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Caso Open Arms: Matteo Salvini prosciolto da tutte le accuse

Rifugiati siriani e iracheni arrivati in Grecia su una barca.
© CC Ggia

La Corte di Cassazione italiana ha posto fine al procedimento penale nei confronti di Matteo Salvini nel caso Open Arms, confermando che l’ex Ministro dell’Interno è stato prosciolto dalle accuse legate alla controversia del 2019 che ha coinvolto una nave di soccorso umanitario. La decisione è stata emessa il 17 dicembre 2025 e rappresenta l’ultimo passaggio di un iter giudiziario che ha alimentato un ampio dibattito nazionale sulla migrazione, sugli obblighi di soccorso in mare e sui doveri del governo italiano.

Il caso ha avuto origine quando la nave della ONG spagnola Open Arms ha soccorso migranti nel Mediterraneo centrale e ha successivamente richiesto l’autorizzazione per farli sbarcare sull’isola di Lampedusa-Italia. Sebbene l’imbarcazione fosse già entrata nelle acque territoriali italiane, il Ministero dell’Interno ha rifiutato l’autorizzazione per diversi giorni. Per questo motivo, i pubblici ministeri hanno sostenuto che tale comportamento configurasse sequestro di persona, arresto illegale e abuso di potere, alla luce degli obblighi umanitari e giuridici connessi alle operazioni di ricerca e soccorso (SAR).

Nel 2024, il Tribunale di Palermo ha assolto Matteo Salvini, concludendo che le accuse penali non potevano essere dimostrate. La procura ha impugnato tale decisione direttamente davanti alla Corte di Cassazione - quindi bypassando la Corte d’Appello - sostenendo che il tribunale di primo grado avesse interpretato in modo errato il quadro giuridico che disciplina lo sbarco e i doveri dello Stato una volta che una nave di soccorso raggiunge le acque nazionali.

La Corte Suprema, tuttavia, non è stata chiamata a riesaminare i fatti, ma a stabilire se la decisione di primo grado fosse conforme agli standard procedurali e giuridici. Durante l’udienza, anche il Procuratore Generale ha raccomandato di confermare il proscioglimento di Salvini. Inoltre, pur riconoscendo che la gestione del caso Open Arms ha sollevato questioni riguardanti il diritto d’asilo, ha affermato che le prove non dimostravano la presenza degli elementi necessari per la responsabilità penale, in particolare l’esistenza dell’intento di commettere i reati contestati.

I giudici di Palermo avevano già sottolineato che la mera presenza di una nave di una ONG che trasporta persone soccorse non può essere considerata di per sé illegale. Hanno inoltre respinto l’idea che le attività di soccorso in mare possano essere equiparate al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, osservando che la missione della Open Arms era conforme alle convenzioni internazionali che disciplinano le operazioni di ricerca e soccorso in mare.

Con questa decisione, il procedimento penale è ora definitivamente chiuso. Tuttavia, rimangono irrisolte questioni più ampie: in che modo l’Italia interpreta i propri obblighi ai sensi del diritto marittimo internazionale? Come vengono trattate le operazioni di soccorso umanitario nell’ambito delle politiche nazionali? E in che modo il diritto d’asilo viene effettivamente garantito nella pratica?

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