Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI): pubblicato un nuovo rapporto sulla rotta libica che denuncia le responsabilità dell'Italia nello sfruttamento dei migranti
L'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI) ha pubblicato un nuovo rapporto di ricerca, Il fenomeno migratorio dalla Libia tra esternalizzazione e sfruttamento delle persone migranti (2017-2025), realizzato con l'Università degli Studi di Milano nell'ambito del progetto Traces of Mobility, Violence and Solidarity, sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo.
Basandosi su anni di contenzioso strategico condotto attraverso il progetto Sciabaca e Oruka di ASGI, il rapporto ricostruisce come il Memorandum d'intesa Italia-Libia del 2017 abbia trasformato la rotta del Mediterraneo centrale (CMR). Dopo un calo iniziale, dal 2020 gli sbarchi dalla Libia sono tornati a crescere, e la popolazione migrante presente nel Paese ha raggiunto, tra agosto e ottobre 2025, circa 928.839 persone, con un aumento del 18% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.
Il rapporto sostiene che i finanziamenti europei e italiani alla Guardia costiera libica (GCL) non hanno ridotto le partenze, ma hanno consolidato un sistema redditizio costruito attorno ai centri di detenzione libici, il cui perno è l'estorsione: i detenuti vengono torturati e la violenza viene filmata e inviata alle famiglie per ottenere un riscatto, mentre chi non paga resta spesso intrappolato in cicli di nuova detenzione o lavoro forzato.
Una parte consistente del rapporto è dedicata alle responsabilità giuridiche, a partire dall'interesse di lunga data della Corte Penale Internazionale (CPI) per i crimini commessi contro i migranti in Libia: dalle denunce della Procuratrice Fatou Bensouda di "atrocità sistematiche" fino alla comunicazione del 2021 che ha chiesto di indagare 19 individui per crimini contro l'umanità ai sensi dell'Articolo 7 dello Statuto di Roma.
Sulla responsabilità dell'Italia, il rapporto analizza l'Articolo 16 del Progetto di articoli sulla responsabilità dello Stato per atti internazionalmente illeciti (ARSIWA), relativo alla responsabilità per aiuto o assistenza a un fatto illecito altrui, insieme alla responsabilità penale individuale ai sensi degli Articoli 25(3)(c) e 25(3)(d) dello Statuto di Roma. Il rapporto ripercorre inoltre la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti Umani sulla giurisdizione extraterritoriale, mettendo a confronto il caso Hirsi Jamaa e altri c. Italia con il più restrittivo S.S. e altri c. Italia.
A livello nazionale, il rapporto evidenzia un filone crescente di giurisprudenza italiana sulla responsabilità dell'Italia per i respingimenti in mare realizzati con il coinvolgimento libico. Nel caso pionieristico Orion, il Tribunale di Roma ha stabilito nel 2019 che ricondurre i migranti in Libia viola non solo il non-refoulement ma anche il diritto d'asilo sancito dall'Articolo 10.3 della Costituzione, disponendo risarcimento e visti d'ingresso. Sentenze successive, tra cui casi legati al respingimento del 2018 della nave Asso 29, hanno consolidato l'orientamento.
L'ultimo capitolo mette in discussione la legittimità della zona di ricerca e soccorso (SAR) libica, istituita nel 2017, sostenendo che la Libia non possa essere considerata un Paese sicuro per lo sbarco e che la GCL non abbia la capacità di condurre autentiche operazioni di soccorso, come confermato dal Tribunale di Crotone nel caso Humanity 1 del giugno 2024, da cui deriverebbe per l'Italia un obbligo residuale di intervento in mare.