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Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL): tendenze globali dell’occupazione giovanile 2026, con particolare attenzione all’Italia

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© CC Priscilla Du Preez 🇨🇦 on Unsplash

L’edizione 2026 del rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) “Tendenze globali dell’occupazione giovanile: Ritorno al futuro” rileva che la ripresa, timida e di breve durata, dei mercati del lavoro giovanili seguita alla pandemia di COVID-19 si è arrestata. Il rallentamento della crescita economica globale, la diminuzione della creazione di posti di lavoro, le tensioni geopolitiche e i rapidi cambiamenti tecnologici si combinano rendendo sempre più difficile per molti giovani il passaggio dalla scuola a un lavoro dignitoso.

Dopo aver raggiunto nel 2023 il livello più basso in oltre due decenni, il tasso di disoccupazione globale dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni è salito al 12,4% nel 2025, pari a 67 milioni di giovani disoccupati in tutto il mondo. Anche la percentuale globale di giovani che non lavorano e non seguono percorsi di istruzione o formazione (NEET) è nuovamente in aumento, passando dal 19,7 per cento del 2023 al 20 per cento nel 2025. Ciò si è tradotto in un aumento di 9 milioni di giovani in situazione NEET rispetto al 2023, portando il totale a 257 milioni nel 2025.

Queste difficoltà di accesso al mondo del lavoro per i giovani sono state quasi universali negli ultimi due anni. Il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato tra il 2023 e il 2025 in otto delle undici sottoregioni, nonché nei paesi ad alto reddito, a reddito medio-basso e a basso reddito. Gli aumenti più consistenti si sono registrati in Nord Africa, Nord America e in Europa settentrionale, meridionale e occidentale.

La crescente difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro nei paesi ad alto reddito è un fenomeno relativamente recente. L’Europa settentrionale, meridionale e occidentale ha registrato un aumento del tasso di disoccupazione giovanile, che nel 2025 si è attestato al 15 per cento. Dei 29 paesi della sottoregione, 20 hanno registrato un peggioramento della capacità delle loro economie di assorbire i giovani talenti e di offrire loro opportunità di lavoro dignitose. Negli ultimi anni la situazione è peggiorata per i giovani che hanno completato gli studi o la formazione a livello secondario e per i laureati.

In Italia, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), il tasso di disoccupazione giovanile si è attestato al 18,9 per cento a luglio 2026, in aumento rispetto al 18,7 per cento di giugno.

Anche i divari di genere rimangono radicati. Nel 2025, più di due giovani su tre in situazione NEET (Not in Employment, Education or Training, ovvero che non lavorano né studiano né seguono corsi di formazione) erano donne. Con il 27,4 per cento, il tasso di NEET tra le giovani donne era più che doppio rispetto a quello dei giovani uomini, pari al 13,1 per cento. Ostacoli persistenti legati alle responsabilità di cura non retribuite, alla discriminazione e all’accesso limitato a un’occupazione di qualità continuano a limitare la partecipazione economica delle giovani donne, in particolare negli Stati arabi, nel Nord Africa e nell’Asia meridionale.

Il rapporto esamina inoltre l’intelligenza artificiale (IA) e l’erosione dei posti di lavoro di qualifica media per i giovani. Si stima che il 6,1 per cento dei posti di lavoro attualmente occupati da giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni rientri nelle categorie più esposte all’IA e maggiormente a rischio di una sostituzione, in misura maggiore o minore, delle mansioni o del posto di lavoro da parte dell’IA. Se solo il 10 per cento dei posti di lavoro esposti all’IA dovesse scomparire completamente, ciò si tradurrebbe in 5,6 milioni di giovani occupati che si troverebbero ad affrontare la disoccupazione, a cambiare lavoro o a uscire dalla forza lavoro.

L’OIL chiede strategie integrate per l’occupazione giovanile, che includano la creazione di opportunità di lavoro, un’istruzione di qualità, tirocini e apprendimento permanente, servizi per l’impiego efficaci, protezione sociale e diritti sul lavoro. Il rapporto chiede inoltre un approccio incentrato sull’uomo alla governance dell’IA. Conclude che la sfida centrale non è solo quella di generare più posti di lavoro per i giovani, ma di garantire che questi posti di lavoro offrano la sicurezza, la dignità e le opportunità che sono alla base di una transizione di successo verso l’età adulta.

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