significativa nell'efficienza amministrativa per quanto riguarda la digitalizzazione del sistema giudiziario. Tuttavia, l'Italia ha regolarmente trascurato le esigenze pratiche del personale legale, nonché la tutela di specifici diritti fondamentali. Non è stata condotta alcuna valutazione approfondita dei diritti fondamentali prima dell'implementazione di questi strumenti digitali, con le autorità che hanno ignorato i potenziali rischi per i diritti fondamentali. Sebbene l'Italia abbia dimostrato miglioramenti e progressi significativi, un risultato realmente soddisfacente richiederà futuri sforzi volti ad adottare un approccio incentrato sull'essere umano, che garantisca che la tecnologia non sostituisca le garanzie fondamentali della giustizia, ma funga da meccanismo di supporto.