Consiglio d'Europa

Misure adottate nel 2022 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa in merito all'esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo nei confronti dell'Italia

Nel 2022, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ha affrontato, come ogni anno, questioni relative all'esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU).
Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa durante una riunione

Sommario

  • Sette casi contro l'Italia (ricorso n. 25584/94)
  • Arnoldi contro l'Italia (ricorso n. 35637/04)
  • Tre casi contro l'Italia (ricorso n. 17708/12)
  • Cusan e Fazzo contro l'Italia (ricorso n. 77/07)
  • Cinque e quattro cause contro l'Italia (ricorso n. 31669/15 e ricorso n. 26408/20)
  • Grande Stevens e altri contro l'Italia (ricorso n.18640/10+)
  • Morzenti contro l'Italia (ricorso n. 67024/13)
  • Gruppo di sentenze ai sensi dell'articolo 39.4 (ricorso n. 43641/13, ricorso n. 13022/08, ricorso n. 54136/20, ricorso n. 74508/14)
  • Tre cause contro l'Italia (ricorso n. 6360/13)

Risoluzione CM/ResDH(2022)397. Esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e delle decisioni del Comitato dei Ministri ai sensi dell'ex articolo 32 della Convenzione. Sette cause contro l'Italia (ricorso n. 25584/94)

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ha adottato la risoluzione CM/ResDH(2022)397, concludendo la sua supervisione di sette cause contro l'Italia. Tali cause, giudicate ai sensi dell'ex articolo 32 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, riguardavano la questione della durata eccessiva dei procedimenti giudiziari ed erano state decise molti anni fa dallo stesso Comitato. Il Comitato ha riconosciuto che l'Italia ha eseguito in modo soddisfacente le misure individuali richieste, chiudendo così tali cause. Le misure generali continueranno ad essere esaminate nel quadro di altri casi simili, ma la chiusura di questi casi specifici segna un significativo passo avanti.

Risoluzione CM/ResDH(2022)350 - Esecuzione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo - Arnoldi contro Italia (ricorso n. 35637/04)

Con la Risoluzione CM/ResDH(2022)350, il Comitato dei Ministri ha concluso la sua supervisione dell'esecuzione da parte dell'Italia della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nel caso Arnoldi contro Italia (ricorso n. 35637/04).

A seguito della sentenza della Corte, l'Italia ha attuato misure volte a porre rimedio alle violazioni individuate. Il Comitato ha riconosciuto tali sforzi e ha ritenuto soddisfacente l'esecuzione della sentenza, chiudendo così l'esame del caso.

Risoluzione CM/ResDH(2022)351 - Esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo - Tre casi contro l'Italia (ricorso n. 17708/12)

Nel 2022, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ha adottato la risoluzione CM/ResDH(2022)351, concludendo la sua supervisione di tre casi contro l'Italia. Questi casi violavano l'articolo 6, paragrafo 1 e/o l'articolo 13 e/o l'articolo 1 del Protocollo n. 1.

A seguito delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, l'Italia ha attuato misure volte a porre rimedio alle violazioni individuate. Il Comitato ha riconosciuto tali sforzi e ha ritenuto soddisfacente l'esecuzione delle decisioni, chiudendo così l'esame di questi casi.

Risoluzione CM/ResDH(2022)320 - Esecuzione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo - Cusan e Fazzo contro l'Italia (ricorso n. 77/07)

La risoluzione CM/ResDH(2022)320 riguarda il caso Cusan e Fazzo contro Italia (ricorso n. 77/07). Il caso verteva sull'attribuzione automatica del cognome del padre ai figli nati nel matrimonio, una pratica che la Corte ha ritenuto discriminatoria.

I ricorrenti, una coppia sposata, hanno chiesto di registrare la figlia con il cognome della madre, ma le autorità italiane hanno respinto la richiesta, citando le convenzioni tradizionali in materia di denominazione in Italia. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ritenuto che tale pratica violasse l'articolo 14 (divieto di discriminazione) in combinato disposto con l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della CEDU, in quanto imponeva una regola rigida basata sul genere senza consentire la scelta dei genitori.

A seguito della sentenza, l'Italia ha intrapreso importanti riforme legislative. In particolare, nel 2022, la Corte costituzionale ha stabilito che i figli devono portare entrambi i cognomi dei genitori, secondo la decisione dei genitori, o un solo cognome se i genitori sono d'accordo. Questa riforma ha allineato la legislazione italiana ai principi di uguaglianza di genere e rispetto della vita familiare. Il Comitato dei Ministri ha riconosciuto queste misure come esecuzione soddisfacente della sentenza della Corte e ha chiuso il caso.

Cinque e quattro cause contro l'Italia (ricorso n. 31669/15 e ricorso n. 26408/20)

Le risoluzioni CM/ResDH(2022)202CM/ResDH(2022)203 concludono la supervisione di cinque casi e altri quattro casi contro l'Italia.

Questi casi riguardavano violazioni dell'articolo 39, paragrafo 4, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. A seguito delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, l'Italia ha attuato misure volte a porre rimedio alle violazioni individuate. Il Comitato ha riconosciuto tali sforzi e ha ritenuto soddisfacente l'esecuzione delle sentenze, chiudendo così l'esame di questi casi.

Risoluzione CM/ResDH(2022)204 - Grande Stevens e altri contro l'Italia (ricorso n. 18640/10+)

La risoluzione CM/ResDH(2022)204 del Comitato dei Ministri ha concluso la supervisione dell'esecuzione da parte dell'Italia della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Grande Stevens e altri contro l'Italia. Il caso riguardava importanti operatori economici e società italiane, tra cui il sig. Franzo Grande Stevens e Exor S.p.A., sanzionati dalla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB) per presunta manipolazione del mercato durante un'operazione finanziaria del 2005 che coinvolgeva Fiat. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ritenuto che l'Italia avesse violato i diritti dei ricorrenti ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, negando loro un'udienza pubblica, e ai sensi dell'articolo 4 del Protocollo n. 7, sottoponendoli a un doppio procedimento per lo stesso reato.

A seguito della sentenza, l'Italia ha attuato misure per porre rimedio a tali violazioni, tra cui riforme legislative volte a prevenire il doppio giudizio e a garantire un processo equo nei procedimenti amministrativi. Il Comitato dei Ministri ha preso atto di tali misure e ha ritenuto chiuso il caso, segnando un significativo passo avanti nell'allineamento delle pratiche giuridiche italiane agli standard europei in materia di diritti umani.

Risoluzione CM/ResDH(2022)205 - Morzenti contro Italia (Ricorso n. 67024/13)

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, ai sensi dell'articolo 46.2 della CEDU, ha chiuso questo caso, che riguardava la violazione dell'articolo 6 della CEDU (giusto processo) per aver condannato una persona in appello dopo che era stata assolto dal tribunale di primo grado, senza che i testimoni dell'accusa fossero stati ascoltati di persona.

Su tale questione, l'ordinamento giuridico italiano è stato riformato dalla sentenza 113/2011 della Corte costituzionale e successivamente dall'adozione del decreto legge 134/2021, articolo 1.13, lettera o) e articolo 628-bis del codice di procedura penale. Quest'ultimo introduce un ricorso dinanzi alla Corte di cassazione per riaprire un procedimento penale di condanna se una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha ritenuto che il procedimento nazionale abbia violato le norme della CEDU.

Tre cause contro l'Italia (ricorso n. 43641/13), Francesca de Riso e Rosa Capialbi contro l'Italia (ricorso n. 13022/08), Agostino Cordova contro l'Italia (ricorso n. 54136/20), Carmelo Filippelli contro l'Italia (ricorso n. 74508/14)

Il Comitato dei Ministri, in conformità con l'articolo 39.4 della CEDU, considerando che la Corte, dopo aver preso atto formalmente delle transazioni amichevoli concluse dal governo e dai ricorrenti e averne accertato l'accuratezza, ha deciso di rimuoverle dall'elenco.

Soddisfatto dei risultati, il comitato ha dichiarato di aver esercitato le sue funzioni e ha deciso di chiudere l'esame.

Le risoluzioni sono:

Risoluzione CM/ResDH(2022)31 - Esecuzione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo - Tre casi contro l'Italia (Ricorso n. 6360/13)

I casi riguardavano violazioni dell'art. 8 della CEDU in relazione agli sforzi insufficienti dello Stato per garantire il diritto dei ricorrenti di accedere ai propri figli o nipoti minorenni.

Il Comitato dei Ministri chiude i casi, rilevando che lo Stato ha adempiuto al proprio obbligo specifico adottando misure individuali, tra cui la rivalutazione della situazione dei ricorrenti. Tuttavia, l'attuazione delle misure generali continuerà ad essere esaminata nel quadro di altre sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, in particolare i gruppi di casi Strumia e Terna.

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