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Suicidi e decessi in carcere: Rapporto del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale 2025

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Il fenomeno dei suicidi e dei decessi in carcere rappresenta una delle problematiche più rilevanti nel sistema penitenziario italiano. La detenzione, per sua natura, comporta una privazione della libertà che può avere effetti profondamente destabilizzanti sulla psiche dei detenuti. Quando a questo si aggiungono condizioni di sovraffollamento, carenza di supporto psicologico e difficoltà nella gestione della popolazione carceraria, il rischio di episodi tragici aumenta considerevolmente. Il rapporto 2025 dell'Osservatorio Penitenziario GNPL, basato sui dati del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP), fornisce un quadro dettagliato della situazione nei primi mesi dell'anno, evidenziando fattori di rischio e possibili strategie di intervento.

Nei primi due mesi e mezzo del 2025, il numero complessivo di decessi nelle carceri italiane ha raggiunto quota 57. Questo dato è estremamente preoccupante non solo per l'entità numerica, ma anche per la tipologia degli eventi registrati. Tra questi, 13 sono stati classificati come suicidi, 11 come decessi per cause ancora da accertare e ben 33 per cause naturali. Ciò suggerisce la necessità di un'indagine approfondita sulle condizioni di vita all'interno degli istituti di pena e sull'efficacia dei meccanismi di prevenzione.

I suicidi registrati nei primi mesi del 2025 non seguono un andamento uniforme nel territorio nazionale. Alcune regioni risultano particolarmente colpite, con la Lombardia che registra il maggior numero di casi (3), seguita da Calabria, Lazio, Sardegna e Toscana (2 casi ciascuna). Singoli eventi si sono verificati anche in Abruzzo ed Emilia-Romagna.

Tra gli istituti penitenziari più interessati da questi tragici eventi troviamo le Case Circondariali di Firenze "Sollicciano" e di Paola e Cagliari, che hanno registrato due suicidi ciascuna. Questo dato potrebbe suggerire un particolare disagio in questi istituti, legato a problemi strutturali, alla gestione del personale o alla presenza di una popolazione detenuta più vulnerabile.

Un'analisi più dettagliata del profilo delle vittime mostra che 11 su 13 erano uomini, con un'età media di 41 anni. La nazionalità evidenzia una divisione quasi equa tra italiani (6) e stranieri (7), provenienti da Egitto, Tunisia, Romania e Algeria. Questi dati indicano che la fragilità psicologica non ha confini nazionali e che la popolazione detenuta, a prescindere dalla provenienza, può trovarsi in condizioni di estremo disagio tali da portare a gesti estremi.

La situazione giuridica dei detenuti suicidatisi varia considerevolmente. Sei di loro erano stati condannati in via definitiva, mentre cinque erano in attesa di primo giudizio. Questo dato sottolinea un aspetto particolarmente delicato: una percentuale significativa di coloro che si sono tolti la vita non aveva ancora ricevuto una condanna definitiva.

Per quanto riguarda i reati ascritti alle vittime, si osserva una distinzione tra reati contro la persona, tra cui omicidio, tentato omicidio e violenza sessuale, e reati contro il patrimonio, come rapina e furto. Questi dati potrebbero suggerire che la natura del reato influisce sullo stato psicologico del detenuto, con chi ha commesso reati più gravi che potrebbe sperimentare un senso di colpa o una percezione di futuro senza speranza.

Le modalità di suicidio seguono uno schema piuttosto ricorrente: la maggior parte delle vittime si è tolta la vita per impiccamento, utilizzando corde rudimentali, lacci di scarpe, lenzuola o cinture. Questo dato evidenzia un problema di controllo e monitoraggio, poiché tali oggetti continuano a essere facilmente accessibili nonostante i protocolli di sicurezza.

In termini di localizzazione, 11 suicidi sono avvenuti in sezioni a custodia chiusa, mentre due si sono verificati in sezioni a custodia aperta. Inoltre, alcuni detenuti si trovavano in isolamento o sotto sorveglianza speciale per rischio suicidario, segno che le misure di prevenzione adottate potrebbero non essere sufficienti o adeguatamente implementate.

Oltre ai suicidi, il rapporto evidenzia 11 decessi le cui cause non sono ancora state determinate con certezza. Questo tipo di eventi desta particolare preoccupazione, poiché solleva interrogativi sulla qualità dell'assistenza sanitaria fornita ai detenuti e sulle condizioni di sicurezza all'interno degli istituti di pena.

Gli istituti con il maggior numero di decessi per cause ignote includono Modena, Avellino, Bologna e Napoli Poggioreale. Le vittime hanno un'età compresa tra 27 e 68 anni, suggerendo che sia giovani che detenuti più anziani possono essere a rischio.

Nel corso dei primi mesi del 2025, si sono registrati 33 decessi attribuiti a cause naturali. Tuttavia, l'alto numero di questi eventi solleva interrogativi sulla reale condizione di salute della popolazione detenuta e sulla qualità dell'assistenza medica disponibile.

Uno dei principali fattori di rischio evidenziati dal rapporto è il sovraffollamento carcerario. I dati mostrano che in istituti come Regina Coeli (184,74% di sovraffollamento), Modena (156,64%) e Pescara (156,79%), il numero di detenuti supera di gran lunga la capacità regolamentare delle strutture. Questo sovraffollamento non solo peggiora le condizioni di vita, ma incide anche sul livello di stress e disagio psicologico, aumentando il rischio di suicidi ed episodi critici.

Per affrontare la questione dei suicidi e dei decessi in carcere, è necessario un approccio globale che includa:

  • Un potenziamento del supporto psicologico, con l'incremento del numero di psicologi e personale specializzato all'interno delle strutture;
  • Una riduzione del sovraffollamento, attraverso misure alternative alla detenzione per i reati meno gravi;
  • Una formazione mirata per il personale penitenziario, in modo da migliorare l'individuazione precoce dei segnali di disagio;
  • Un maggiore monitoraggio delle condizioni di detenzione, con ispezioni frequenti e implementazione di misure di prevenzione per ridurre il rischio di atti autolesionistici.

Il rapporto GNPL 2025 evidenzia una situazione critica all'interno del sistema penitenziario italiano. Il numero di suicidi, decessi per cause da accertare e morti naturali indica la necessità di interventi urgenti per migliorare la qualità della vita dei detenuti e garantire un sistema di detenzione che rispetti la dignità umana. L'adozione di strategie efficaci e un maggiore coinvolgimento delle istituzioni e della società civile saranno essenziali per ridurre il numero di tragedie nelle carceri italiane.

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