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6° Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2025-2027: genitorialità, educazione e salute

Questo articolo analizza il 6° Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2025-2027, approvato a metà 2025 con decreto del Presidente della Repubblica. Il Piano nazionale presenta la genitorialità, l’educazione e la salute come macroaree di intervento, all’interno delle quali sono programmate diverse azioni. Questo articolo mira a presentare sinteticamente queste azioni, sottolineandone gli aspetti cruciali.
© Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le politiche della famiglia

Sommario

  • Introduzione
  • Le azioni del Piano
  • Genitorialità
  • Educazione
  • Salute
  • Conclusione

Introduzione

E’ stato approvato il 29 luglio 2025, con decreto del Presidente della Repubblica, il 6° Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2025-2027. Il Piano, pubblicato con cadenza biennale, rappresenta il principale documento programmatico e di indirizzo delle politiche ed interventi a favore dell’infanzia ed adolescenza a livello nazionale Italiano. Il suo esito è il frutto di una collaborazione dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, istituito ai sensi della legge 23 dicembre 1997, n. 451 e disciplinato, da ultimo, con decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 103.

Il 5° Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva (2022-2023), incentrato sui temi di educazione, equità ed empowerment, era stato adottato con decreto del Presidente della Repubblica il 25 gennaio 2022.

Il Piano rientra all’interno della cornice più ampia degli atti di soft law e rappresenta un elemento essenziale della governance nazionale delle politiche per la promozione e la tutela dei diritti dei minori. 

All’interno del Piano sono menzionati strumenti internazionali, regionali e nazionali avendo il fine ultimo della protezione dei bambini, in particolare, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e l’adolescenza del 1989; il protocollo concernente la vendita, la prostituzione e la pornografia delle persone di minore età; il protocollo sul coinvolgimento delle persone di minore età nei conflitti armati; il protocollo sulle procedure di reclamo; l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione 15 settembre 2015;  la Raccomandazione 2021/1004 del 14 giugno 2021 del Consiglio dell’Unione europea, che istituisce una Garanzia europea per l’infanzia con lo scopo di assicurare a ogni bambino o ragazzo che vive in condizioni di povertà all’interno dell’Ue la possibilità di accedere all’assistenza sanitaria gratuita, a servizi educativi e per la prima infanzia gratuiti, a condizioni abitative di qualità, a una nutrizione adeguata e ad almeno un pasto sano per ogni giorno di scuola; la Strategia dell’Unione europea sui diritti delle persone di minore età per il periodo 2021-2024, adottata il 24 marzo 2021 dalla Commissione europea; la Strategia per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza 2022-2027, adottata dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa il 23 febbraio 2022; il Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale minorile, predisposto e approvato dall’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile; il Piano nazionale per la famiglia, predisposto e approvato dall’Osservatorio nazionale sulla famiglia; il Piano di azione nazionale della Garanzia infanzia; il Piano di Azione Nazionale Dipendenze; ed il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali.

Il Piano, richiamando i documenti sopra indicati, offre un approccio olistico ed innovativo. Seguendo una visione strutturale delle politiche, promuove una collaborazione tra amministrazioni, enti, Terzo settore e realtà territoriali impegnati sul fronte dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, seguendo un principio di concretezza rispetto alle 16 azioni proposte.

Il Sesto Piano nazionale presenta la genitorialità (azioni 1-7), l’educazione (azioni 8-12), la salute (azioni 13-16), raccolta dati ed integrazione tra i piani come principali aree di intervento. 

Le 3 parole chiave di questo Piano sono praticabilità, sostenibilità e valutabilità. Tutte le politiche in favore dell’infanzia e dell’adolescenza devono risultare fattibili, tenendo conto della durata biennale del Piano; seguire il principio di sostenibilità, per cui l’implementazione delle azioni deve avvenire con le risorse attualmente disponibili; e ed essere effettivamente monitorabili e valutabili nel corso del tempo, offrendo al Piano concretezza.

I - Genitorialità

Azioni 1 e 2 - Potenziamento del ruolo dei Centri per la famiglia sui servizi per i “primi mille giorni”, promozione delle competenze genitoriali ed adolescenti
Riguardo al contesto di riferimento, il Piano presenta l’alto grado di capillarità dei servizi disponibili in supporto dei Centri per la famiglia. Tuttavia, tale capillarità non sempre garantisce l’effettivo utilizzo e sfruttamento di tali servizi ed opportunità. Infatti, i dati dimostrano che solo le fasce della popolazione più informate e strutturate sul piano socio-economico riescono ad approfittarne. E’ quindi necessario affrontare tale situazione, promuovendo un’azione di outreach dei neo genitori attraverso diversi canali di contatto.

L’azione 1 “Potenziamento del ruolo informativo e di orientamento dei Centri per la famiglia sui servizi per i “primi mille giorni””ha come specifici obiettivi il rafforzamento dei servizi di informazione e di orientamento rivolti alle famiglie nell’ambito dei Centri per la famiglia con riferimento ai “primi mille giorni” di vita dei bambini, per potenziare le competenze genitoriali, attraverso la promozione di “un’informazione accessibile e semplice per i futuri genitori e i neo genitori circa i servizi offerti; l’identificazione precoce delle situazioni di disagio e vulnerabilità, favorita da un accesso consapevole alla rete dei servizi sociali, educativi e socio-sanitari e l’orientamento alle tutele nel lavoro (con focus sui congedi di maternità, paternità e parentali)”.

Alcune disuguaglianze si sviluppano fin dai primi mesi di vita. Per prevenirne la formazione, servono interventi preventivi e un sistema universalistico rivolto a tutte le famiglie, anche migranti, caratterizzato da attività personalizzate e calibrate in base ai bisogni. Per affrontare queste problematiche, serve un coordinamento efficace, promuovendo processi di integrazione e comunicazione intersettoriale.

Più concretamente il Piano prevede, a seguito di una preliminare mappatura dei servizi e dei presìdi presenti a livello territoriale, l’attivazione di uno sportello informativo presso i Centri per la famiglia e la realizzazione, nel sito istituzionale del Dipartimento per le politiche della famiglia, di un cruscotto informativo sull’offerta dei servizi erogati dai Centri per la famiglia dedicati ai “primi mille giorni”. Il piano prevede, inoltre, la produzione di materiale informativo in formato elettronico e cartaceo, in versione multilingue ed accessibile, da distribuire alle famiglie attraverso i Centri per la famiglia e presso altri luoghi e la realizzazione di una campagna di comunicazione nazionale per far conoscere i Centri per la famiglia e i loro servizi.

La comunicazione è prevista avvenire attraverso canali, sia fisici che online, tenendo conto della multiculturalità che caratterizza la società italiana, ponendo l’attenzione sui bisogni specifici delle famiglie, trasmettendo un sentimento di fiducia nel servizio pubblico.

I primi anni di vita dei bambini sono fondamentali per lo sviluppo delle loro competenze cognitive e psicomotorie, con un importante ruolo svolto dal contesto familiare. A tal proposito, l’azione 2 “Promozione delle competenze genitoriali” mira a rafforzare gli interventi e spazi dedicati alla genitorialità, con l’obiettivo di valorizzare le risorse personali delle figure genitoriali, aumentando le competenze e le capacità di esercizio autonomo e sereno nella genitorialità.

Tali interventi, oltre a rispondere a bisogni e necessità specifiche, possono rappresentare anche un’opportunità di socializzazione per i neo genitori, cruciale per coloro che soffrono di solitudine durante questa importante fase di transizione di vita. L’intento è quello di garantire, in ogni Centro per la famiglia, attività e spazi dedicati ai futuri genitori e neo genitori, disponibili in maniera strutturale, di facile accesso, aperti a tutte le neo-famiglie, realizzati gratuitamente e con flessibilità di orari per facilitare la partecipazione.

L'azione, inoltre, vuole predisporre un modello formativo per gli operatori dei Centri per la famiglia per i “primi mille giorni” che riguardi anche la sindrome del bambino scosso (Shaken Baby Syndrome), i congedi per la genitorialità, il sistema dei servizi, il fenomeno dello sharenting (la costante condivisione online da parte dei genitori di contenuti che riguardano i propri figli) e dei suoi rischi.

In aggiunta, l‘azione prevede lo sviluppo e l’attivazione di servizi e attività di rafforzamento delle capacità genitoriali e di supporto all’auto-gestione e organizzazione degli impegni genitoriali, anche nella forma di gruppi auto-mutuo-aiuto, tenendo conto anche delle buone pratiche e delle esperienze consolidate già in atto.

I servizi attivati dovrebbero comprendere le seguenti attività: momenti di approfondimento legati ai “primi mille giorni”; attività laboratoriali e/o attività in compresenza per sostenere la relazione genitore-bambino anche attraverso il gioco e la lettura, che possano essere anche facilmente replicate nell’ambiente domestico; attivazione di consulenze tematiche e counseling genitoriale, laddove necessario; interventi di mediazione familiare per genitori in via di separazione e/o gruppi di confronto per genitori separati; gruppi di famiglie per attivare una rete e uno scambio tra pari; promuovere il protagonismo delle famiglie in modo che possano essere parte attiva della vita della comunità (es. organizzazione di eventi o appuntamenti co-organizzati con le famiglie, gruppi di aiuto e supporto).

Come è risaputo, gli adolescenti stanno attraversano un momento di crisi sia dal punto di vista psicologico, che da quello della povertà educativa. Il ruolo attivo dei territori risulta essere fondamentale per affrontare tale crisi in modo mirato ed efficace. A tale proposito, l’azione 3 “Sviluppo di azioni mirate rivolte ad adolescenti e genitori nei Centri per la famiglia” propone di rispondere alle esigenze dei preadolescenti, adolescenti e delle loro famiglie, mediante una serie di attività integrate e coordinate da sviluppare presso i Centri per la famiglia.Tali attività mirano a offrire un supporto informativo direttamente agli adolescenti e ai loro genitori, includendo incontri tematici, anche online, e azioni di coinvolgimento della comunità.

Lo scopo principale di tali attività ed iniziative è di offrire informazioni utili e sensibilizzare i genitori sui temi legati all’adolescenza, aiutandoli a comprendere e gestire meglio le sfide di questa fase della vita e far fronte ai primi sintomi di disagio dei propri figli in un’ottica di prevenzione e promozione del benessere, anche con riferimento alla delicata situazione degli adolescenti con genitori separati o divorziati. Con riferimento a ciò, l’azione prevede anche l’attivazione di servizi di ascolto e counselling dedicati.  A ciò si affianca un percorso di promozione, sensibilizzazione e accompagnamento rivolto specificamente alle famiglie di adolescenti e preadolescenti. È prevista, inoltre, la promozione dei “Gruppi di parola”, interventi mirati sugli adolescenti (12-15 anni) con genitori separati o divorziati, che hanno l’obiettivo di aiutarli ad esprimere i vissuti, a elaborare le emozioni legate alla separazione e a trovare strategie per affrontare i cambiamenti familiari.

Azioni 4, 5, 6 e 7 - Accoglienza ed affidamento
L’azione 4 “Promozione della cultura dell’accoglienza valorizzando la sussidiarietà orizzontale e le esperienze innovative” intende rilanciare la cultura dell’accoglienza grazie ad una piena collaborazione e integrazione tra i servizi pubblici e le realtà del Terzo settore, attraverso la promozione del riconoscimento e la valorizzazione delle esperienze e dei luoghi della società civile in cui si generano relazioni, scambi e possibilità. Tale azione mira ad orientare l’affidamento familiare verso una dimensione di sostegno e non di sanzione.

La diffusione della cultura dell’accoglienza può avvenire attraverso la promozione di forme più “leggere” di affido, quali affidi diurni o part-time, sviluppando una cultura dell’accoglienza di prossimità che sia generativa della creazione di una rete di supporto a sostegno di una famiglia in situazione di vulnerabilità, o anche attraverso la promozione di “comunità di pratiche” per l’affidamento familiare, ovvero gruppi formali o informali, che operano stabilmente sul territorio, favorendo l’apprendimento continuo e reciproco attraverso lo scambio di conoscenze e buone prassi.

L’azione intende porre al centro il ruolo della famiglia affidataria affinché, in una prospettiva olistica, si agevoli il contatto con gli operatori e l’accesso ai servizi pubblici locali.

L’azione 5 “Miglioramento e semplificazione dell’accesso ai servizi e alle prestazioni per i minorenni in affidamento” propone di elaborare un documento che raccolga le buone pratiche implementate tra le amministrazioni e diversi soggetti interistituzionali ed il Terzo settore, per facilitare l’accesso ai servizi al livello locale.

Si mira a riconoscere e valorizzare le buone pratiche esistenti, in particolare riguardanti l’accesso ai servizi dei MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati) ed i care leavers (maggiorenni in prosieguo amministrativo che hanno vissuto percorsi di accoglienza fuori dalla famiglia) per semplificare e migliorare le prestazioni assistenziali, fiscali e legate all’accesso allo studio e lavoro.

L’azione 6 “Valorizzazione della funzione preventiva dell’affidamento familiare” intende promuovere l’affidamento in quanto misura temporanea, valorizzandone la funzione preventiva e la possibilità di rientro in famiglia. 

Sottolineare la funzione preventiva dell’affidamento permette di considerare tale istituto come uno strumento di sostegno, e non di sanzione, favorendo così la riunificazione familiare ed il rientro in famiglia. 

L’azione 6 può realizzarsi attraverso la promozione di forme più “leggere di affido” (affidi diurni o part-time) e la diffusione di una cultura dell’accoglienza. A tale scopo, serve promuovere una uniforme metodologia di intervento, sia nella valutazione multidimensionale dei bisogni e competenze genitoriali, sia nelle pratiche di progettazione.

L’azione 7 “Elaborazione di una progettualità sull’impatto delle politiche dell’affido” ha come scopo il ricostruire le diverse tipologie di percorsi di affido e realizzare uno studio retrospettivo, con un campione rappresentativo di soggetti (bambini e ragazzi in affidamento e/o usciti dal percorso affidatario, care leavers, famiglie, comunità di accoglienza, operatori del settore). Tale azione viene perseguita in modo da poter offrire alle amministrazioni coinvolte informazioni utili per orientare interventi sulle politiche dell’affido. 

II - Educazione

Azioni 8, 10 ed 11 - Valorizzazione della socializzazione degli adolescenti, pari opportunità ed isolamento sociale
L’azione 8 “Potenziamento della comunità educante sul territorio nazionale per la valorizzazione della socializzazione degli adolescenti” mira a rafforzare le esperienze di sensibilizzazione già esistenti sul territorio, introducendo un’attività con lo scopo di promuovere, specialmente nelle periferie,  le competenze e il protagonismo dei giovani stessi, per contrastare la solitudine e il rischio di ritiro sociale, l’isolamento e le forme di emarginazione.

L’azione vuole potenziare le esperienze virtuose su tutto il territorio, attraverso la promozione di progetti scolastici di educazione “tra pari” e la formazione dei formatori. A tal proposito, le alleanze tra scuola, ambiti territoriali sociali, Comuni ed enti del Terzo settore possono rappresentare elementi chiave.

L’azione 10 “Promozione della cultura delle pari opportunità fra adolescenti e preadolescenti per contrastare la violenza maschile sulle donne” è volta alla promozione della cultura delle pari opportunità, attraverso la realizzazione di percorsi didattici, formativi e di orientamento per studentesse e studenti nei curricula scolastici della scuola secondaria di I e II grado. Il fine ultimo è quello di aumentare la consapevolezza dell’importanza del principio di uguaglianza nelle relazioni tra ragazzi e ragazze.

L’azione 11 “Attivazione di un sistema di monitoraggio per la prevenzione e il recupero di bambini e ragazzi dall’isolamento sociale” prevede l’attivazione di un sistema di monitoraggio per la prevenzione e il recupero di bambini e ragazzi dall’isolamento sociale, facendo così emergere il fenomeno nelle sue diverse forme e manifestazioni. L’azione intende, inoltre, rafforzare la consapevolezza da parte dei genitori sui rischi della navigazione online.

Concretamente, l’azione vuole la realizzazione di una ricerca finalizzata a conoscere il fenomeno dell’isolamento sociale tra i minorenni, anche attraverso l’individuazione di indicatori di rischio; la definizione di una progettualità nazionale per intervenire sul fenomeno; la promozione dell’adozione di protocolli a livello locale tra le famiglie, le reti dei servizi educativi e socio-sanitari, anche in coordinamento con i Piani sociali di zona degli ambiti territoriali sociali, che tengano conto dei risultati della ricerca; la promozione dell’utilizzo del bilancio di salute digitale (BSD) da parte dei pediatri di libera scelta.

Azione 9 - Promozione dell’educazione digitale sui fenomeni emergenti come sexting, morphing, doxing e sharenting 
Il sexting è l’atto di inviare fotografie e/o messaggi di testo sessuale espliciti, specialmente attraverso telefoni cellulari.

Il morphing è un effetto digitale per cui una forma, un oggetto, un volto si trasformano in un’altra forma, un altro oggetto o un altro volto, attraverso transizione fluida e realistica che potrebbe dar luogo, tra le altre cose, a immagini di pornografia minorile virtuale.

Il doxing è una pratica realizzata da un soggetto (c.d. doxer) che rende pubbliche, attraverso la condivisione su internet, delle informazioni riguardanti un’altra persona allo scopo di umiliarla, minacciarla o intimidirla.

Lo sharenting  è il fenomeno della condivisione online costante da parte dei genitori di contenuti che riguardano i propri figli (foto, video, ecografie, storie), nella maggior parte dei casi senza il loro consenso, perché troppo piccoli o non ancora così grandi da comprenderne le implicazioni, oppure perché il consenso non viene loro richiesto.

L’azione 9 “Promozione dell’educazione digitale sui fenomeni emergenti come sexting, morphing, doxing e sharenting”  è volta alla promozione dell’educazione digitale, con particolare attenzione ai fenomeni sopra descritti. In particolare, si propone di realizzare percorsi di sensibilizzazione e informazione in ambito scolastico rivolti ai ragazzi e alla comunità scolastica e di promuovere campagne informative sui nuovi fenomeni connessi all’uso e alla produzione di materiale di natura sessuale riguardante minorenni, mirate a informare operatori e professionisti della rete dei servizi.

Azione 12 - Realizzazione di un focus sui dati relativi al bullismo e al cyberbullismo
L’azione propone di creare un sistema di monitoraggio sui fenomeni di bullismo e cyberbullismo, attraverso l’approfondimento delle caratteristiche dei dati disponibili e la loro organizzazione sistematica, così da individuare eventuali gap informativi.

III - Salute

Azioni 13 e 14 - Promozione del benessere di bambini e ragazzi, prevenzione in materia di salute mentale e dipendenze da sostanze psicotrope
L’azione 13 “Promozione del benessere di bambini e ragazzi e prevenzione in materia di salute mentale” promuove il benessere di bambini e ragazzi, specialmente riguardo al tema della salute mentale e l’individuazione precoce del disagio mentale tra minorenni. La complessità del tema richiede un approccio integrato e che consideri le diverse fasi di intervento (prevenzione, presa in carico, accompagnamento, cura) e della necessaria collaborazione tra ambito familiare, sociale, educativo e sanitario. Si evidenzia inoltre il pericolo di sovradiagnosi, di ipercura e di una psichiatrizzazione precoce di bambini e adolescenti che stiano attraversando un momentaneo disagio esistenziale, spesso collegato a fasi fisiologiche della crescita.

Nello specifico, l’azione prevede: l’elaborazione di uno schema di protocollo utilizzabile a livello locale dagli attori che si occupano di salute mentale dei minorenni, la promozione e l’adozione dei protocolli a livello locale tra le famiglie, le reti dei servizi educativi e sociali e i servizi sanitari locali; e la promozione  dell’inserimento di una sezione dedicata alla salute mentale di bambini e adolescenti all’interno dei bilanci di salute effettuati da parte dei pediatri di libera scelta, al fine di rilevare i segnali precoci di autolesionismo, ideazione suicidaria e di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

L’azione 14 “Attivazione nei Centri per la famiglia di servizi dedicati alla prevenzione delle dipendenze da sostanze psicotrope che riguardano i minorenni” mira ad attivare nei Centri per la famiglia servizi informativi e di orientamento dedicati alla prevenzione delle dipendenze da sostanze psicotrope nei minorenni, sottolineando il ruolo fondamentale dell’educazione e consapevolezza. E’ fondamentale informare i minorenni e le famiglie sulle conseguenze dell’utilizzo di tali sostanze, sia che se ne faccia uso occasionale, sia assiduo.

Azioni 15 e 16 - Violenza agita, assistita e subita dai minorenni ed i bilanci di salute pediatrici
L’azione 15 “Progettazione di un ecosistema dati su violenza agita, assistita e subita dai minorenni” propone la progettazione e la costruzione di un ecosistema di dati sul tema della violenza subita, assistita ed agita dai minorenni volto, in particolare, a stimare la c.d. “zona grigia” (quella parte della violenza difficilmente codificabile in quanto non ancora conclamata, quella indefinibile ambiguità che già costituisce un segnale di allarme e che potrebbe sfociare in violenza esplicita) del fenomeno. E’ così promossa un’attività tecnico-scientifica di ricognizione e sistematizzazione delle fonti dati disponibili, sottolineandone le principali criticità.

L’azione 16 “Costruzione di un sistema di monitoraggio sul maltrattamento di minorenni attraverso i bilanci di salute pediatrici” propone di sviluppare un sistema di monitoraggio sui maltrattamenti dei minorenni basato sui bilanci di salute dei pediatri di libera scelta, con il coinvolgimento delle istituzioni competenti, quali, il Ministero della salute e delle Regioni, oltre agli ordini professionali e alle organizzazioni e associazioni di categoria.

Lo studio dei dati ricavati dall’analisi dei bilanci di salute pediatrici sosterrà il rilevamento di caratteri antropometrici e segnali di difficoltà di crescita, quali preventive fonti indirette di un potenziale maltrattamento e abuso.

Conclusione

In conclusione, il Sesto Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2025-2027 mira a tutelare in modo comprensivo i diritti dei bambini in Italia, riconoscendo l’importanza di un approccio integrato e multidisciplinare per affrontare le sfide legate al benessere dei minori, sia neonati, che adolescenti. Il Piano sottolinea inoltre l’importanza di un continuo monitoraggio e valutazione per garantire l’efficacia delle misure proposte e per il raggiungimento di una società più inclusiva ed attenta ai bisogni dei suoi giovani.

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minori / infanzia educazione salute Italia