Libertà di stampa

Media Freedom Rapid Response (MFRR): il nuovo rapporto sull'Italia esprime preoccupazione per l'imparzialità dei media

Media Freedom Rapid Response (MFRR): il nuovo rapporto sull'Italia esprime preoccupazione per l'imparzialità dei media
© picture alliance | ipa-agency | Matteo Nardone

Il consorzio Media Freedom Rapid Response (MFRR) ha pubblicato il suo rapporto di missione intitolato “Crescente pressione politica su Rai, preoccupazioni per il pluralismo dei media e aumento delle molestie legali e delle minacce digitali”. Basandosi su una missione conoscitiva condotta a Roma nel marzo 2026, l'analisi esamina lo stato della libertà di stampa in Italia. Il rapporto evidenzia che l'Italia continua a percorrere una traiettoria negativa, caratterizzata da una sistematica erosione della libertà dei media in diverse aree critiche, tra cui la governance del servizio pubblico radiotelevisivo, la concentrazione del mercato dei media, le intimidazioni legali, la sicurezza fisica e la sorveglianza digitale.

Il rapporto attribuisce grande importanza enfasi sulla persistente interferenza politica all'interno dell'emittente di servizio pubblico italiana, Radiotelevisione Italiana (Rai) che non rispetta gli standard dell'European Media Freedom Act (EMFA), entrato pienamente in vigore nell'agosto 2025. Le procedure di nomina del consiglio di amministrazione rimangono fortemente legate alle maggioranze politiche piuttosto che a criteri oggettivi e indipendenti. Le tensioni sulla governance hanno innescato una situazione di stallo politico durata due anni nella Commissione parlamentare di vigilanza su Rai, culminata nelle dimissioni del presidente e dei membri della commissione nel luglio 2026, in segno di protesta contro il controllo esecutivo.

Al centro del dibattito sulla governance di Rai c'è una proposta di legge di riforma attualmente in discussione al Parlamento italiano. Sebbene il disegno di legge miri a eliminare le nomine dirette dei dirigenti nel Consiglio di Amministrazione, propone di abbassare il quorum necessario per le votazioni da una maggioranza qualificata di tre quarti a una maggioranza assoluta dopo i primi turni di votazione. Critici e analisti di MFRR avvertono che questa modifica consentirebbe di fatto alla coalizione politica di governo di consolidare il proprio controllo sulle posizioni chiave della dirigenza senza rispettare gli standard dell'articolo 5 dell'EMFA in materia di criteri di selezione indipendenti, trasparenti e obiettivi.

Il rapporto rileva che il panorama mediatico italiano rimane dominato da interessi privati ​​concentrati e fortemente legati alla politica., mentre i registri pubblici dei media tenuti dall'autorità di regolamentazione delle comunicazioni (AGCOM) mancano ancora della piena trasparenza pubblica richiesta dall'articolo 6 dell'EMFA.

Le molestie legali rimangano una minaccia pervasiva per il giornalismo indipendente nel paese. Sicurezza fisica rimane inoltre minacciato, con oltre 110 attacchi verbali, 36 aggressioni fisiche e azioni violente mirate, come l'esplosione di un'auto contro il giornalista della Rai Sigfrido Ranucci. In ambito digitale, il rapporto lancia l'allarme sulla sorveglianza statale e sull'impiego di spyware di livello militare come Graphite contro giornalisti investigativi e redattori, mettendo in luce lacune sistemiche nella protezione delle fonti e nella responsabilità dello Stato.

In conclusione, nonostante le allarmanti tendenze globali e la regressione strutturale in Italia – che hanno portato il V-Dem Institute a definire il Paese un "autocratizing country" – il rapporto delinea percorsi concreti per il futuro. Il MFRR invita le autorità italiane a riformare urgentemente la governance della Rai in linea con l'EMFA, ad estendere pienamente le tutele anti-SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation - indica l'insieme delle tutele legali nate per proteggere giornalisti, attivisti e cittadini dalle cosiddette "cause bavaglio" o querele temerarie) ai casi nazionali, a garantire la completa trasparenza della proprietà dei media e a istituire solide garanzie giudiziarie contro la sorveglianza digitale per tutelare gli standard democratici.

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