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Il Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto condanna l’inaccessibilità al diritto di asilo nelle questure di Vicenza e Venezia

Foto di migranti in fila, il focus è su una bambina che stringe un orsetto

Con le sentenze n. 616 e n. 617 del 18 marzo 2026, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per il Veneto ha segnato un precedente giudiziario di notevole rilievo, condannando le Questure di Venezia e Vicenza per gravi e sistemiche inefficienze nell'accesso alla procedura di asilo.

I due ricorsi collettivi che hanno portato a queste pronunce erano stati presentati il 17 marzo 2025 da alcune organizzazioni della società civile attive nella tutela dei diritti dei migranti e, più specificatamente, dei richiedenti asilo: ASGI, Emergency, Lungo la Rotta Balcanica e CADUS per il territorio di Venezia; ASGI e CADUS per quello di Vicenza. Le associazioni avevano denunciato come le barriere burocratiche e la carenza di personale non fossero semplici episodi isolati, bensì il risultato di scelte organizzative strutturali dell'Amministrazione Pubblica, tali da impedire l'esercizio di un diritto fondamentale.

Dopo aver accertato l'ammissibilità dei ricorsi, il TAR ha rilevato la violazione sistematica, da parte delle amministrazioni convenute, dei termini di legge per la presentazione delle istanze di protezione internazionale. I giudici hanno stabilito che l’assetto organizzativo degli uffici non è né idoneo né sufficiente, sottolineando una sproporzione tra le risorse impiegate e lo "sforzo organizzativo esigibile" secondo la legge. Di conseguenza, il Tribunale ha imposto alle questure l'obbligo di ripristinare la legalità entro 90 giorni, mediante una riduzione progressiva dei tempi, lo smaltimento dell’arretrato e l’introduzione di “una gestione efficiente del procedimento di presentazione delle domande, facilitando l’accesso degli interessati agli uffici della Questura e garantendo la tempestiva raccolta delle manifestazioni di volontà di richiedere la protezione internazionale”.

L'importanza di queste sentenze è duplice. Da un lato, essa restituisce dignità e certezze a migliaia di persone vulnerabili, rimaste per anni in un limbo giuridico a causa di un sistema disfunzionale. Dall'altro, rappresenta una svolta nel panorama giuridico italiano: è infatti la prima volta che una "class action pubblica" di questa natura viene promossa con successo esclusivamente da associazioni della società civile.

Questa sentenza apre uno spiraglio sulla prospettiva di rimuovere concretamente l’inefficienza che caratterizza la gestione dei procedimenti di asilo in tutto il territorio italiano.  

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