Consiglio d'Europa

Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa: supervisione sull’esecuzione delle sentenze contro l’Italia in materia di ambiente, migrazione e diritti fondamentali

L’articolo analizza la valutazione espressa dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa sull’esecuzione delle sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani riguardanti l’Italia esaminati nel corso della riunione trimestrale tenutasi all’inizio di marzo 2026. L’attuazione delle sentenze è stata complessivamente valutata in termini positivi da parte del Comitato dei Ministri.
Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa durante una riunione

Sommario

  • Introduzione 
  • Cannavacciuolo e altri c. Italia
  • Il gruppo J.A. e Sadio c. Italia
  • Conclusione

Introduzione

Dal 9 all’11 marzo 2026, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa (il Comitato) si è riunito a Strasburgo nell’ambito della propria funzione di supervisione dell’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti umani per la sua riunione trimestrale. Ai sensi dell’articolo 46 della Convenzione europea dei diritti umani, le sentenze della Corte sono giuridicamente vincolanti per gli Stati parte e la loro corretta attuazione è sottoposta al controllo del Comitato dei Ministri.

La valutazione dei progressi compiuti dagli Stati nell’esecuzione delle sentenze si fonda sulle informazioni trasmesse da una pluralità di attori, tra cui le autorità nazionali, i ricorrenti, le organizzazioni della società civile e le istituzioni nazionali per i diritti umani, nonché altri soggetti interessati.

Nel corso della riunione, il Comitato ha esaminato anche diversi casi riguardanti l’Italia, tra cui Cannavacciuolo e altri c. Italia, J.A. e altri c. Italia e Sadio c. Italia. In particolare, il caso Cannavacciuolo e altri è stato oggetto di un esame  distinto, mentre il gruppo di casi J.A. e altri è stato analizzato congiuntamente al caso Sadio in un secondo rapporto.

Cannavacciuolo e altri c. Italia

La sentenza sul caso Cannavacciuolo e  altri c. Italia concerne l’omissione da parte delle autorità italiane nell’adottare tutte le misure necessarie a proteggere il diritto alla vita delle persone residenti nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”, in Campania, esposte a un inquinamento persistente e su larga scala derivante da pratiche di smaltimento illecito, interramento e combustione di rifiuti. In questa sentenza, lo Stato italiano è stato giudicato responsabile di non aver agito con la dovuta diligenza nell’affrontare un fenomeno sistemico, diffuso e protratto nel tempo, relativo alla prevenzione e la gestione di gravi rischi ambientali.

Questa sentenza riveste un particolare rilievo in quanto costituisce un “pilot judgment” (Sentenza pilota), adottata dalla Corte europea dei diritti umani in presenza di un problema strutturale e non meramente individuale, caratterizzato dal un'estensione diffusa, una durata protratta nel tempo e da carenze sistemiche imputabili allo Stato. In tale contesto, la Corte ha ritenuto di imporre l’adozione di riforme volte ad affrontare alla radice le criticità accertate e a riformare interamente il sistema.

A tal fine la Corte ha fornito indicazioni molto dettagliate circa le misure da adottare. In primo luogo, è richiesta l'attuazione di una strategia nazionale coordinata comprensiva della mappatura delle aree contaminate, dell’analisi della matrici ambientali (suolo, acqua e aria), della gestione dei rischi, dello studio degli impatti sulla salute e del contrasto alle attività illecite, quali lo smaltimento illecito. Tale strategia deve essere caratterizzata da tempistiche chiare, dell'allocazione di risorse adeguate e dal coinvolgimento della società civile oltre alle autorità competenti.

In secondo luogo, la Corte ha richiesto l'istituzione di un meccanismo di monitoraggio indipendente incaricato di verificare l’attuazione delle misure e il rispetto delle scadenze previste, dotato di adeguate garanzie di indipendenza e aperto anche alla partecipazione di soggetti esterni all’apparato statale. 

Infine, è stata indicata la necessità di creare una piattaforma pubblica unica che raccolga, in modo accessibile, strutturato e costantemente aggiornato, tutte le informazioni rilevanti relative alla Terra dei Fuochi e alle misure adottate o previste. 

La Corte ha altresì stabilito tempistiche stringenti, prevedendo che tutte le misure sopra indicate siano adottate entro due anni dalla definitività della sentenza. In tale prospettiva, essa ha deciso di sospendere l’esame dei ricorsi analoghi pendenti, al fine di consentire allo Stato italiano di porre rimedio alle carenze strutturali riscontrate, evitando un contenzioso seriale e favorendo una soluzione sistemica del problema. 

Il Comitato ha, nel complesso, valutato positivamente le azioni intraprese dalle autorità italiane al fine di porre rimedio alle violazioni accertate nella sentenza della Corte. Da un lato, esso ha preso atto della corresponsione ai ricorrenti delle somme liquidate a titolo di costi e spese. Dall’altro lato, per quanto concerne il risarcimento dei danni non patrimoniali, il Comitato si è riservato di pronunciarsi in una fase successiva, rilevando come le misure individuali necessarie a proteggere i ricorrenti dagli effetti dell’inquinamento ambientale risultino strettamente connesse all’adozione e all’effettiva attuazione delle misure generali.

Con riferimento a queste ultime, il Comitato ha riconosciuto l’adozione, da parte dell’Italia, di una strategia globale e integrata volta ad affrontare le molteplici dimensioni del problema strutturale del disinquinamento e della messa in sicurezza delle aree interessate. In tale contesto, è stata apprezzata in particolare l’istituzione di un Commissario straordinario incaricato di coordinare e supervisionare l’attuazione delle misure previste.

Nonostante i progressi registrati, il Comitato ha rilevato la persistenza di episodi di smaltimento illecito e combustione di rifiuti. A tali fenomeni il Governo italiano ha reagito, tra l’altro, mediante l’adozione, nel 2025, di una normativa volta a inasprire il regime sanzionatorio per i reati ambientali. In particolare tra le novità si evidenziano la riorganizzazione dei reati legati ai rifiuti, l’introduzione di nuovi reati distinti in base alla pericolosità dei rifiuti e l’aumento delle pene per gestione non autorizzata, traffico illecito e combustione illegale dei rifiuti.

Inoltre, all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) è stato attribuito il compito di monitorare l’attuazione delle misure previste dalla suddetta strategia globale. Il Comitato ha sottolineato l’importanza di garantire l’indipendenza di tale meccanismo di monitoraggio, raccomandando il coinvolgimento di soggetti terzi rispetto alle autorità statali.

È stata altresì positivamente valutata l’adozione di una strategia di comunicazione comprensiva, nonché l’istituzione, tuttora in corso, di una piattaforma pubblica volta a fornire informazioni aggiornate e accessibili sulla situazione sul territorio, al fine di assicurare un effettivo e agevole accesso alle informazioni. Il Comitato ha pertanto incoraggiato la rapida finalizzazione di tale iniziativa.

L’esame del caso dunque proseguirà in occasione della riunione prevista per marzo 2027. In vista di tale riunione, le autorità italiane sono state invitate a presentare un aggiornamento sullo stato di attuazione delle misure entro il 15 dicembre 2026.

Il gruppo J.A. e altri e Sadio c. Italia

I casi esaminati in questa supervisione dal Comitato dei ministri trattano di violazioni avvenute tra il 2016 e il 2019 riguardanti la detenzione illegittima  e in condizioni  precarie negli “hotspot” di Lampedusa e Taranto, nonché nel centro di accoglienza di Cona (Venezia), oltre all'espulsione collettiva di alcuni dei ricorrenti. Le violazioni accertate dalla Corte includono inoltre trattamenti inumani o degradanti subiti durante l’arresto, nonché condizioni materiali inadeguate sia durante la detenzione sia durante il trasferimento. Infine, è stata rilevata l’assenza di rimedi giurisdizionali effettivi per contestare le condizioni di vita ritenute non conformi agli standard convenzionali. 

In relazione al gruppo di casi J.A. e altri c. Italia e Sadio c. Italia, per quanto riguarda le misure individuali, il Comitato ha rilevato che non ci sia bisogno di ulteriore supervisione da parte del Comitato rilevando il pagamento degli indennizzi a titolo di equa soddisfazione da parte dello Stato ai ricorrenti. 

Per quanto riguarda le misure generali, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha rilevato alcune misure da parte delle autorità italiane volte a migliorare le condizioni di vita negli hotspot, in particolare gli interventi di rinnovamento delle strutture di Taranto e di Lampedusa, nonché la riduzione dei tempi di permanenza presso quest’ultimo. 

Ulteriori elementi positivi emergono con riferimento al quadro normativo nazionale. Il Comitato ha infatti evidenziato: il divieto di detenzione dei minori non accompagnati e la previsione di adeguate condizioni di accoglienza; il divieto di espulsioni collettive, accompagnato da garanzie estese nella legislazione interna; nonché l’obbligo di fornire ai migranti informazioni adeguate sulle procedure di richiesta di asilo. 

È stata inoltre rilevata l’interruzione della pratica dei trasferimenti coercitivi a lunga distanza dei migranti in vista della loro espulsione, per la quale l’Italia era stata condannata nel 2023 dalla Corte europea dei diritti umani nel caso A.E. e altri c. Italia

Infine, in vista dell’entrata in vigore, nel giugno 2026, del Nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo, che prevede anche l’istituzione di un meccanismo di monitoraggio indipendente, il Comitato ha invitato le autorità italiane a fornire informazioni circa l’impatto della nuova legislazione dell’Unione europea sul quadro normativo interno. In particolare, è stato richiesto di garantire che le misure adottate non comportino un abbassamento del livello di tutela dei diritti fondamentali, che deve rimanere conforme agli standard della Corte europea dei diritti umani e alla giurisprudenza della Corte. 

Con riferimento al caso Sadio c. Italia, il Comitato ha deciso di chiudere la procedura di supervisione mediante l’adozione di una risoluzione finale. Invece il Comitato ha richiesto ulteriori informazioni, da fornire entro il 15 dicembre 2026, in relazione all’adozione delle misure generali previste dalle altre sentenze.  

Conclusione

Nel complesso, nel corso dell’ultimo incontro trimestrale, il Comitato ha espresso una valutazione positiva in merito all’operato dell’Italia con riguardo agli obblighi derivanti dalle sentenze della Corte europea dei diritti umani. In particolare, con riferimento alla questione della Terra dei Fuochi, è stato rilevato come le misure adottate appaiono procedere in modo adeguato verso la risoluzione delle criticità emerse in sede di giudizio, in linea con il piano delineato nella sentenza della Corte. 

In tale contesto, si registrano progressi significativi, riconducibili all’adozione di un approccio più strutturato e coordinato, nonché al grado di dettaglio delle misure indicate dalla Corte, che riflette un orientamento più incisivo nei confronti di fenomeni caratterizzati da carenze sistemiche, tipico dei giudizi pilota. 

In questo contesto, il caso Cannavacciuolo e altri c. Italia segna un passaggio rilevante per l’Italia, chiamata ad affrontare in modo sistemico e strutturato le criticità di un territorio che da decenni è interessato da pratiche di smaltimento illecito di rifiuti tossici, con rilevanti conseguenze per la salute della popolazione locale. Diversi studi hanno evidenziato un incremento dell’incidenza di alcune patologie oncologiche rispetto alla media nazionale, pur in assenza di un nesso causale diretto pienamente accertato tra i fenomeni considerati. 

Resta tuttavia centrale, nelle successive fasi di supervisione del Consiglio d’Europa, il proseguimento dell’attuazione delle misure prescritte, in particolare nel rispetto delle tempistiche stabilite dalla sentenza, che richiedono l’adozione delle riforme entro un termine massimo di due anni. Sarà inoltre necessario valutare l’idoneità e l’efficacia concreta degli interventi adottati, tenuto conto della complessità del fenomeno, anche in ragione del coinvolgimento di attività criminali organizzate, che potrebbe incidere sulla piena realizzazione degli obiettivi perseguiti. 

Per quanto riguarda il gruppo di casi relativi alla tutela dei migranti rispetto a trattamenti inumani e degradanti, il Comitato ha rilevato alcuni miglioramenti, in particolare con riferimento alle condizioni di vita negli hotspot di Taranto e Lampedusa. Il rapporto del Comitato restituisce, nel complesso, un quadro tendenzialmente positivo; tuttavia, tali progressi appaiono circoscritti a specifiche strutture e non necessariamente indicativi di un miglioramento sistemico.

Un elemento di rilievo è rappresentato dall’interruzione della pratica dei trasferimenti coercitivi a lunga distanza, che costituisce un avanzamento significativo. Analogamente, il quadro normativo nazionale è stato oggetto di una valutazione positiva da parte del Comitato. Ciononostante, tali sviluppi non sembrano ancora tradursi in un impatto sostanziale e diffuso sulle condizioni effettive di trattamento dei migranti, evidenziando un possibile scarto tra il piano normativo e quello applicativo.

A giugno 2026 entrerà in vigore il Nuovo Patto europeo sula Migrazione e l’Asilo, approvato definitivamente nel 2024. Il Patto sostituirà il vecchio impianto di Dublino, con l’obiettivo di rendere il sistema più uniforme, rapido e condiviso. Esso mira a rendere più efficienti le procedure, in particolare per alcune domande di asilo e per i rimpatri, attraverso controlli iniziali di identificazione, sicurezza e vulnerabilità. A ciò si affianca un nuovo sistema di registrazione dei dati, pensato per seguire meglio i movimenti e ridurre gli spostamenti irregolari tra gli Stati membri dell’UE. Inoltre, il Patto prevede una dimensione esterna più forte, fondata su partenariati con i Paesi terzi. 

Non mancano, tuttavia, forti critiche, soprattutto per il rischio che queste procedure, in particolare quelle accelerate alle frontiere, possano compromettere le garanzie individuali, specialmente per chi necessita di una valutazione accurata della propria situazione.

In questo contesto, l’Italia si trova in una posizione ambivalente: da un lato, potrebbe beneficiare di una maggiore condivisione delle responsabilità a livello europeo; dall’altro, in quanto Paese di primo ingresso, è verosimilmente destinata a sostenere un significativo carico amministrativo e operativo nella gestione delle nuove procedure. In tale prospettiva, il Comitato insiste sulla necessità di un’attuazione del Patto che non comprometta, in alcun modo, il livello effettivo di tutela dei diritti dei migranti che giungono sul territorio italiano. 

Nel complesso, l’analisi dei casi evidenzia un adeguamento dell’ordinamento italiano agli obblighi derivanti dalla Convenzione europea dei diritti umani, pur nella persistenza di alcune criticità, soprattutto con riferimento alla loro effettiva attuazione. Resta pertanto decisiva, nelle future fasi di supervisione, la verifica dell’effettività delle misure adottate e della loro capacità di tradursi in una tutela sostanziale e duratura dei diritti fondamentali., Emerge dunque il ruolo centrale del controllo esercitato dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa quale strumento essenziale per garantire la concreta esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti umani.

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