Corte Penale Internazionale (CPI): udienze di conferma delle accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità rivolte a El Hishri
Tra il 19 e il 21 maggio 2026, presso la Corte Penale Internazionale all'Aja si sono svolte le prime udienze del caso contro l’ex generale libico Khaled Mohamed Ali El Hishri (anche noto come “Al Buti”), a seguito del suo arresto in Germania nel luglio del 2025 e la successiva consegna alla Corte. L’ex alto funzionario della milizia libica RADA (Forza Speciale di Deterrenza) è accusato di 17 capi d’accusa per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi tra il 2014 e il 2020 presso il complesso carcerario di Mitiga, nei pressi di Tripoli, dove si era guadagnato l’appellativo di “Angelo della morte”.
Le udienze si sono svolte davanti alla Camera Preliminare I (giudici Motoc, Alapini-Gansou e Flores Liera) e sono state dedicate alla verifica delle prove raccolte dall’Ufficio del procuratore, anche con la partecipazione dei rappresentanti delle 64 vittime finora ammesse al procedimento. Se la Camera Preliminare riterrà le prove sufficienti, l’accusato acquisirà lo statuto di imputato e il processo penale potrà aprirsi. Altre vittime potranno aggiungersi in tale fase. La decisione è attesa intorno al 20 luglio.
La prigione di Mitiga ha assunto un ruolo centrale nelle indagini sulle atrocità commesse in Libia in occasione della caduta del regime di Muhammar Gheddafi nel 2011. Nella prigione sono stati detenuti, tra l’altro, migliaia di rifugiati e migranti, inclusi coloro intercettati dalla guardia costiera libica nel quadro della cooperazione con l’Unione Europea. Nel suo World Report 2026, Human Rights Watch, parlando della Libia, ha documentato condizioni di grave sovraffollamento, scarsa igiene e diffuse violenze. Secondo la Procura della Corte Penale Internazionale, Mitiga non costituiva un mero luogo di detenzione, ma parte di un sistema di arresti arbitrari, sparizioni forzate, torture, violenze sessuali e abusi finalizzati a provocare aborti a seguito di stupri. In tale quadro si inseriscono le accuse nei confronti di Al Buti, che riguardano tortura, detenzione arbitraria, stupro, omicidio, riduzione in schiavitù e persecuzione.
L’arresto dell’ex generale libico da parte della Germania rappresenta un importante segnale di cooperazione con la CPI. Come è noto, la CPI non può svolgere processi senza la presenza fisica in aula dell’imputato.
Il dibattito sugli obblighi internazionali di cooperazione degli Stati con la Corte è stato riacceso dal caso italiano del gennaio 2025, quando le autorità italiane arrestarono e successivamente liberarono e rimpatriarono in Libia il generale Osama Elmasry (o Almasri) Njeem, anch’egli accusato di avere gestito la prigione di Mitiga e destinatario di un mandato di arresto della CPI. Tale vicenda ha successivamente portato, nell’aprile 2026, al deferimento dell’Italia all’Assemblea degli Stati Parte per presunta violazione degli obblighi di cooperazione previsti dallo Statuto di Roma.
La Libia, pur non essendo parte dello Statuto di Roma, è tenuta a cooperare con la CPI in virtù della risoluzione del 1970 (2011) del Consiglio di Sicurezza che deferiva la situazione libica alla Corte, nonché della decisione dello Stato di accettare la giurisdizione della Corte per il periodo 2011-2027. Tuttavia, la cooperazione delle autorità nazionali è finora stata limitata e frammentaria, come emerso proprio in connessione con la vicenda di Elmasry, contro il quale non risulta aperta in Libia nessuna inchiesta né la calendarizzazione di un giudizio.
La Corte penale ha potuto avviare il procedimento a carico di El Hishri grazie alla collaborazione delle autorità tedesche, che hanno arrestato e consegnato all’Aia il sospettato. La vicenda aumenta il rammarico per la mancata disponibilità a collaborare dimostrata dalle autorità italiane in circostanze del tutto analoghe.