VIII Rapporto di Antigone “Io non ti credo più”: la crisi silenziosa della giustizia minorile italiana
Sommario
- Introduzione
- La retorica dell’emergenza ed i dati reali
- Il sovraffollamento degli IPM
- Chi sono i detenuti negli IPM italiani?
- Le misure alternative e la messa alla prova
- Vita, salute mentale ed istruzione negli IPM
- Personale: risorse insufficienti per un sistema in espansione
- Conclusione
Introduzione
L'VIII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile “Io non ti credo più” offre una mappatura dettagliata e critica del funzionamento degli Istituti Penitenziari Minorili italiani, affiancata da schede per ciascun istituto, approfondimenti tematici, materiali video e una mappatura delle comunità che ospitano ragazzi e ragazze dell'area penale.
Il titolo del Rapporto “Io non ti credo più” riflette il sentimento, più volte espresso dai giovani detenuti, di totale sfiducia nei confronti della giustizia minorile italiana e degli adulti, i quali non dimostrano accoglienza, ascolto o sostegno.
Il tema principale intorno al quale verte l’intero Rapporto è quello della retorica criminalizzante e punitiva dei minorenni, promossa dall’attuale governo attraverso una serie di interventi legislativi, per esempio il Decreto Caivano del settembre 2023, che hanno prodotto effetti significativi e preoccupanti sull’intero sistema della giustizia minorile.
Anna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell’Osservatorio sulla giustizia minorile avverte: “Non stiamo assistendo a un’esplosione della criminalità minorile, ma a un’espansione della reazione penale”.
La retorica dell’emergenza ed i dati reali
Un tema centrale del Rapporto riguarda la presunta crescita della criminalità minorile, presentata all’interno del dibattito pubblico, e politico, come un’emergenza nazionale. Tuttavia, i dati ci raccontano una storia diversa: le segnalazioni di minori per omicidio erano 27 nel 2022, 25 nel 2023 e 26 nel 2024, valori inferiori della media registrata tra il 2014 e il 2017, di circa 33 l’anno.
Il Rapporto richiama i dati Eurostat, aggiornati al 2023, secondo cui l’Italia è tra i paesi con i tassi di minorenni denunciati più bassi dell’Europa, con un tasso di denunce di 363,4 per 100,000 abitanti, quasi la metà della media europea del 647,9.
E’ opportuno sottolineare, come fa il Rapporto, che le segnalazioni di minori all’autorità giudiziaria non equivalendo a reati accertati, non costituiscono la cosiddetta “criminalità”, Infatti, queste segnalazioni rappresentano solamente dei possibili indicatori di criminalità ed, in quanto denunce, sono solamente ipotesi. Tra il 2023 e il 2024 le segnalazioni all’autorità giudiziaria sono aumentate del 16,7%, mentre le prese in carico da parte degli Uffici di servizio sociale per minorenni (USSM) sono aumentate solamente del 2,4%. Questa discrepanza suggerisce che l'aumento riguardi le segnalazioni, non necessariamente i reati effettivi. Tuttavia, questi dati si riferiscono al 2023 e 2024, mancano invece i dati del 2025.
Il Rapporto richiama il Decreto Sicurezza 2026, approvato il 6 febbraio, il quale viene definito come “strumento giustificativo al potere punitivo”, all’interno del quale “molte norme colpiscono i giovani in quanto sono coloro in prima linea nelle proteste”.
Il sovraffollamento degli IPM
Il Rapporto procede con l’analisi dei dati allarmanti riguardo al sovraffollamento degli Istituti Penali per minorenni.
Tra il 2022 (ultimo anno senza l’introduzione delle nuove norme dell’attuale governo ) ed il 2025 la presenza all’interno degli IPM italiani è aumentata del 50%. Nel 2022 le carceri minorili ospitavano 381 persone, mentre a fine 2025 il numero è salito a 572. Il Rapporto evidenzia il fatto che questi dati siano viziati per difetto, in quanto si riscontra un notevole aumento registrato nel trasferimento alle carceri per adulti di ragazzi divenuti ultramaggiorenni in IPM, avendo commesso il reato da minorenni.
Specificamente, tra il 2023, anno di entrata del Decreto Caivano, ed il 2024, la presenza media giornaliera di ragazzi detenuti nelle carceri minorili è aumentata da 425,1 a 556,3 unità, con un aumento del 30,9%. Tra il 2024 ed il 2025, questi numeri sono aumentati ulteriormente, raggiungendo il 587,8 (un aumento pari al 7,4%).
Segnale emblematico dell’aumento delle presenze all’interno degli IPM italiani è rappresentato dall’apertura, per la prima volta nella storia, di una sezione del circuito penale minorile all'interno di un carcere per adulti di Bologna. In questa sezione, attiva da marzo a settembre 2025 sono stati trasferiti complessivamente 52 giovani maschi, sopra i 18 anni, provenienti dagli IPM di Bologna, Treviso, Milano, Firenze, Palermo, Catanzaro ed altri.
Tra le possibili cause di questo incremento, Antigone sottolinea la gravi conseguenze del Decreto Caivano, il quale, eliminando il limite temporale all'aggravamento in IPM, ha favorito la trasformazione definitiva della misura comunitaria in detenzione. Infatti, nel 2025 si contano 216 trasformazioni definitive (contro 40 nel 2022), con un aumento delle presenze in carcere.
Chi sono i detenuti negli IPM italiani
Al 31 dicembre 2025, i minori e giovani adulti presenti negli IPM italiani erano 572, di cui 242 di origine straniera (42,3% del totale). Il Rapporto procede con la decostruzione dell’idea per cui i minorenni stranieri siano i principali autori dei reati più gravi. Gli autori dei delitti più gravi contro la persona, tra cui violenza sessuale, stalking ed omicidio, sono giovani italiani. Il 63% di autori di violenza sessuale e stalking è costituito da italiani e il 37% da stranieri. Mentre per quanto riguarda gli omicidi, l’86% degli autori sono italiani, mentre il 14% degli autori sono stranieri.
Di fatto, i ragazzi stranieri entrano negli IPM principalmente per reati contro il patrimonio, che costituiscono il 60% dei reati loro ascritti, contro il 42,6% per i ragazzi italiani.
Il Rapporto approfondisce la discriminazione subita dai giovani stranieri nell’accesso ai servizi alternativi alla carcerazione, i quali si trovano fortemente sovrarappresentati nelle strutture detentive, non in ragione della gravità dei reati commessi, bensì a causa della loro maggiore vulnerabilità sociale. Infatti, i reati contro il patrimonio, tendenzialmente meno gravi, sono sovrarappresentati tra la popolazione detenuta in IPM rispetto a quelli contro la persona, suggerendo che il sistema seleziona chi finisce in carcere non tanto in base alla gravità del reato, quanto in base alla vulnerabilità sociale del soggetto: ragazzi senza famiglia, senza casa, che sopravvivono con piccoli crimini finiscono in carcere più di quanto la gravità delle loro azioni giustificherebbe.
Particolarmente vulnerabili sono i minori stranieri non accompagnati (MSNA). Nel 2023, i minori non accompagnati intercettati dal sistema di monitoraggio ministeriale erano 23.226, mentre al 31 dicembre 2025 erano 17.011 di cui 5.524 a carico dei servizi sociali della giustizia. Questi dati, i quali rappresentano una stima al ribasso, dimostrano un importante andamento decrescente. Legato a ciò troviamo i dati relativi ai posti disponibili nel Sistema Accoglienza Integrazione (SAI). 6.646 posti su un totale di 41.289 erano messi a disposizione per i MSNA. Ciò significa che 11 mila MSNA non hanno posto nel sistema di accoglienza. Inoltre, la riduzione dei fondi per l’accoglienza dei MSNA coincide con un aumento degli ingressi di MSNA nel sistema penale ed in particolare nelle carceri minorili.
Le misure alternative e la messa alla prova (MAP)
Il Rapporto documenta i risultati positivi dell’istituto della messa alla prova (MAP), in controtendenza rispetto alla deriva punitiva, che prevede la sospensione del processo dell’imputato per reati di minore allarme sociale, subordinata allo svolgimento di un percorso educativo individualizzato. Al 31 dicembre 2024, dei 17.027 minori e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni (USSM), il 19,2% (3.273) era nell'ambito di percorsi di messa alla prova. Nel 2024, ultimo anno in cui abbiamo il dato completo, sono stati registrati 4.799 provvedimenti, valore più alto della serie storica, con un aumento del 6,5% rispetto all’anno precedente, con una percentuale di esiti positivi pari all’85,5%. L’elevato successo registrato nel tempo dimostra l’efficacia della misura, incentrata sulla creazione di percorsi il più possibile individualizzati ed ideata in base alle esigenze specifiche di ciascun minore, coinvolgendo in maniera attiva il territorio di riferimento. Tale successo è tuttavia messo alla prova dal Decreto Legge Caivano il quale introduce una preclusione automatica per l’accesso a tale beneficio in relazione ad alcuni reati di particolare gravità. Si evidenzia un forte ridimensionamento della discrezionalità del giudice minorile il quale non può più valutare caso per caso l’idoneità del percorso rieducativo per determinate fattispecie.
Vita, salute mentale ed istruzione negli IPM
Per quanto riguarda l’educazione e la scuola negli IPM, il Rapporto sottolinea che in tutti gli IPM vengono offerti percorsi di scuola primaria, alfabetizzazione e scuola secondaria di primo grado, mentre solo alcuni istituti prevedono la possibilità di frequentare la scuola secondaria di secondo grado. A livello numerico, nell’anno scolastico 2024/2025, gli iscritti ai corsi di alfabetizzazione sono stati 308, ai corsi di primo livello 234 e ai corsi di secondo livello 195. Per quanto riguarda la scuola secondaria, 65 minori hanno frequentato percorsi di primo grado, mentre 30 percorsi di secondo grado. Complessivamente, 46 hanno seguito percorsi finalizzati al conseguimento del diploma di maturità. Tre ragazzi e ragazze risultavano iscritti a corsi universitari.
Riguardo alla salute mentale dei ragazzi/e detenuti/e, il Rapporto richiama ad un’inchiesta di Altreconomia in cui viene descritto un importante aumento dell’uso di psicofarmaci. Per esempio, all’IPM Beccaria di Milano, in cinque anni (2020-2024) è stato registrato un aumento di psicofarmaci del 110%. Questo dato testimonia il profondo disagio psicologico dei giovani detenuti e solleva interrogativi sulla adeguatezza delle terapie e risposte terapeutiche adottate.
Personale: risorse insufficienti per un sistema in espansione
A fronte di un aumento delle presenza negli IPM, il Rapporto evidenzia una situazione di carenza strutturale del personale. AL 31 dicembre 2025, mentre la dotazione organica prevista era di 52 unità, i direttori di IPM e degli Uffici di esecuzione penale esterna erano complessivamente 40, in diminuzione rispetto al 2024, dove, al 31 dicembre, erano 44. Inoltre, in 12 IPM non è prevista una figura dirigenziale nell’organico.
I funzionari della professionalità pedagogica, in passato chiamati “educatori”, rappresentano delle figure chiave nel percorso educativo dei giovani detenuti. Specificamente, il funzionario coordina l'osservazione scientifica del minore e redige il progetto educativo individualizzato, progetta e monitora le attività scolastiche, lavorative e trattamentali, fungendo da raccordo essenziale tra il giovane, l'equipe multidisciplinare e i servizi minorili esterni per favorire il reinserimento. Secondo i dati forniti dal DGCM a metà 2025, il numero totale degli educatori in servizio negli IPM era pari a 179 unità (con un aumento di 58 unità rispetto al 2022, quando erano 121), a fronte delle 158 previste in organico (dato che andrà aggiornato includendo i nuovi Istituti dell’Aquila, di Rovigo e di Lecce).
La Polizia Penitenziaria, assegnata al contingente del Dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità, e nello specifico negli IPM esercita funzioni che, pur mantenendo il fulcro nella garanzia dell'ordine e della sicurezza, dovrebbero integrarsi in modo inscindibile con la finalità educativa, cuore del sistema minorile. A luglio 2025 il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria operante nei vari servizi e uffici del Dipartimento per la Giustizia minorile era di 1.529 unità, a fronte di una dotazione organica prevista di 1.615 unità (che per i soli IPM era di 1.010 unità), con uno scarto complessivo di 86 unità. Il tutto in un quadro di riduzione del budget per la giustizia minorile del 1.07%, nonostante l'aumento dei detenuti e degli operatori.
Conclusione
L'VIII Rapporto di Antigone “Io non ti credo più” presenta il quadro di un sistema della giustizia minorile italiana caratterizzato da tensioni crescenti, generate non da una oggettiva emergenza criminale, ma da scelte legislative che privilegiano una risposta punitiva a discapito di quella educativa e riabilitativa. I dati presentati all’interno del Rapporto documentano un sovraffollamento senza precedenti, un sistema che sembra penalizzare i soggetti più vulnerabili, una crisi delle risorse umane e una progressiva erosione degli strumenti alternativi alla detenzione. Tutti questi elementi minano la funzione rieducativa degli IPM, rischiando di farli diventare acceleratori di esclusione sociale.