Commissione europea: relazione 2026 sulla situazione dello stato di diritto in Italia
Sommario
- Valutazione della salute dello stato di diritto in Italia
- Il sistema giudiziario
- Il quadro anticorruzione
- Pluralismo e libertà dei media
- Controlli e contrappesi istituzionali
- Conclusioni
Valutazione sulla situazione dello stato di diritto in Italia
La relazione annuale dell'Unione Europea sulla situazione dello stato di diritto, si fonda sul principio per cui i pubblici poteri agiscono nei limiti fissati dalla legge, sotto il controllo di giudici indipendenti e nel rispetto dei diritti fondamentali. Questa relazione analizza ogni anno, attraverso diversi pilastri fondamentali - quali il sistema giudiziario, il quadro anticorruzione, il pluralismo e la libertà dei media, e il bilanciamento dei poteri - come un determinato paese proceda nel rispetto e nello sviluppo coerente di tali principi.
Per quanto riguarda l’Italia si è fatto presente nella stessa relazione che, nel sistema giudiziario si è registrato un miglioramento nella digitalizzazione dei processi penali di primo grado e nel reclutamento del personale. Inoltre, sebbene la durata dei procedimenti si stia riducendo, la lunghezza delle cause resta un problema strutturale. È giusto anche portare all’attenzione la mancata concretizzazione della separazione delle carriere dovuta al referendum che ha avuto esito negativo.
Per il quadro anticorruzione invece, è stata adottata una nuova strategia nazionale (2026-2028) ed è stato avviato il portale unico per la trasparenza degli appalti. Tuttavia, restano in stallo le riforme sui conflitti di interesse, come anche sul finanziamento dei partiti politici tramite donazioni.
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) mantiene la sua indipendenza e, come è stato riportato nella relazione, è stata evidenziata anche un’implementazione e rafforzamento dal punto di vista finanziario. Tuttavia, si evidenziano preoccupazioni per l’aumento degli attacchi ed intimidazioni ai giornalisti.
Rimangono molteplici perplessità anche per il crescente numero di decreti legge (DL), utilizzati in modo improprio. Tramite la relazione, si viene anche a conoscenza di una mancata istituzione effettiva di un corpo a protezione dei diritti umani.
Nelle righe seguenti, i predetti pilastri costitutivi verranno analizzati più nel dettaglio, evidenziando le criticità dell'Italia, i punti di riflessione, alcuni esempi emblematici e le possibili soluzioni proposte dalla relazione europea.
Il sistema giudiziario
L'efficienza del sistema giudiziario italiano risulta essere un punto debole secondo la relazione europea. Pur registrandosi dei miglioramenti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in particolare grazie ai decreti legislativi della cosiddetta Riforma Cartabia, si riscontrano ancora imprecisioni e ritardi.
Nel settore civile si nota una tendenza al calo della durata media dei procedimenti e del contenzioso pendente. Un esempio significativo in tal senso è l'Ufficio per il Processo (UPP). L'effetto positivo di questo strumento risiede nell'affiancamento temporaneo ai giudici di giovani giuristi, che favorisce non solo la possibilità per questi ultimi di fare esperienza, ma anche di alleggerire il carico di lavoro degli stessi giudici, assistendoli nella stesura dei provvedimenti e velocizzando la preparazione delle udienze. Nonostante ciò, la relazione solleva un interrogativo importante: la questione della stabilizzazione di questi giovani professionisti al termine dei fondi PNRR. Risulta dunque legittimo chiedersi se tale stabilizzazione avverrà mai.
Sono stati completati con successo importanti passaggi verso l'obbligatorietà del processo telematico nel primo grado di giudizio. Sono stati inoltre indetti vari concorsi per l'assunzione di nuovo personale, sia amministrativo che di magistratura. Tuttavia, nei tribunali del sud e in alcune sedi periferiche, la relazione segnala che il vuoto di personale supera ancora il 20%.
Il rapporto analizza anche l'evoluzione del disegno di legge di riforma costituzionale volto a separare le carriere tra magistratura giudicante e requirente (modifica degli articoli 104-105 della Costituzione), con la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura. Il rapporto evidenzia le difficoltà di questo percorso, citando il referendum confermativo tenutosi in passato
Il quadro anticorruzione
La percezione della corruzione nel settore pubblico rimane relativamente alta e stabile negli ultimi anni. In questa relazione si evidenzia come nell’anno 2026, l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) abbia adottato il nuovo piano anti corruzione. Quest’ultimo si sviluppa su una strategia pluriennale, articolata su target, azioni ed indicatori. I pilastri principali riguardano i contratti pubblici, le inelegibilità/incompatibilità per i funzionari e la trasparenza amministrativa.
Il quadro normativo penale ha subito importanti assestamenti, vagliati dalla Corte Costituzionale. In relazione all'art. 346-bis c.p. (traffico di influenze illecite), nel dicembre 2025 la Corte Costituzionale (sentenza n. 185/2025) ha stabilito che la legge che ne ha ristretto la portata applicativa non viola né la Costituzione né le convenzioni internazionali
Per quanto riguarda invece l'abrogazione del reato di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.), questa era già stata ritenuta conforme alla Costituzione nel 2025. Ad oggi, tale abrogazione è affiancata dall'introduzione del reato di "indebita destinazione di denaro o cose mobili". A fronte di queste modifiche in ambito penale, la società civile, i magistrati e l'ANAC richiedono l'introduzione di maggiori misure amministrative o disciplinari di supporto, al fine di evitare vuoti di tutela.
Nel gennaio 2026, la Relazione riporta l'entrata in vigore della riforma della Corte dei Conti (legge n. 1/2026), che introduce elementi rilevanti. In primo luogo, se la Corte dei Conti non si esprime entro 30 giorni (prorogabili a 90) sulle decisioni di aggiudicazione sottoposte a controllo preventivo, le autorità pubbliche non possono essere ritenute responsabili. Tale meccanismo è stato esteso ai contratti del PNRR e agli enti locali. I titolari di organi politici vengono inoltre considerati in buona fede se adottano atti proposti, vistati o firmati dai dirigenti tecnici/amministrativi con parere favorevole, in assenza di dolo Viene inoltre definita e ristretta la “colpa grave” ponendo un tetto al risarcimento al 30% del danno, oppure ad un massimo di due annualità di stipendio.
Ad aprile 2026 la stessa Corte dei Conti ha sollevato una questione di legittimità costituzionale, davanti alla Corte competente, temendo un’attenuazione dell’efficacia dei controlli sulla spesa pubblica.
A novembre 2025, l'ANAC ha rilasciato linee guida sui canali di segnalazione interni. Nel settembre dello stesso anno è stato inoltre avviato il portale unico per la trasparenza, volto a monitorare la trasparenza nei contratti pubblici, settore che presenta ancora delle criticità.
Pluralismo e libertà dei media
L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) continua a operare in modo indipendente. Il suo sistema di autofinanziamento, basato sui contributi versati dagli enti soggetti alla sua regolamentazione, è stato modificato dalla legge di bilancio 2026, al fine di aumentarne l'indipendenza e la stabilità. Per quanto riguarda invece la governance e il finanziamento della RAI, è in discussione al Senato una proposta di legge volta a riformarne entrambi gli aspetti, con lo scopo di allinearla all'European Media Freedom Act. Le modifiche includono:
- L'estensione del mandato dei membri del CdA
- L'eliminazione del potere di nomina diretta, da parte dei membri del Governo, dei membri del CdA
- L'introduzione di un tetto alle riduzioni annuali del canone RAI
Il ritardo nell’elezione di un presidente per il CdA, evidenzia come la RAI abbia mancato di protezione per evitare stalli o ingerenze dal mondo della politica. Il governo attualmente in carica, come riportato dalla Relazione, ha previsto un taglio di 10000 euro al finanziamento pubblico, per razionalizzare i costi. Molteplici entità come la RAI hanno sostenuto che questa mossa indichi e costituisca un rischio per la competitività e sostenibilità finanziaria dell'azienda.
Il sostegno pubblico al settore dei media avviene principalmente tramite il Fondo Unico per il Pluralismo e l'Innovazione Digitale. Nella relazione si consiglia dunque di rivedere i criteri di allocazione dei fondi, al fine di evitare la desertificazione informativa a livello locale. Si evidenzia inoltre come, a causa delle scarse retribuzioni presenti in questo settore, i soggetti coinvolti - come giornalisti e freelance - restino figure a rischio, scarsamente retribuite e tutelate dal punto di vista economico.
Un dato riportato dalla Relazione su cui vale la pena riflettere è quello relativo ai giornalisti: nel giugno 2026, i giornalisti sotto protezione della polizia risultavano essere 29. Nella seconda metà dello stesso anno si sono registrati ulteriori attacchi, sia con uso di esplosivi (caso Ranucci) sia con vere e proprie aggressioni fisiche alle sedi. Infine, viene riportato come l'introduzione di un vero e proprio testo normativo contro gli atti di diffamazione ai danni dei giornalisti resti ancora un passaggio incerto.
Controlli e contrappesi istituzionali
Per quanto concerne i controlli e contrappesi istituzionali invece, la Relazione evidenzia evoluzioni e criticità relative all’equilibrio tra i poteri dello stato, all’impatto dei processi legislativi urgenti ed al ruolo degli organismi indipendenti. Il disegno di legge per il cosiddetto “premierato” è all’esame del parlamento, sono state sottolineate perplessità circa l’indebolimento dei poteri del presidente della repubblica, per non parlare della riduzione del bilanciamento e controllo del parlamento.
Come predetto vengono generate perplessità dall’utilizzo improprio dei decreti legge. Nel particolare la relazione osserva come questo limiti il dibattito parlamentare e l’utilizzo di emendamenti, riducendo l’organo parlamentare ad un banale organo di ratifica.
Si riportano inoltre ritardi da parte del Parlamento negli adeguamenti richiesti dalla Corte Costituzionale, che generano incertezze giuridiche negli ambiti dei diritti fondamentali e della giustizia penale. Il progetto di legge per la separazione delle carriere dei magistrati, tra giudicanti e requirenti, e per la creazione di due distinti Consigli della Magistratura, ha generato non pochi dibattiti, sottolineando il rischio di un possibile assoggettamento della magistratura al potere esecutivo. Nonostante ciò, il referendum si è confermato uno dei migliori strumenti di consultazione popolare, respingendo definitivamente questa proposta.
L'Italia rimane uno dei pochi paesi europei privo di un organo ufficiale per la tutela dei diritti umani, conforme ai Principi di Parigi. Nonostante le numerose proposte presentate, queste si sono tutte puntualmente arenate in Parlamento, portando ancora una volta il paese a essere richiamato dall'Europa. Le ONG operanti nel campo della ricerca e soccorso in mare continuano a vivere disagi e limitazioni. Tali restrizioni sono dovute all'applicazione del Codice di Condotta (CdC) e all'imposizione dell'assegnazione di "porti sicuri" distanti dalle aree di operazione, con un conseguente aumento dei costi.
Si sottolineano inoltre incrementi nei tentativi legislativi di ostacolare il dissenso e l'associazionismo. In particolare, si evidenzia come siano aumentate le sanzioni per chi manifesti o protesti in gruppo, ad esempio praticando blocchi stradali o i più classici cortei in piazza.
Conclusioni
In conclusione, la Relazione dell’Unione Europea si conferma una delle fonti più autorevoli nel panorama internazionale. Offrendo considerazioni e un’analisi critica e costruttiva. Si riportano le predette con lo scopo di generare una riflessione e cambiamento. L’Italia risulta avere ancora tanto su cui lavorare, soprattutto nell’ambito della giustizia e tutela dei diritti fondamentali. È importante in conclusione riportare come molteplici delle iniziative che hanno avuto un ruolo positivo e di crescita, riportate dalla stessa Relazione, partissero da movimenti dal basso, dal popolo che ha partecipato attivamente alla vita politica.
Parole chiave
Come citare questo articolo
Sofia Fraschetti (2026), "Commissione europea: relazione 2026 sulla situazione dello stato di diritto in Italia", in Annuario italiano dei diritti umani, ISSN 3035-5435, https://unipd-centrodirittiumani.it/it/temi/commissione-europea-relazione-2026-sulla-situazione-dello-stato-di-diritto-in-italia