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La Comunicazione del Relatore Speciale AL ITA 6/2025 sull'attacco a colpi d'arma da fuoco contro la nave di ricerca e soccorso Ocean Viking da parte della Guardia Costiera libica, e la risposta del Governo italiano

Questo articolo esamina la Comunicazione congiunta AL ITA 6/2025 e la risposta dell'Italia alle accuse riguardanti l'attacco dell'agosto 2025 all'Ocean Viking da parte della Guardia Costiera libica
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Sommario

  • Comunicazione congiunta AL ITA 6/2025 del 15 ottobre 2025
  • L'incidente del 24 agosto 2025
  • Principali preoccupazioni e richieste
  • La risposta dell'Italia
  • Osservazioni conclusive

Comunicazione congiunta AL ITA 6/2025 del 15 ottobre 2025

Il 15 ottobre 2025, la Missione Permanente d'Italia presso le Nazioni Unite a Ginevra ha ricevuto una comunicazione congiunta (AL ITA 6/2025) da parte di Mary Lawlor, Relatrice Speciale (RS) sulla situazione dei difensori dei diritti umani, Gehad Madi, RS sui diritti umani dei migranti, e Siobhan Mullally, RS sulla tratta di persone, in particolare donne e bambini.

La Comunicazione congiunta faceva riferimento a informazioni riguardanti il presunto attacco a colpi d'arma da fuoco del 24 agosto 2025 da parte della Guardia Costiera libica contro la nave di ricerca e soccorso Ocean Viking. Dal 2019, questa nave è gestita da SOS Méditerranée, un'organizzazione umanitaria internazionale impegnata nelle operazioni di soccorso marittimo nel Mediterraneo centrale dal 2016. In una precedente comunicazione (AL ITA 4/2024 del 31 maggio 2024 — cfr. Annuario 2024), gli esperti delle Nazioni Unite avevano sollevato accuse di restrizioni e interferenze nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Da allora e fino al maggio 2025, l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) aveva registrato 1.873 morti e sparizioni di migranti lungo la rotta del Mediterraneo centrale. I RS sottolineano che l'OIM aveva precedentemente richiamato l'attenzione sulle limitazioni delle capacità di soccorso marittimo e sui vincoli imposti alle organizzazioni non governative come fattore determinante che ha reso questa rotta la più letale per i migranti. La Comunicazione 6/2025 ha inoltre rilevato che Libia e Italia hanno sottoscritto un Memorandum d'Intesa (MoU) relativo alla cooperazione nel contrasto all'immigrazione illegale, alla tratta di esseri umani e al traffico di migranti, nonché al rafforzamento della sicurezza delle frontiere, tra le altre materie.

L'incidente del 24 agosto 2025

La comunicazione ha quindi ricostruito nei dettagli l'incidente del 24 agosto 2025. Alle ore 2:09, l'Ocean Viking ha recuperato 47 persone in acque internazionali che necessitavano di assistenza all'interno della Regione di Ricerca e Soccorso libica del Mediterraneo centrale. Il salvataggio sarebbe stato condotto mantenendo aggiornate tutte le autorità marittime competenti nel corso dell'intera operazione. Marina di Carrara, un porto a circa tre giorni e mezzo di navigazione, è stata designata dal Centro italiano di coordinamento del soccorso marittimo (IMRCC) come porto sicuro per lo sbarco. Le autorità italiane hanno quindi autorizzato l'Ocean Viking a effettuare il salvataggio di ulteriori 40 persone in pericolo in mare, nonché di una terza imbarcazione in difficoltà nel Mediterraneo centrale, con conseguente deviazione dalla rotta.

Alle ore 14:45 dello stesso giorno, l'Ocean Viking ha avvistato un'imbarcazione in avvicinamento e ha stabilito un contatto radio. Il natante è stato identificato come Houn 664, una nave pattuglia libica di classe Corrubia della Guardia Costiera, donata dall'Italia alle autorità libiche nel 2023 nell'ambito del programma dell'Unione Europea di Supporto alla Gestione Integrata delle Frontiere e delle Migrazioni in Libia (SIBMMIL), in collaborazione con il Ministero dell'Interno italiano. La Guardia Costiera libica avrebbe intimato all'Ocean Viking di "dirigersi a nord", alla quale l'Ocean Viking ha risposto di essere impegnata in una missione di soccorso. Poco dopo, l'Ocean Viking ha modificato la propria rotta verso nord e la Guardia Costiera libica ha aperto il fuoco contro di essa, secondo quanto riferito senza alcun preavviso. L'Ocean Viking ha informato l'IMRCC della situazione e ne ha richiesto l'intervento presso le autorità di Tripoli. Mentre le sparatorie continuavano, l'Ocean Viking ha lanciato segnali di emergenza Mayday e ha continuato a informare l'IMRCC dell'evolversi della situazione, chiedendo nel contempo alla Guardia Costiera libica di cessare il fuoco mentre abbandonava l'area. La Guardia Costiera libica ha minacciato di intensificare il fuoco, una minaccia poi reiterata nonostante le comunicazioni dell'Ocean Viking in arabo e in inglese. L'IMRCC ha informato l'equipaggio dell'Ocean Viking di non essere in contatto con le autorità di Tripoli e ha suggerito di contattare lo Stato di bandiera della nave (Norvegia). La Guardia Costiera libica non aveva cessato il fuoco e continuava a minacciare l'Ocean Viking e il suo equipaggio con atti di violenza e con l'affondamento del natante. Alla fine, la nave della Guardia Costiera si è allontanata dirigendosi verso sud. La nave umanitaria ha riportato ingenti danni alla struttura esterna e alle attrezzature, nonché oltre 100 fori di proiettile.

A seguito dell'attacco, l'IMRCC è stato informato della partenza della Guardia Costiera libica e dell'intenzione dell'Ocean Viking di procedere verso il porto di Marina di Carrara. L'Ocean Viking ha anche notificato gli eventi all'Operazione NATO Sea Guardian, richiedendo una scorta protettiva, alla quale è stato indicato di comunicare con la Marina Militare italiana, tentativo risultato infruttuoso. Anche l'Operazione EUNAVFOR MED è stata contattata, senza esito. Infine, l'Ocean Viking ha nuovamente contattato l'IMRCC, comunicando i danni subiti e chiedendo un porto di sbarco più vicino per le persone soccorse a bordo. Il porto di Augusta è stato designato come luogo di sbarco sicuro, avvenuto nella sera del 25 agosto 2025. Non si è trattato del primo attacco all'Ocean Viking da parte della Guardia Costiera libica: un episodio analogo si era già verificato nel luglio 2023.

Principali preoccupazioni e richieste

I RS esprimono la propria preoccupazione per il presunto attacco all'Ocean Viking, manifestando apprensione circa la possibilità che l'attacco costituisse un tentativo deliberato di ostacolare le attività di soccorso della nave e il suo possibile collegamento con gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dalle autorità libiche. I RS hanno inoltre richiamato le segnalazioni di diversi organi delle Nazioni Unite riguardanti le violazioni estese e sistematiche nei confronti dei migranti in Libia, nonché le loro raccomandazioni finalizzate a valutare o interrompere la cooperazione con le autorità libiche responsabili di tali abusi.

I RS hanno richiesto chiarimenti sui seguenti punti:

  1. Qualsiasi informazione o commento disponibile in relazione alle suddette accuse.
  2. Se sia stata avviata o meno un'indagine riguardante lo specifico attacco all'Ocean Viking.
  3. Se l'assistenza dell'Italia alla Guardia Costiera libica e ad altri organi nell'ambito del MoU del 2017 fosse coerente con gli obblighi dell'Italia ai sensi del diritto internazionale.
  4. Se esistessero, nell'ambito del MoU, salvaguardie per la protezione di migranti, rifugiati e richiedenti asilo.
  5. Quali misure le autorità italiane abbiano adottato per dare attuazione alle raccomandazioni formulate dalla Missione indipendente di accertamento dei fatti sulla Libia precedentemente istituita.

La risposta dell'Italia alla Comunicazione AL ITA 6/2025 (16 dicembre 2025)

La risposta dell'Italia alla Comunicazione congiunta dei RS, trasmessa nel dicembre 2025, ha affrontato il quadro giuridico delle operazioni di ricerca e soccorso (SAR) in mare, codificato dalla Convenzione internazionale sulla SAR marittima del 1979. La Convenzione stabilisce che gli Stati sono responsabili della designazione delle proprie aree operative per la supervisione delle missioni marittime di SAR. L'organo italiano preposto alla supervisione delle operazioni nella zona SAR italiana è l'IMRCC, che collabora con i Centri di coordinamento del soccorso marittimo (MRCC) di altri Stati al fine di coordinare le operazioni di soccorso, in quanto l'Italia non copre l'intero Mediterraneo centrale e condivide la responsabilità con altri Stati costieri.

In relazione al caso specificato nella Comunicazione congiunta dei RS, l'Italia ha sostenuto che nessuna delle sue autorità era coinvolta nell'incidente, poiché questo si è verificato in acque internazionali all'interno dell'Area di ricerca e soccorso della Libia. La risposta italiana sottolinea che l'IMRCC non stava supervisionando le operazioni di soccorso dell'Ocean Viking e che, pertanto, la nave umanitaria operava in modo autonomo nel soccorso delle persone che necessitavano di assistenza. L'Ocean Viking ha in seguito richiesto un Luogo sicuro (POS), che è stato successivamente designato dall'Italia. La risposta ha poi precisato che l'IMRCC non aveva chiesto all'Ocean Viking di modificare la propria rotta e di dirigersi verso "un altro evento di emergenza", e che aveva ricevuto dalla nave esclusivamente una comunicazione di richiesta di autorizzazione a ritardare l'arrivo al POS. L'Italia ha quindi dichiarato che, a seguito della notifica relativa all'attacco a colpi d'arma da fuoco subìto dalla nave, l'IMRCC aveva contattato gli MRCC competenti per quell'area e la Norvegia, Stato di bandiera del natante. Poiché il presunto attacco si era verificato nella Regione di ricerca e soccorso libica, non è stata avviata alcuna indagine amministrativa formale sulla vicenda. La Procura della Repubblica di Siracusa ha tuttavia aperto un'indagine giudiziaria, ma ciò è avvenuto per autonoma decisione dell'organo giudiziario, sul quale il potere esecutivo non esercita alcuna autorità né possiede il potere di intervenire.

La risposta italiana ha quindi indicato che il MoU del 2017 tra Italia e Libia è orientato al contrasto della tratta di esseri umani e prevede supporto tecnico in materia di sorveglianza delle frontiere, operazioni marittime di ricerca e soccorso. Tutte le attività rientrano nell'ambito del progetto dell'UE di Supporto alla Gestione Integrata delle Frontiere e delle Migrazioni in Libia (SIBMMIL), Fase I e Fase II, finanziato dall'Unione Europea attraverso il Fondo fiduciario per l'Africa e lo strumento finanziario NDICI, sotto la supervisione del Ministero dell'Interno. I trasferimenti di imbarcazioni alle autorità libiche nell'ambito dell'attuazione del Progetto SIBMMIL sono stati disciplinati da specifici MoU bilaterali tra Italia e Libia, adottati nel 2022, 2023 e 2025. La risposta delinea la responsabilità delle autorità libiche nel rispettare gli standard internazionali dei diritti umani, il diritto internazionale e le politiche dell'UE nell'utilizzo delle imbarcazioni trasferite nell'ambito dei suddetti memoranda bilaterali. L'Italia ha dichiarato che le attrezzature trasferite alla Libia devono essere impiegate esclusivamente per la sicurezza della navigazione, la sorveglianza marittima ai fini della ricerca e del soccorso, il contrasto al trasporto illegale di migranti e alla tratta di esseri umani, nonché per la salvaguardia della vita umana in mare.

La risposta si conclude indicando che l'Ambasciata italiana a Tripoli e la Delegazione UE erano in contatto con le autorità libiche in relazione agli accordi summenzionati. L'Italia ha inoltre ribadito il proprio sostegno alle iniziative a favore di migranti e rifugiati in Libia condotte da organizzazioni internazionali quali l'OIM e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. La risposta italiana si conclude con il rigetto di qualsiasi responsabilità per "un evento verificatosi al di fuori della propria Regione di ricerca e soccorso e senza il coinvolgimento di alcuna persona che agisse sotto il controllo delle autorità italiane". Infine, l'Italia ha ribadito il proprio impegno a collaborare con le Procedure Speciali delle Nazioni Unite.

Osservazioni conclusive

La risposta dell'Italia evita in larga misura di assumersi responsabilità in relazione agli eventi descritti nella comunicazione dei RS e prende le distanze dall'incidente. La risposta entra nel dettaglio della cooperazione dell'Italia con le autorità libiche attraverso diversi quadri istituzionali, e rimanda agli obblighi della Libia nell'ambito di tali accordi. Tuttavia, non vengono descritti meccanismi concreti per garantire e monitorare il rispetto da parte della Libia dei propri impegni, nonostante la storia di sistematici abusi da parte della Guardia Costiera libica richiamata dalla Comunicazione dei RS.

La risposta è considerevolmente procedurale e legalistico-formale, e omette di riconoscere i concreti rischi per i diritti umani affrontati dall'equipaggio e dalle persone soccorse durante l'incidente, nonché il carattere ripetitivo degli attacchi. Pur ribadendo il proprio impegno nei confronti dei meccanismi ONU e dei principi dei diritti umani, l'Italia non affronta la responsabilità indiretta che potrebbe derivare dal supporto, dalla formazione e dalla fornitura di imbarcazioni alla Guardia Costiera libica nell'ambito del SIBMMIL, con il conseguente rafforzamento di soggetti che hanno ripetutamente commesso violazioni dei diritti umani. Sebbene la risposta italiana sia coerente con il diritto internazionale del mare, il suo linguaggio risulta vago e talora sembra attribuire all'Ocean Viking la responsabilità dell'attacco subìto.

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