Tensione Iran-USA: il governo italiano insiste sulla diplomazia (dichiarazioni dal 28 febbraio al 5 marzo)
Il governo italiano segue con attenzione l’evoluzione delle tensioni tra Iran e Stati Uniti, adottando una linea prudente che privilegia il ricorso alla diplomazia e la tutela dei cittadini italiani presenti nella regione. Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2026, le dichiarazioni dei principali esponenti dell’esecutivo indicano la volontà di evitare un coinvolgimento diretto nel conflitto. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sottolineato che l’Italia sta lavorando per la de-escalation nel contesto della crisi che coinvolge l’Iran e la regione del Golfo, aggiungendo tuttavia che “nulla può migliorare se l’Iran non interrompe gli attacchi contro i Paesi della regione”. La premier ha inoltre qualificato il quadro attuale come “una crisi di diritto internazionale” e ha ribadito che “l’Italia non è in guerra e non vuole entrare in guerra” (2 e 5 marzo).
La situazione colloca l’Italia in una posizione diplomatica complessa, tra il sostegno alle alleanze occidentali e la necessità di evitare un’estensione del conflitto. In questo contesto, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso una valutazione critica sull’operazione militare, affermando che “l’attacco contro l’Iran è fuori dalle regole del diritto internazionale”. Crosetto ha inoltre sottolineato la mancanza di coordinamento internazionale, dichiarando che “è una guerra iniziata senza che il mondo lo sapesse”. Il ministro ha spiegato che l’Italia sta rafforzando le misure di sicurezza e il monitoraggio delle infrastrutture strategiche, osservando che “il nostro problema è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non volevamo” (5 marzo).
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha insistito sulla necessità di evitare un allargamento del conflitto nella regione. “Il principio guida del nostro impegno resta la de-escalation”, ha dichiarato, sottolineando anche la priorità della sicurezza dei cittadini italiani presenti nell’area. Secondo la Farnesina, nell’area interessata dalla crisi si trovano decine di migliaia di cittadini italiani, e il ministro ha ribadito che “vogliamo assolutamente evitare un allargamento del conflitto” (5 marzo).
Parallelamente, il governo sta valutando le possibili conseguenze economiche della crisi, in particolare per quanto riguarda i prezzi dell’energia e le rotte commerciali marittime. Tajani ha sottolineato la gravità del momento internazionale affermando: “La gravità della situazione richiede a tutti noi un’assunzione di responsabilità condivisa”. Riassumendo l’approccio dell’esecutivo, il ministro ha concluso: “Crediamo nella diplomazia: ogni crisi richiede dialogo e negoziato” (5 marzo).