Visita del Relatore Speciale ONU sui difensori dell’ambiente, Michel Forst, in Italia
A fine marzo 2026, Michel Forst, Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui difensori dell’ambiente, è stato in visita non ufficiale in Italia. L’invito è partito dalle organizzazioni “A Sud” e dalla rete “In Difesa Di”, con l'obiettivo di accendere i riflettori su una tendenza che sta preoccupando gli osservatori internazionali: la crescente pressione legale e giudiziaria su chi si batte per la tutela del pianeta.
Forst opera nell’ambito della Convenzione di Aarhus, un trattato internazionale che garantisce il diritto dei cittadini a partecipare ai processi decisionali in materia ambientale. Il suo è un mandato specifico e pionieristico: ha il compito di indagare su minacce e violazioni dei diritti ai danni dei difensori ambientali, offrendo al contempo un meccanismo di intervento rapido per proteggere chiunque subisca ritorsioni o minacce a causa del proprio impegno civico.
La sua presenza in Italia non è stata casuale. Forst ha voluto ascoltare direttamente le voci di attivisti e comunità locali, riscontrando un clima di forte apprensione. Al centro del dibattito, la trasformazione del dissenso ambientale in una questione di ordine pubblico anziché di confronto democratico. Durante la sua permanenza, il Relatore ONU ha espresso profonda preoccupazione per il quadro normativo italiano. Negli ultimi anni, l’introduzione di provvedimenti specifici ha segnato un netto inasprimento delle sanzioni. Il cosiddetto decreto "ecovandali" prima, e i successivi decreti sicurezza, hanno istituito nuovi reati e aggravato le pene per forme di protesta non violente.
Forst ha sottolineato come l’uso di sanzioni amministrative sproporzionate e la classificazione di azioni dimostrative come delitti stiano portando a una sistematica criminalizzazione dell’ecoattivismo. Questo approccio non solo colpisce i singoli individui, ma ha anche un "effetto raggelante" (chilling effect) sull'intera società civile, scoraggiando la partecipazione pubblica proprio in un momento storico in cui la crisi climatica richiederebbe, al contrario, il massimo coinvolgimento dei cittadini.
L’Italia, purtroppo, non è un caso isolato, ma si inserisce in una tendenza globale sempre più violenta. Secondo l’ultimo rapporto di Global Witness, nel solo 2024 almeno 146 difensori della terra e dell’ambiente sono stati uccisi o fatti sparire nel mondo. Dal 2012 a oggi, l’ONG ha documentato 2.253 omicidi di persone coinvolte in lotte per l’ambiente, una cifra drammatica che rappresenta solo la punta dell’iceberg del fenomeno.
Sebbene in Europa non si registrino numeri simili a quelli di altre parti del mondo in termini di omicidi, la strategia di silenziamento non è meno intensa, e passa attraverso la produzione legislativa. Molti Paesi europei hanno adottato norme ad hoc per limitare l'azione dei movimenti climatici. La visita di Michel Forst serve a ricordare che la salute della nostra democrazia è strettamente legata alla libertà di chi difende il nostro ecosistema: senza difensori del clima non c'è giustizia climatica, e senza giustizia climatica il futuro di tutti è a rischio.
L'appello del Relatore ONU, quindi, è chiaro: è necessario invertire la rotta, riconoscendo il valore sociale dell'attivismo ambientale e garantendo che chiunque scelga di proteggere i beni comuni possa farlo senza timore di ritorsioni istituzionali.