Nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo: l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) esprime preoccupazione per il rispetto dei diritti umani
Il 12 giugno 2026 è entrato in vigore il Nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, adottato nel 2024 dalla Commissione Europea con l’obiettivo di sostituire la gestione emergenziale delle persone migranti in arrivo in Europa con un quadro normativo strutturato e comune a tutti i ventisette Stati membri.
Il Patto si fonda su quattro pilastri
- realizzare frontiere esterne più sicure;
- garantire procedure più veloci ed efficienti;
- stabilire un sistema di solidarietà e responsabilità efficace;
- tutelare la migrazione nei partenariati internazionali.
Il Nuovo Patto introduce anche nuovi obblighi per gli Stati membri in materia di diritti fondamentali dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Nonostante questo, l’Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), nel suo Bollettino sulla migrazione per il 2026, ha già evidenziato il persistere di alcune criticità riguardanti i diritti fondamentali delle persone in arrivo alle frontiere esterne e per gli sfollati provenienti dall’Ucraina. In particolare, la FRA ha sottolineato le seguenti preoccupazioni:
- il numero di decessi in mare rimane elevato sulle rotte del Mediterraneo e dell’Atlantico, nonostante il calo degli arrivi:tra aprile e giugno 2026 si contano almeno 559 persone morte o disperse su queste rotte verso l'Europa, tra cui almeno 15 bambini;
- le organizzazioni della società civile impegnate nelle operazioni di soccorso e ricerca in mare continuano ad affrontare difficoltà giuridiche e sanzioni, sebbene i tribunali di alcuni Stati membri le abbiano di recente bloccate o annullate;
- persistono numerose segnalazioni di rimpatri sommari, violenze e limitazioni all'accesso all'asilo, mentre le indagini sulle presunte violazioni dei diritti alle frontiere procedono a rilento, vengono interrotte o restano irrisolte, alimentando una percezione di impunità;
Il Nuovo Patto impone agli Stati membri di istituire dei meccanismi indipendenti di monitoraggio dei diritti fondamentali durante i controlli alle frontiere e nel corso della procedura di asilo, allo scopo di prevenire gli abusi e garantire che chi li commette sia risponda. La maggior parte degli Stati, tuttavia, non è ancora riuscita a dare attuazione concreta a queste disposizioni, in un contesto segnato da carenze di risorse e di formazione del personale. La FRA ha elaborato una metodologia comune di monitoraggio per rafforzare la tutela dei diritti fondamentali e la sta attualmente sperimentando in collaborazione con diversi Stati membri.
L’organizzazione Human Rights Watch ha denunciato come il Nuovo Patto stia erodendo il diritto all'asilo per le persone che giungono ai confini degli Stati membri dell'Unione Europea. I nuovi screening obbligatori alle frontiere si basano su una finzione giuridica secondo cui il migrante, pur trovandosi fisicamente sul territorio dell'UE, non vi ha ancora fatto legalmente ingresso. Questo espediente normativo apre le porte a un ricorso massiccio e sistematico alla detenzione amministrativa nei centri di frontiera, estendibile fino a sei mesi, che può colpire anche soggetti vulnerabili e minori. Le clausole d'emergenza introdotte in caso di arrivi su larga scala o di presunta "strumentalizzazione" dei flussi da parte di Stati terzi permetteranno inoltre ai governi di derogare temporaneamente agli standard europei, restringendo i diritti procedurali. Il Patto, infine, facilita la stipula di accordi con Stati extra-UE per delegare a questi ultimi l'esame delle domande di protezione internazionale. Secondo HRW, ciò legittima il trasferimento dei richiedenti asilo verso territori terzi anche in totale assenza di legami familiari, culturali o sociali stabili, esternalizzando di fatto il diritto d'asilo fuori dai confini comunitari.