Laura Nota: «Il futuro non si subisce, si immagina». Dalla Svizzera un manifesto per ripensare orientamento, libertà e giustizia sociale
La psicologa Laura Nota dell'Università di Padova riceve la laurea honoris causa dall'Università di Losanna e lancia una sfida al mondo accademico: abbandonare le narrazioni dominanti per tornare a costruire, insieme alle persone, nuovi orizzonti di scelta, inclusione e democrazia.
Non è stata una tradizionale lectio magistralis quella pronunciata dalla professoressa Laura Nota lo scorso 28 maggio nel Dies Academicus dell'Università di Losanna, in occasione del conferimento della laurea honoris causa. Piuttosto, un manifesto scientifico e civile rivolto all'università, alla ricerca e a tutti e tutte coloro che si interrogano sul futuro delle società contemporanee.
Il riconoscimento celebra una carriera accademica di assoluto rilievo internazionale. Certo. Ma ancor di più celebra un percorso di ricerca che, negli ultimi vent'anni, ha profondamente trasformato gli studi sull'orientamento, contribuendo alla nascita del paradigma del Life Design e aprendo nuove prospettive sui temi dell'inclusione, della giustizia sociale, del lavoro dignitoso e dei diritti umani.
Fin dalle prime parole della sua lectio, Laura Nota colloca questo traguardo dentro una storia collettiva. Non racconta il successo individuale, ma una rete di relazioni scientifiche e umane costruita negli anni con i colleghi dell'Università di Losanna, dell'Università di Padova e con la comunità internazionale del Life Design. Una comunità nata oltre vent'anni fa, grazie all'incontro con studiosi come Jean-Pierre Dauwalder, Jérôme Rossier, Jonas Masdonati, Koorosh Massoudi, Mark Savickas, Jean Guichard, Maria Eduarda Duarte, Annalies Van Vianen, Raoul Van Esbroeck e Salvatore Soresi, maestro e compagno di ricerca, ricordato anche per il suo storico impegno civile a favore dell'inclusione scolastica delle persone con disabilità.
Questa lunga collaborazione ha dato vita tanto a progetti di ricerca comuni, quanto alla fondazione della European Society for Vocational Designing and Career Counseling (ESVDC), alla rete internazionale ECADOC dedicata ai giovani ricercatori e alle giovani ricercatrici e al programma UNESCO UNITWIN, contribuendo a costruire una delle più importanti comunità scientifiche mondiali nel campo dell'orientamento. Il vero cuore della lectio non riguarda il passato. Riguarda il futuro.
Contro il futuro già scritto
Il punto di partenza è una domanda tanto semplice quanto radicale: chi sta immaginando il futuro? Secondo Laura Nota, oggi il futuro viene raccontato quasi esclusivamente attraverso grandi rapporti internazionali, analisi economiche e previsioni tecnologiche. Sono narrazioni che descrivono l'avvento dell'intelligenza artificiale, indicano quali professioni saranno richieste, quali competenze dovranno possedere le nuove generazioni, come cambieranno le città, il lavoro e perfino il tempo libero. Si tratta di scenari che vengono spesso presentati come inevitabili. Il problema, osserva la studiosa, verte non su ciò che questi rapporti raccontano, piuttosto su ciò che omettono. Mancano le contraddizioni, i costi sociali, le conseguenze sulle disuguaglianze, le derive democratiche. Soprattutto, manca il coinvolgimento delle persone nella costruzione del futuro. Il messaggio implicito ed ineluttabile sembra essere uno solo: adattarsi. Quella della Professoressa Nota è una critica che investe direttamente il modo in cui oggi si concepisce anche l'orientamento. Per decenni orientare ha significato aiutare le persone a trovare il proprio posto nel mercato del lavoro. Ma se il mercato stesso diventa l'unico orizzonte possibile, l'orientamento rischia di trasformarsi in uno strumento di adattamento allo status quo, addirittura di schiacciamento, rinunciando alla propria funzione educativa e trasformativa. «Ci è stata tolta la partecipazione», afferma in sostanza Laura Nota. Ci viene chiesto di prepararci ai cambiamenti prodotti dalla tecnologia, ma sempre meno di discutere quale tecnologia vogliamo, quale economia desideriamo delineare e quale idea di società intendiamo perseguire.
L'Antropocene e il peso delle disuguaglianze
Per comprendere questa trasformazione, la lectio prende le mosse dall'Antropocene, l'epoca geologica nella quale le attività umane modificano profondamente gli equilibri del pianeta. Laura Nota introduce una precisazione decisiva: non è l'intera umanità ad avere la stessa responsabilità. Richiamando studiosi come Kohei Saito, Jason Moore, Nancy Fraser e Ugo Mattei, la professoressa sostiene che la crisi sociale ed ecologica non nasce genericamente dall'essere umano, bensì da un particolare modello economico fondato sull'estrazione continua di valore dal lavoro, dalle persone e dalla natura. È una critica esplicita al neoliberismo contemporaneo, accusato di avere progressivamente separato la libertà economica dall'uguaglianza, favorendo la concentrazione della ricchezza, la formazione di monopoli globali e la riduzione dei diritti sociali. Il risultato? È un sistema nel quale poche grandi corporation acquisiscono un potere crescente, mentre aumentano precarietà, vulnerabilità e povertà. La crisi ambientale, dunque, non può essere affrontata senza affrontare contemporaneamente la questione della giustizia sociale e viceversa: perché le due dimensioni sono inseparabili.
Dall'homo economicus all'homo adaptus
Una delle parti più originali della lectio riguarda la critica al modello antropologico che, secondo Laura Nota, si è progressivamente imposto nelle società occidentali. Accanto all'homo economicus, l'individuo razionale che persegue esclusivamente il proprio interesse economico, negli ultimi decenni, afferma Nota, è emersa una figura ancora più problematica: l'homo adaptus, chiamato di continuo ad adattarsi ai cambiamenti prodotti da altri. La parola "adattamento" attraversa ormai ogni discorso pubblico: adattarsi alle trasformazioni del mercato del lavoro, alla rivoluzione digitale, all'intelligenza artificiale, ai nuovi modelli produttivi.
Ma chi decide la direzione di questi cambiamenti, di questi adattamenti? È l'interrogativo che attraversa l'intera relazione. Secondo Laura Nota, il rischio è che l'orientamento, l'istruzione e perfino la formazione universitaria finiscano per limitarsi a preparare le persone ad affrontare un futuro già scritto da altri, anziché renderle protagoniste della sua progettazione. Il punto però non è negare il cambiamento tecnologico. Il punto è invece chiedersi se esso debba essere semplicemente accettato oppure discusso, governato democraticamente e orientato verso finalità condivise.
La finanziarizzazione della società
La riflessione introduce un fenomeno poco visibile, ma già radicati: la finanziarizzazione dell'economia. Laura Nota descrive una trasformazione radicale. Per lungo tempo il capitalismo industriale ha funzionato secondo una logica relativamente semplice: il capitale veniva investito per produrre beni e servizi, creando lavoro, innovazione e ricchezza. Adesso, osserva, sempre più spesso il denaro produce altro denaro senza passare attraverso la produzione. È il predominio della finanza sull'economia reale. In questo scenario assumono un ruolo crescente i grandi fondi d'investimento internazionali, capaci di acquisire aziende in difficoltà, ristrutturarle, esternalizzare attività, ridurre il personale e rivenderle con maggiore valore. La logica diventa quella del rendimento immediato. A qualunque costo: sociale, ambientale, umano. Il lungo periodo, la qualità del lavoro, il benessere delle comunità locali, perfino la sopravvivenza di interi settori produttivi finiscono in secondo piano. Le conseguenze, secondo la studiosa, sono ormai riconoscibili ovunque. Piccole imprese che scompaiono. Professioni indipendenti che vengono progressivamente assorbite da grandi gruppi. Servizi pubblici affidati a soggetti finanziari il cui interesse principale è remunerare gli investitori. Persino il welfare cambia natura. La riduzione della sanità pubblica e della previdenza pubblica spinge sempre più cittadini e cittadine verso assicurazioni private e fondi pensione, alimentando ulteriormente il circuito finanziario. È un processo che modifica sia l'economia, sia il modo in cui le persone imparano a percepire se stesse. L'individuo non è più un lavoratore/lavoratrice o un/una cittadino/a: diventa al contempo investitore, risparmiatore, consumatore finanziario. Persino l'educazione economica proposta nelle scuole rischia, secondo Laura Nota, di insegnare soprattutto come adattarsi a questo modello, più che approcciarlo criticamente.
L'intelligenza artificiale oltre gli entusiasmi
E l'intelligenza artificiale? Laura Nota prende le distanze sia dagli entusiasmi sia dalle letture catastrofiste. Il nodo centrale non è l'IA in sé: Nota sposta la prospettiva sul modo in cui viene raccontata. Le narrazioni dominanti insistono sulle opportunità: nuove professioni, maggiore produttività, sviluppo tecnologico, personalizzazione dei servizi. Molto meno spazio viene dedicato ai possibili effetti collaterali. La studiosa richiama ricerche recenti che mostrano come l'automazione non si limiti a sostituire il lavoro manuale, bensì anche professioni altamente qualificate nei settori della comunicazione, della finanza, della ricerca e della tecnologia stessa. Uno degli effetti più preoccupanti è quello che alcuni definiscono premature de-professionalization. Se competenze sempre più sofisticate vengono incorporate nei sistemi di intelligenza artificiale, diminuisce il valore economico della formazione specialistica. Ecco la ragione per cui molti e molte giovani iniziano a domandarsi se abbia ancora senso investire anni di studio universitario. Interrogativo che, osserva Laura Nota, attraversa ormai numerose famiglie: in ballo non c'è solo il lavoro, c'è il significato stesso dell'istruzione, il suo valore, il suo esserci.
La costruzione dell'ignoranza
La rivoluzione digitale produce un altro fenomeno sul quale la lectio insiste con forza: la diffusione della disinformazione. Richiamando gli studi sull'agnotologia, la "scienza della costruzione dell'ignoranza", Laura Nota descrive un ambiente informativo caratterizzato da fake news, contenuti manipolati, immagini artificiali, discorsi d'odio e narrazioni semplificate. Di nuovo: non si tratta solo di un problema tecnologico, si tratta di una questione democratica. Quando prevalgono informazioni parziali o contrapposte, diventa sempre più difficile sviluppare una comprensione condivisa della realtà. Il dibattito pubblico si polarizza. Le persone sono spinte verso una logica competitiva, individualistica, nella quale ciascuno percepisce l'altro come un avversario o peggio come un nemico. È il contrario della cultura della cooperazione che, secondo Laura Nota, dovrebbe invece costituire il fondamento dell'orientamento e dell'educazione.
La crisi della speranza
La parte forse più intensa della lectio arriva quando la riflessione passa dagli aspetti economici alle conseguenze psicologiche. La crescita delle disuguaglianze, della precarietà e della vulnerabilità produce sì povertà materiale ma pure un impoverimento delle aspettative. Molti e molte giovani faticano ormai ad immaginare un futuro migliore. Le ricerche internazionali citate da Laura Nota mostrano come quarant'anni di neoliberismo abbiano alimentato un senso diffuso di impotenza, incidendo sulla salute mentale, sulla qualità della vita e sulla fiducia nelle istituzioni. In tale contesto, l'orientamento non può limitarsi ad insegnare come trovare un lavoro. Deve contribuire a restituire alle persone qualcosa di ancora più prezioso: appunto, la possibilità di immaginare il futuro. Ed è proprio qui che la lectio cambia prospettiva. Dopo aver descritto le trasformazioni che stanno ridefinendo il nostro tempo, Laura Nota si concentra, infatti, su ciò che considera il vero compito dell'università: non adattare le persone al presente, ma aiutarle a progettare e realizzare alternative.
La vera sfida: recuperare la complessità
Dopo avere illustrato i rischi di una società sempre più guidata dalla finanziarizzazione, dalla concentrazione del potere economico e da una tecnologia governata da pochi grandi attori globali, Laura Nota cambia registro. La domanda non è più che cosa sta succedendo. La domanda diventa: che cosa possiamo fare? La risposta parte da un'istituzione che conosce bene: l'università. Secondo la docente padovana, gli atenei non possono limitarsi a preparare professionisti sempre più adattabili ai mutamenti del mercato, né a "lenire le ferite" prodotte da un sistema economico e sociale che genera nuove forme di esclusione. L'università deve tornare ad essere un luogo nel quale si costruiscono idee. Un luogo capace di mettere in discussione le narrazioni dominanti, di mostrare che il celebre slogan neoliberista There is no alternative non rappresenta una legge della storia, ma una costruzione culturale. È qui che la ricerca diventa, per Laura Nota, un esercizio di democrazia. Non per fornire risposte preconfezionate, ma per restituire alle persone la possibilità di immaginare futuri differenti.
Ripensare la giustizia sociale
Uno dei primi concetti che la professoressa invita a recuperare è quello di giustizia sociale. Può sembrare sorprendente. È un'espressione onnipresente nei documenti internazionali, nei programmi politici, nelle strategie delle università. Eppure, racconta, quando il suo gruppo di ricerca ha chiesto a studenti e studentesse universitari di definirla, è emerso un dato inatteso. Molti e molte non erano in grado di spiegare che cosa significasse. Chi provava a farlo tendeva quasi sempre a ridurre la giustizia sociale all'uguaglianza delle opportunità di accesso al lavoro. Una definizione certamente importante, ma estremamente riduttiva. Per Laura Nota la giustizia sociale è molto di più. È una tradizione di pensiero ricchissima, attraversata da visioni differenti, che riguarda la distribuzione delle risorse, dei diritti, del potere, della partecipazione democratica e delle possibilità di vita delle persone. Ridurla esclusivamente al merito individuale significa impoverire il dibattito pubblico. E, soprattutto, limitare la nostra capacità di immaginare modelli sociali diversi.
La libertà non è solo scegliere
Ancora più affascinante è la riflessione dedicata alla libertà: il nucleo filosofico della lectio. Laura Nota parte da una constatazione. Viviamo in un'epoca nella quale la parola "libertà" viene utilizzata senza sosta: quasi sempre in un solo significato. Libertà di scegliere. Libertà di consumare. Libertà di fare ciò che si desidera. Una concezione che la studiosa definisce, richiamando il dibattito contemporaneo, una forma di libertà neoliberista: centrata di fatto esclusivamente sull'individuo. Che tende a separarsi dall'uguaglianza, dalla solidarietà e perfino dalla democrazia. Il paradosso è evidente. Mai come oggi ci viene detto che siamo liberi. Eppure, sottolinea Laura Nota, le opzioni realmente disponibili per milioni di persone si stanno restringendo. Il lavoro diventa più precario. L'accesso alla casa più difficile. L'istruzione più costosa. Le disuguaglianze aumentano. È quella che alcuni filosofi e filosofe definiscono l'illusione della libertà. Una libertà apparente che rischia di trasformarsi in passività, addirittura in rinuncia.
Le altre libertà dimenticate
La proposta della professoressa non consiste nel rifiutare l'idea occidentale di libertà, bensì nel renderla più ricca. Durante la lectio presenta, infatti, una vera e propria "mappa" delle diverse concezioni elaborate dalla filosofia e dalle scienze sociali. C'è la libertà repubblicana, che identifica la libertà con l'assenza di dominazione e con la possibilità di guardare gli altri negli occhi senza paura né soggezione. C'è la libertà sociale, secondo la quale nessuno può essere veramente libero senza il riconoscimento reciproco e senza relazioni fondate sulla cura e sulla cooperazione. C'è la libertà ecocentrica, che allarga il concetto stesso di comunità includendo gli altri esseri viventi e gli ecosistemi, superando la tradizionale contrapposizione tra essere umano e natura. C'è infine una prospettiva interculturale che mostra come altre civiltà abbiano realizzato idee di libertà profondamente diverse da quella occidentale, fondate sull'armonia collettiva e sulla responsabilità reciproca. Non si tratta di scegliere quale sia la definizione migliore. Si tratta di riconoscere che il concetto è molto più complesso di quanto il dibattito pubblico lasci intendere. E che proprio questa pluralità costituisce una risorsa per immaginare il futuro.
L'orientamento come pratica democratica
Da qui sgorga quella che Laura Nota definisce, insieme al proprio gruppo di ricerca, una nuova prospettiva di Orientamento 5.0. L'orientamento non viene più concepito come un insieme di tecniche per aiutare le persone a scegliere una professione. Diventa uno spazio educativo nel quale sviluppare coscienza critica. Comprendere le diverse idee di economia. Interrogarsi sui significati della libertà. Esplorare le molte concezioni della giustizia sociale. Riflettere sui rapporti tra lavoro, ambiente, democrazia e diritti sociali, civili, umani. L'obiettivo non è profilare gli individui. È renderli capaci di leggere criticamente la realtà e partecipare alla costruzione, all'immaginazione dei futuri possibili. In questo solco l'orientamento si trasforma in uno strumento di cittadinanza. Non prepara soltanto al lavoro. Prepara alla democrazia.
Dai laboratori alla società
La lectio non resta sul piano teorico. Laura Nota presenta alcune esperienze già avviate. Tra queste, un percorso formativo rivolto a cinquanta giornalisti per approfondire i temi dell'inclusione, della giustizia sociale e del ruolo dell'informazione nella costruzione delle narrazioni pubbliche, che è sfociato nella stesura di un saggio e persino in una nuova testata giornalistica interdisciplinare: “La cura del vero”. Un altro progetto ha riguardato l'educazione finanziaria, affrontata però da una prospettiva inconsueta: comprendere criticamente i diversi modelli economici, distinguendo la finanziarizzazione dalla finanza etica e sostenibile. Analoghi processi formativi sono stati sperimentati con studenti e studentesse universitari, chiamati/e a confrontarsi con differenti idee di economia, libertà, giustizia sociale e inclusione, nella convinzione che la capacità di immaginare il futuro dipenda innanzitutto dalla ricchezza degli strumenti culturali disponibili.
Un manifesto per il futuro
La conclusione della lectio assume il tono di un vero manifesto. Secondo Laura Nota, il mondo contemporaneo non ha bisogno soltanto di nuove competenze. Ha bisogno di più cultura. Di nuove teorie. Di maggiore pluralismo. Di università capaci di rendere visibile ciò che oggi resta invisibile. Di spazi nei quali sia possibile discutere, mettere in discussione, immaginare. La ricercatrice sceglie, infine, di dichiarare apertamente da quale parte intende stare. Nota sta ed invita a stare dalla parte di una giustizia sociale trasformativa, di una libertà che sia anche sociale ed ecologica, di una inclusione senza confini, di una democrazia che attraversi il lavoro, la scuola e le istituzioni: dalla parte della pace. È un finale che colpisce perché rompe con la tradizione della neutralità accademica. Laura Nota rivendica il diritto - e forse il dovere - della ricerca di prendere posizione quando sono in gioco la dignità delle persone, i diritti umani e il futuro del pianeta.
La laurea honoris causa conferita dall'Università di Losanna assume così un significato che va oltre il riconoscimento di un'importante carriera scientifica. Premia una studiosa che, attraverso la psicologia dell'orientamento, propone una diversa idea di università: non un luogo che prepara semplicemente ad adattarsi al mondo, ma uno spazio nel quale il mondo può ancora essere pensato, discusso e trasformato alla luce di una vision collettiva solidaristica, inclusiva, equa, sostenibile per l'essere umano e per l'ambiente.
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Come citare questo articolo
Monica Andolfatto, "Laura Nota: «Il futuro non si subisce, si immagina». Dalla Svizzera un manifesto per ripensare orientamento, libertà e giustizia sociale", 07.09.2026, Inclusione e Giustizia Eco-Sociale, ISSN 3035-5265, https://unipd-centrodirittiumani.it/it/temi/laura-nota-il-futuro-non-si-subisce-si-immagina-dalla-svizzera-un-manifesto-per-ripensare-orientamento-liberta-e-giustizia-sociale