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Rapporto Liberties 2026: la situazione dello stato di diritto in Italia

Civil Liberties Union for Europe ha recentemente pubblicato il suo rapporto 2026 sullo stato di diritto riguardante la situazione dello stato di diritto nell’Unione Europea nel 2025.
Rapporto Liberties 2026 sullo stato di diritto
© Liberties

Sommario

  • Introduzione
  • Italia: quadro generale
  • Sistema giudiziario
  • Sistema anticorruzione
  • Libertà dei media
  • Equilibrio tra i poteri (“pesi e contrappesi”)
  • Conclusione

Introduzione

Il rapporto sullo stato di diritto 2026 pubblicato da Liberties mira a fornire alla Commissione Europea un’analisi indipendente e accurata dello stato dello stato di diritto in 22 Stati Membri dell’Unione Europea. Il rapporto si concentra sui seguenti ambiti: sistema giudiziario, quadro normativo anticorruzione, libertà dei media ed equilibrio tra i poteri (“pesi e contrappesi”). Tra i 22 Stati analizzati nel rapporto figura l’Italia.

Italia: quadro generale

L’analisi, condotta da Liberties con la collaborazione di Italian Coalition for Civil Liberties and Rights (CILD), Antigone, Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa (OBCT) e StraLi (STRAtegic LItigation) evidenzia la lenta erosione dello stato di diritto e dello spazio civico in Italia verificatasi dall’insediamento di Giorgia Meloni come Primo Ministro nel 2022. Al centro di questa tendenza di deterioramento vi è il crescente processo di criminalizzazione, che ha raggiunto il suo apice con il Decreto Sicurezza, prendendo di mira e mettendo a tacere attivisti e minoranze. Inoltre, le politiche migratorie sono diventate più restrittive, nonostante siano state spesso contestate dai tribunali. Le operazioni di ricerca e soccorso (SAR) sono state gravemente compromesse da queste misure, che hanno causato un aumento del numero di morti nel Mediterraneo.

Altri motivi di preoccupazione sono stati il caso Almasri e la minaccia al giornalismo libero, di cui è un esempio emblematico l’attentato contro il giornalista di “Report” Sigfrido Ranucci.

Nel 2025 il governo italiano ha rafforzato le istituzioni e ridotto le responsabilità dei funzionari pubblici, d’altra parte ha però represso le opinioni di dissenso e intensificato le pressioni politiche sui magistrati. 

Dal 2022 la società civile e le organizzazioni internazionali hanno espresso crescenti preoccupazioni riguardo a un progressivo indebolimento dello stato di diritto e a una riduzione dello spazio civico, caratterizzata da una maggiore repressione del dissenso. Secondo Liberties, se riconosciuti a livello UE, questi sviluppi potrebbero potenzialmente attivare i meccanismi previsti dall’Articolo 7, comma 1, del Trattato di Maastricht. Il rapporto sottolinea inoltre le difficoltà dell’Italia nel conformarsi al diritto dell’UE, come dimostrano le 69 procedure di infrazione e i ritardi nell’attuazione di direttive fondamentali, comprese quelle relative alla libertà dei media. 

Sistema giudiziario

Nell’analisi del sistema giudiziario italiano si evidenziano sia progressi limitati sia persistenti sfide strutturali.

Nonostante l’assunzione di nuovi giudici e funzionari, la mancanza di misure volte a garantire la stabilità dei posti di lavoro per il personale assunto nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) suscita serie preoccupazioni: se i contratti non venissero rinnovati, i recenti miglioramenti nell’efficienza giudiziaria potrebbero andare persi. 

Ulteriori difficoltà incidono sull’efficienza dei procedimenti: il sistema digitale di gestione dei fascicoli per i tribunali penali risente in modo significativo di persistenti carenze tecniche, quali la perdita di dati e i malfunzionamenti, che hanno causato ritardi e costretto i pubblici ministeri a ripetere alcune fasi procedurali. I ripetuti ritardi nella sua piena attuazione, insieme alle deroghe temporanee introdotte nel 2025, rischiano di creare disparità territoriali e di compromettere la coerenza complessiva della riforma.

Sono evidenti carenze strutturali anche nell’organizzazione dei tribunali di primo grado: la garanzia di una durata ragionevole dei procedimenti è compromessa da problemi sistemici, formazione inadeguata e carenza di personale. Inoltre, l’equilibrio istituzionale e l’indipendenza della tutela giudiziaria sono a rischio, anche a causa delle riforme in materia di responsabilità giudiziaria che propongono un ampliamento del ruolo del potere esecutivo. Liberties ha inoltre esaminato una riforma costituzionale, approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025, volta alla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri. La riforma è stata poi oggetto del referendum confermativo di marzo 2026, in cui la maggioranza dell’elettorato ha votato “no”. La riforma ha sollevato preoccupazioni e critiche riguardo a possibili aumenti dell’influenza politica sul sistema giudiziario, in particolare in un contesto di tensioni tra la magistratura e il governo. 

Un’altra situazione critica segnalata da Liberties riguarda il sistema penitenziario. Le carceri italiane sono fortemente sovraffollate, un problema che lo Stato italiano non è riuscito a risolvere attraverso le riforme, tra cui il “Decreto Carceri” (Decreto-Legge n. 92 del 2024), che si è rivelato inefficace.

A seguito dell’adozione del “Decreto Caivano”, volto ad ampliare il ricorso alla custodia cautelare e a ridurre le misure alternative, la situazione nelle carceri minorili è peggiorata, con un aumento significativo (oltre il 44%) del numero di minori e giovani adulti detenuti (circa 568 giovani al 15 dicembre 2025, con un picco di 611 detenuti nel marzo 2025).

La situazione attuale suscita preoccupazioni circa la capacità riabilitativa del sistema; infatti, l’Italia è stata più volte condannata dalla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) per violazioni relative alle condizioni di detenzione.

Complessivamente, il rapporto di Liberties descrive un sistema giudiziario alle prese con gravi problemi strutturali e operativi: inefficienze e carenze persistenti stanno compromettendo il funzionamento del sistema.

Quadro normativo anticorruzione

Secondo Liberties, il quadro normativo anticorruzione italiano mostra segni sia di progresso che di regressione, tendendo complessivamente a un graduale indebolimento. 

Nel 2024 l’Italia ha ottenuto un punteggio di 54/100 nell’Indice di Percezione della Corruzione di Transparency International, scendendo di dieci posizioni, il che indica un rallentamento dei progressi registrati in precedenza. Questa tendenza è legata alla riduzione delle garanzie e all’abolizione del reato di abuso d’ufficio, che indeboliscono la capacità del sistema di prevenire influenze e pressioni indebite sul processo decisionale pubblico. 

Persistono preoccupazioni anche in materia di trasparenza nella gestione dei fondi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in parte a causa dell’accesso non uniforme ai dati pertinenti. Più in generale, l’Italia continua a registrare un ritardo rispetto ad altri Paesi europei nella regolamentazione delle attività di lobbying e dei conflitti di interesse. Sebbene l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) costituisca un esempio positivo, in particolare nel rafforzamento della trasparenza degli appalti attraverso strumenti digitali, il suo potenziale è parzialmente limitato dalla complessità e dalla frammentazione del quadro normativo più ampio.

Sono stati registrati progressi limitati nell’attuazione delle raccomandazioni della Commissione Europea, con diverse iniziative rimaste in fase di stallo o indebolite durante l’iter legislativo. La riforma sui conflitti di interesse, attualmente in esame al Parlamento, è già stata indebolita da emendamenti che innalzano le soglie di incompatibilità, delegando al contempo ampi poteri al governo. In modo analogo, la proposta di regolamentazione delle attività di lobbying rischia di essere compromessa da esenzioni e incertezze istituzionali relative alla designazione dell’autorità di vigilanza, che ha sollevato preoccupazioni riguardo all’assegnazione di tale ruolo al Consiglio Nazionale per l’Economia e il Lavoro (CNEL).

I progressi in materia di trasparenza del finanziamento politico rimangono limitati: l’assenza di un registro pubblico unificato frammenta ulteriormente l’accesso alle informazioni, costringendo a fare affidamento su fonti dispersive e sul monitoraggio da parte della società civile.

Ulteriori lacune riguardano la tutela degli autori di segnalazioni, ambito in cui persistono ambiguità nel quadro giuridico e una limitata applicazione pratica, nonostante le linee guida emanate dall'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) e la mancanza di norme efficaci in materia di “porte girevoli”. Le attuali restrizioni sono deboli e non coprono adeguatamente le figure chiave, come i consulenti politici, lasciando spazio a rischi significativi di conflitti di interesse.

Questa tendenza all’indebolimento è confermata dai recenti sviluppi giudiziari. La Corte Costituzionale italiana ha confermato sia l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio sia la riforma restrittiva del reato di traffico di influenze illecite, riconoscendo le lacune nella protezione che ne derivano, ma rimettendosi alla discrezionalità del legislatore. Allo stesso tempo, la Corte ha sottolineato la necessità di un quadro normativo completo in materia di lobbying per distinguere chiaramente la legittima attività di advocacy dall’influenza illecita.

La riforma del 2025 della Corte dei Conti suscita ulteriori preoccupazioni, poiché limita la responsabilità dei funzionari pubblici e si basa su meccanismi di “silenzio assenso” negli appalti, oltre a limitare il risarcimento finanziario per i danni.

Nel complesso, sebbene alcuni meccanismi istituzionali rimangano attivi, la combinazione di riforme in fase di stallo, tutele giuridiche indebolite, persistenti carenze in materia di trasparenza e attuazione incompleta delle raccomandazioni chiave indica una graduale erosione del quadro anticorruzione italiano.

Libertà dei media

Il rapporto mette in evidenza un deterioramento del clima di libertà dei media in Italia nel 2025, caratterizzato da crescenti pressioni sui giornalisti e da carenze strutturali nel quadro normativo. In questo contesto teso, i giornalisti sono oggetto di attacchi legali e fisici e di campagne diffamatorie da parte di attori politici, volte a scoraggiare il giornalismo critico. Uno sviluppo particolarmente preoccupante è l’emergere di spyware e attività di sorveglianza dirette ai giornalisti che comportano gravi rischi sia per la libertà di stampa che per la sicurezza dei professionisti dei media.

L'Italia ha registrato scarsi progressi nell'allineamento del proprio quadro giuridico agli standard europei: non si è avuta un'attuazione efficace del Regolamento europeo sulla libertà dei media (EMFA), in particolare per quanto riguarda la tutela delle fonti giornalistiche (Articolo 4), né della direttiva Anti-SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation). Permangono questioni irrisolte, come il ricorso alle intercettazioni preventive, che destano preoccupazione per la loro mancanza di trasparenza e il potenziale impatto sul diritto alla difesa.

I media del servizio pubblico, in particolare la RAI, continuano ad affrontare sfide significative: la loro indipendenza è minacciata dalle interferenze politiche e dalle scelte finanziarie. 

I tentativi di riformare il sistema non hanno finora avuto esito positivo, lasciando l’Italia in una situazione di non conformità con l’Articolo 5 dell’EMFA in materia di indipendenza finanziaria. Sebbene le riforme proposte mirino a limitare le riduzioni del canone, tali misure di salvaguardia sono insufficienti. Inoltre, la riduzione introdotta dalla legge di bilancio 2026 indebolisce ulteriormente la posizione finanziaria della RAI e la sua capacità di adempiere al proprio ruolo di servizio pubblico.

Liberties ha inoltre individuato diverse lacune nella valutazione della Commissione europea. Vi sono preoccupazioni riguardo alla concentrazione dei media, in particolare in relazione a potenziali acquisizioni che coinvolgono grandi gruppi mediatici che potrebbero compromettere il pluralismo e l’indipendenza editoriale.

Durante la campagna referendaria del 2025, le organizzazioni della società civile hanno segnalato una copertura mediatica limitata e presunte forme di censura sulla RAI e un incitamento all’astensione da parte degli attori politici. Nonostante l’intervento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), l’affluenza alle urne è rimasta bassa (30,6%) e nessuna delle proposte referendarie è stata approvata.

Una delle principali criticità emerse nel 2025 riguarda l’uso di spyware contro i giornalisti. Le indagini hanno rivelato che diverse persone, tra cui il giornalista Francesco Cancellato, sono state prese di mira dallo spyware Paragon (“Graphite”) e che casi simili hanno coinvolto altri giornalisti, come Ciro Pellegrino. Le autorità governative hanno mostrato scarsa disponibilità a indagare su questi fatti e gli organi di controllo parlamentari hanno negato qualsiasi responsabilità interna, evitando di prendere ulteriori provvedimenti. I procedimenti giudiziari in corso devono ancora chiarire la portata complessiva della sorveglianza.

Il rapporto descrive un panorama mediatico soggetto a crescenti pressioni, caratterizzato da tutele giuridiche insufficienti, iniziative di riforma limitate e minacce emergenti, quali le tecnologie di sorveglianza, che sollevano serie preoccupazioni riguardo al futuro della libertà di stampa in Italia.

Equilibrio tra i poteri (“pesi e contrappesi”)

Il rapporto descrive lo spazio civico in Italia come sempre più limitato e lo classifica come “ostruito”, collocando l’Italia a un livello paragonabile a quello dell’Ungheria. Le organizzazioni della società civile (OSC) hanno individuato tre fattori principali alla base di questa tendenza: l’adozione di una legislazione orientata alla sicurezza, la crescente criminalizzazione delle proteste e l’uso di spyware e altre forme di intimidazione nei confronti di giornalisti e attivisti.

Nonostante gli obblighi internazionali di lunga data, l’assenza di un’istituzione nazionale per i diritti umani (NHRI) rimane la lacuna istituzionale più significativa. Infatti, i recenti passi compiuti verso l’istituzione di un meccanismo di monitoraggio sono legati all’attuazione del Patto UE sulla migrazione e l’asilo e non a un impegno più ampio a favore della tutela dei diritti umani. Il governo italiano ha proposto di assegnare questo ruolo al Garante per la protezione dei dati personali, supportato da finanziamenti e risorse aggiuntive. Tuttavia, questa soluzione ha sollevato preoccupazioni tra le organizzazioni della società civile sia per quanto riguarda la sua indipendenza sia per la sua idoneità, soprattutto perché oltrepassa organismi esistenti, come il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Recenti accuse di influenza politica all’interno della stessa Autorità hanno ulteriormente accentuato le preoccupazioni. Questa risposta è parziale e potenzialmente inadeguata e rischia di indebolire l’efficacia della supervisione dei diritti umani. 

L'analisi condotta da Liberties evidenzia inoltre la crescente criminalizzazione della solidarietà, che colpisce in particolare le organizzazioni di ricerca e soccorso (SAR) operanti nel Mediterraneo. Determinate misure legislative, tra cui il Decreto Piantedosi e il Decreto Flussi, hanno portato a fermi amministrativi e sanzioni pecuniarie nei confronti di ONG e mezzi aerei coinvolti in operazioni di monitoraggio nel Mar Mediterraneo. Queste misure sono state in alcuni casi sospese dai tribunali, ma il loro impatto complessivo ha fortemente ostacolato le attività di soccorso, rendendo le rotte migratorie più pericolose e bloccando le ONG nei porti per centinaia di giorni. 

Allo stesso tempo, è proseguita la cooperazione con la Guardia Costiera libica, anche attraverso il rinnovo del Memorandum d’intesa Italia-Libia, nonostante le documentate violazioni dei diritti umani. Inoltre, il controverso rimpatrio del generale libico Almasri in Libia, nonostante un mandato della Corte penale internazionale, ha sollevato ulteriori preoccupazioni circa il rispetto del diritto internazionale.

Congiuntamente è proseguita la cooperazione con la Guardia Costiera libica, anche attraverso il rinnovo del Memorandum d’intesa Italia-Libia, nonostante le violazioni dei diritti umani documentate. Inoltre, il discusso rimpatrio in Libia del generale libico Almasri, nonostante il mandato di arresto emesso dalla Corte Penale internazionale, ha sollevato ulteriori preoccupazioni riguardo al rispetto del diritto internazionale.

Le restrizioni allo spazio civico sono evidenti anche nella regolamentazione delle manifestazioni: l’adozione del Decreto Sicurezza del 2025 ha introdotto nuovi reati e sanzioni più severe nei confronti degli attivisti. Tali disposizioni sono già state applicate in diversi casi, tra cui quelli riguardanti lavoratori, manifestanti pro-Palestina, migranti e persino minori che hanno partecipato a manifestazioni, mettendo in luce una repressione sproporzionata e le ripercussioni che essa ha sulla partecipazione civica.

La mancanza di progressi nella tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+ riflette l’attuale situazione dei diritti fondamentali. Non si sono registrati progressi legislativi in materia di matrimonio tra persone dello stesso sesso o di leggi antidiscriminazione, nonostante le crescenti segnalazioni di violenze contro le persone LGBTQIA+. Parallelamente, le proposte volte a limitare l’educazione sessuale nelle scuole indicano una politica più ampia volta a rafforzare i modelli familiari tradizionali.

Le politiche migratorie hanno contribuito a loro volta alla limitazione dello spazio civico, in particolare attraverso la creazione di centri di detenzione in Albania. L’attuazione di questo modello è stata accompagnata da ricorsi legali, che hanno visto i tribunali nazionali e la Corte di Giustizia dell’Unione Europea esprimere perplessità circa la sua compatibilità con il diritto dell’UE e i diritti fondamentali. Il conflitto istituzionale è ancor più inasprito dalle tensioni in atto tra la magistratura e il governo, nonché dagli attacchi pubblici contro i giudici.

Liberties rileva anche altre questioni preoccupanti, tra cui i progetti relativi a una nuova legge sulla sicurezza che andrebbe ad aumentare le misure restrittive e, più in generale, l’ampio contesto politico che interessa le riforme istituzionali. Nel complesso, il rapporto descrive una contrazione continua e complessa dello spazio civico in Italia, determinata da sviluppi legislativi e politici che destano serie preoccupazioni per la partecipazione democratica e la tutela dei diritti fondamentali.

Conclusione

Il rapporto di Liberties sullo stato di diritto evidenzia un quadro di pressioni graduali ma costanti su aspetti fondamentali dello Stato di diritto in Italia. Come dimostra l’analisi della situazione italiana in vari ambiti, numerosi sviluppi indicano carenze strutturali e, in alcuni casi, misure che rischiano di limitare la responsabilità e la partecipazione democratica.

Sebbene si possano individuare alcuni aspetti positivi, come l’attività delle autorità indipendenti, questi sono spesso controbilanciati da scelte legislative o politiche che sollevano timori in merito alla trasparenza, all’equilibrio istituzionale e alla tutela dei diritti fondamentali e contribuiscono a rendere il contesto istituzionale più complesso e fragile.

In questo contesto, Liberties afferma che l’Italia si trova in un momento critico e sottolinea la necessità di invertire le tendenze attuali e rafforzare il quadro dello stato di diritto, promuovendo una partecipazione democratica aperta e ripristinando un rapporto equilibrato tra sicurezza e tutela dei diritti.

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